Sono le 4.18 di una notte qualsiasi in una strada qualunque di Londra. Siamo nel ventre del decadente Impero d’Occidente; il millennio è il terzo, l’era volgarissima, il lavoro fermo. Tutti riposano. Nella via la notte cupa è tagliata solo dall’arancio freddo dei lampioni, dal fruscio delle foglie morte; una lattina vuota rotola lenta come l’inverno. Ma sette persone diverse in sette stanze differenti non stanno dormendo. Contano come pecore i loro errori. Si domandano cosa sia la vita e cosa sarà di loro. Ognuno si preoccupa dei suoi problemi e non guarda fuori dalla finestra perché i meteorologi hanno detto che non ci sarebbe stato nulla da vedere. Invece eccome se c’è, da osservare e da ascoltare: una tempesta colossale sta per squarciare il cielo nella catarsi pluviale di Let them eat chaos, opera che è sia un album che una raccolta di poesie, ma che è quasi anche un film, firmata da Kate Tempest, geniale poetessa/rapper londinese. La prima cosa a colpire di questa ragazza estremamente inglese (vero nome Kate Elizabeth Calvert) è la sua voce artistica, al tempo stesso classica e originale; universale, ma fortemente londinese. Con mano ferma e gusto d’altri tempi dipinge in pochi folgoranti versi i ritratti di sette umanità smarrite, unendo nel suo tratto letteratura, sociologia, politica.

Kate Tempest (Londra, 1985) è la giovane poetessa/rapper autrice di Let them eat chaos

Kate Tempest (Londra, 1985) è la giovane poetessa/rapper autrice di Let them eat chaos

Così, svegli alle 4:18 ci sono Jemma, che pensa alla donna che non è saputa diventare; Esther, infermiera appena tornata dal suo turno che crede l’Occidente perduto; Alicia, che sente la voce del compagno assassinato; Pete, ubriacone che vive in casa col padre e sta tornando dal pub; Bradley, PR di successo che si domanda se la vita sia reale; Zoe, che sta preparando gli scatoloni perché il quartiere è diventato trendy e le hanno triplicato l’affitto; e Pia, che dorme con una donna, ma pensa ad un’altra.

Attraverso la loro insonnia, la Tempest canta la sua generazione, la BoredOfItAllGeneration: sedata, ubriaca, dedita alla distrazione e ossessionata da pornografia e pubblicità, figlie della medesima brama. Bradley, il PR, va alle feste in cui la musica è così alta che per parlare con gli altri occorre abbaiare; poi torna a casa e guarda i video che ha fatto col cellulare e si domanda se quello che vede è successo davvero. La vita per questa generazione è solo qualcosa che succede, una vicenda come un’altra, al punto da domandarsi

 Lo so che sta succedendo, ma a chi sta succedendo?

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Le vite individuali sono svuotate del loro senso, rese futili e insignificanti. Un nuovo paio di scarpe è una notizia più importante dei massacri in medio Oriente; il gossip del mondo dello spettacolo più interessante degli scandali politici. A nessuno frega un cazzo degli altri, si ripete Esther l’infermiera, l’unica preoccupazione di tutti sembra essere che il traffico scorra. Per il resto occorre guadagnare e poi, come Pete l’ubriacone, spendere i soldi degli straordinari in alcol e droghe per dimenticare che non si sta vivendo la vita che si vorrebbe vivere. L’individualismo è spinto al punto che l’unica vittoria possibile è la sconfitta degli altri.

Massacri, massacri, massacri e scarpe nuove / bambini ghettizzati ammazzati alla luce del giorno

Da quelli pagati per proteggerli (…)

metà di una generazione che vive sotto la soglia di povertà / oh, ma c’è l’Happy hour in centro! Ragazzi, finalmente è venerdì sera! (…)

Inghilterra, Inghilterra! Il sangue dei miei antenati / E poi ti chiedi perché i ragazzi vogliono morire per la religione? (…)

Sviluppa, sviluppa, uccidi quel che incontri se ti minaccia / Nessun amore nella caccia al massimo profitto / Qui nella terra dove a nessuno frega un cazzo

Full english - Dale Lewis

Full english – Dale Lewis

Questa cieca corsa alla ricchezza travolge anche Londra, tra le capitali del Decadente Impero occidentale, sempre più popolata di nuovi ricchi, sempre più intercambiabile con le altre metropoli. Ogni anno nuovi quartieri ex popolari vengono interessati da nuovi investimenti che, in teoria a vantaggio dei residenti, fanno aumentare a dismisura gli affitti. È successo nei quartieri distrutti per il villaggio olimpico di Londra2012, a North Kensington (settentrione della colonia italiana di South Kensington) ed è il caso di Zoe, che sta riempiendo gli scatoloni di bigodini e vecchie lettere d’amore, che da giovane faceva festa in appartamenti abbandonati che oggi non si potrebbe permettere; non riconosce più il quartiere nel quale appaiono enoteche e catene commerciali con commessi belli e annoiati. Il padrone di casa, che non le ha mai aggiustato la doccia, ora le triplica l’affitto e lei dovrà andarsene.

Invaderò qualche altro quartiere /sorseggerò il caffè perfetto pensando: è proprio buono!

mentre gli indigeni digrignano i denti e borbottano: “Ecco che arriva un altro cazzone”

Gli "squatters" sono persone che occupano abusivamente edifici abbandonati

Gli “squatters” sono persone che occupano abusivamente edifici abbandonati

I quartieri si sfaldano, Londra da città diventa una fortezza per ricchi e così le Nazioni. Ogni cosa in dissoluzione, siamo tutti individui sempre più persi e sempre più soli. La giovane Pia ha rimorchiato in un locale Rose, che ora dorme nel suo letto, ma continua a pensare alla sua ex:

La ragazza si chiama Rose / ma Pia soffre d’amore per la sua Spina.

L’ha piantata l’estate scorsa, / e da allora, Pia non riesce più a scaldarsi.

L’ha portata, ficcata in un fianco, sin dal giorno in cui è nata / L’ha sognata e ne conosceva la forma

molto prima di incontrarla

e piena di rimpianti è anche la vita di Jemma, che ha passato la sua gioventù a bruciarsi con droghe e divertimenti e che ora si rende conto di ciò che non è stata

Voglio solo/ qualcuno così grande/ da fare di me /tutto quello che non sono

però gli unici che / ci sono per me / sono solo quelli che / non dovrebbero esserci

Il dolore universale è un riflesso di quello individuale? Le occasioni perdute singolarmente divengono collettive? No, probabilmente. La sofferenza agita la storia dell’umanità dal principio, ma quello che oggi non riusciamo più a fare è vederne la scintilla comune: è la comprensione di questo dolore gemello in ciascuno di noi a rendere possibile e necessaria l’umanità ed è la consapevolezza di un identico destino a forgiare comunità e Nazioni. Lo spaesamento della globalizzazione agisce sulla capacità di immaginare questo futuro e ci infrange in schegge di uno specchio rotto, incapaci di concorde visione. Ognuno per conto proprio, cerchiamo spiegazione alla nostra angoscia: è proprio da questo che occorre ripartire per scoprirci fratelli.

Non sarei mai diventata la persona che sono se non te fossi andato / è tutto collegato, vero? È tutto collegato

E anche se non riesco a capirlo bene, c’è un messaggio in ogni cosa
Si muore perché altri possano nascere / s’invecchia perché altri possano essere giovani

Il senso della vita è vivere, amare se si può / e poi andarsene.

Sitting Woman in a Green Blouse - Egon Schiele (1913)

Sitting Woman in a Green Blouse – Egon Schiele (1913)

La Tempest incrocia magistralmente le storie con la Storia; la BoredOfItAll Generation è persa, priva di riferimenti e ha bisogno di una tempesta per risvegliarsi. Forse il centro emotivo-politico di tutta l’opera è quella domanda nel cuore di Europe is lost, “E voi vi stupite che i ragazzini muoiono per la religione?”: in un mondo in cui non c’è più nulla, infatti, anche una la violenza fondamentalista è qualcosa, per quanto agghiacciante. Il potere è una nevrosi, il possesso – violento fantasma – è la sua somatizzazione. Il decadente impero d’Occidente conquista in tutto il mondo, uccide e consuma

Sono state le nostre navi a salpare / uccidere, depredare e indebolire

Sono stati i nostri scarponi a calpestare, i nostri tribunali a condannare

E sono state le nostre cazzo di banche a essere salvate / Siamo stati noi a voltarci cupi dall’altra parte

Snow Storm, Hannibal and his Army Crossing the Alps - J.M.W.Turner

Snow Storm, Hannibal and his Army Crossing the Alps – J.M.W.Turner

Cosa devo fare, si domanda la Tempest, per svegliarvi? Il mondo dorme e non vede cosa ci stanno facendo. Tutta la sua lunga canzone è l’urlo di una ragazza sveglia nel cuore della notte sotto la pioggia torrenziale di Londra. Il mondo muore, la vita accade adesso, eppure tutti paiono dormire. Non c’è amore e senza di quello non ci può essere fiducia né unione.

Credi che io e te siamo così diversi? / Ti perdi nei dettagli

Io e te, separati, siamo più facili da limitare / l’illusione è così completa che è impossibile metterla a fuoco

Il mito dell’individuo / ci ha lasciati disconnessi, persi e in uno stato pietoso.

I padroni del mondo ci vogliono divisi e nutrono ciò che ci allontana da amore e verità. Ma non ci sono buoni e cattivi: ci sono pozzanghere sparse su tutto il globo che evaporano, e i loro fumi si riuniscono nella tempesta che no, non è la tempesta della fine dei tempi, non ancora. Non basta neppure a svegliare chi sta dormendo; ma chi è già sveglio, chi già sa di star male, può vederla.


Europe is Lost – Kate Tempest

La My generation della Tempest non ha lieto fine. Piange nella pioggia e lo fa con una voce forte, lucida e tremenda al tempo stesso. Come i veri artisti, è precipitata nell’abisso che condividiamo e da lì sotto ha mosso le sue trame; lo stesso dolore riecheggia in tutti i nostri incubi. Cosa vogliamo fare? Non ci vorrebbe poi molto a trasformare una ragazza che piange sola sotto la pioggia in una coppia di ragazzi sorpresi dal temporale, che corrono a rifugiarsi per un bacio appassionato in un vicolo di Brixton…