Parte prima – Chivas

Una sera vidi un breve documentario sugli ultimi giorni di Jim Morrison. Aveva 27 anni ma ne dimostrava 40, e gironzolava a Parigi, tra bistrot, nuvole di sigarette Pall Mall, bicchieri, locali notturni e pessime compagnie. Finì nella capitale di Francia nel tentativo di smettere di bere e dedicarsi solo alla poesia. 


The Doors Riders on the Storm

Parigi può essere una scelta felice per abbracciare la letteratura, non di certo per uscire dall’alcolismo. Riad, Arabia Saudita, o Khartum, Sudan, sarebbero state mete più appropriate. Infinitamente più noiose però. È emblematico, per capire la mostruosità della dipendenza alla bottiglia di Morrison, raccontare in breve uno degli ultimi episodi della sua avventura nella dannazione terrena. 

Morrison una notte si trincò pure la Senna. Strafatto e deambulante, senza più il dono della parola e della ragione. Una bevuta feroce, di whisky, più di un litro, mica roba per addii al nubilato per segretarie. Si risvegliò a casa di amici, ridotto ad uno straccio usato per pulire pavimenti. Poi decise:

andiamo tutti a fare colazione, offro io, mes amis!

In tre o quattro sciamannati, presero posto attorno al tavolino all’aperto di una deliziosa brasserie. Ed ordinarono la colazione. Furono servite due bottiglie da un litro di Chivas Regal, arcinoto sciogli-budella scozzese.  

Due bottiglie di whisky, prosciugate. In tre o quattro. Intorno alle undici di mattina, sotto il sole d’estate. Dopo una sbronza già colossale. A stomaco vuoto. Senza un’oliva. 

L’impresa appare disumana e di un altro mondo anche a chi possiede un certo pedigree come chi scrive queste parole. 

The Doors – Alabama song (Whiskey Bar)

Parte seconda – marchesi che strisciano

Ed è interessante pure la vicenda di un loschissimo personaggio del tempo.

Non si sa con esattezza a quali e quante droghe fosse dedito il cantante americano. Di certo è che Pamela Courson, la donna dell’artista, fosse ormai dentro ad una seria e rigorosa dieta di punture e polveri assassine dal misterioso oriente. Spacciatori e drogati frequentavano abitualmente la coppia. 

Tra essi spicca il giovane marchese Jean de Breteuil. Il rampollo Jean, alleatosi con fedeltà a Madame Heroine, s’impegnò con severa disciplina e dedizione a sputtanare la cospicua eredità del babbo conte-marchese, amico nientepopodimenoche del generale Charles De Gaulle, nonché latifondista nordafricano e proprietario di molte cose di valore in Marocco. 

Il marchesino era un vizioso viziato figlio di buona donna. Nell’ambiente veniva considerato dandy e marcio fino al midollo. Gonfio di denaro e fasciato da alta sartoria, il bellimbusto bighellonava con laccio al braccio tra Parigi, Londra, New York, Los Angeles e altre mete da sciccosi maledetti. Procacciava eroina alle rockstar e alle modelle. Il chitarrista degli Stones Keith Richards, per citarne uno alquanto noto, era un suo buon cliente. 

Marianne Faithfull, cantante e sacerdotessa della Swinging London, di lui disse: 

Jean era un ragazzo orribile, quel tipo di persone che sembrano strisciate fuori dai sassi. In qualche modo sono finita con lui… era tutto droghe e sesso.


Marianne Faithfull Crazy Love

Strisciava il serpente dal sangue blu, e dietro la sua coda, ecco la morte. Il rettile Jean morsicava e il suo veleno si chiamava Chinese, una super-eroina 40 volte più potente del normale. Napalm che bruciava le vene, che sbarrava gli occhi e faceva sprofondare nell’oblio eterno. 

Questo breve racconto è funereo. S’incrociano vite bruciate di icone viventi condannate da loro stesse a spegnersi giovani. Fiamme che bruciarono intensamente, e poi sotto un soffio di vento improvviso, svanirono. Il filo conduttore è uno, l’eroina, serial killer generazionale. E nel nostro caso, il venditore di peste artificiale, fu Jean de Breteuil, untore a pagamento. La sua roba esplosiva probabilmente uccise: 

Jim Morrison (8 dicembre 1943 – 3 luglio 1971)

Le tesi sulle ultime ore della star sono tantissime, anche fantasiose (CIA, oppure morte simulata per ritirarsi in un rifugio esotico, lontano da tutti, vip eremita e segreto). L’opinione di alcuni è che fu rimasto fulminato da una dose letale nella toilette del Rock’n’Roll Circus, night-club frequentato da altri colleghi del rock star system, giganti eterni come Beatles e Pink Floyd, ma anche da una fauna di tossicci e spacciatori, avidi mercanti e compratori affamati; la domanda con la scimmia in testa che incontrava l’offerta di costose pozioni perfide, in notti annebbiate senza fine. Morrison aveva paura degli aghi, preferiva usare le narici, e sniffò una porzione esagerata, rapida scheggia di polvere oppiacea su per il naso dritta al cervello, e lì esplose investendo i sensi, e il cuore. Orgasmo fatale, collasso, morte. Ormai cadavere, fu trascinato fino all’appartamento nel Le Marais e lì provvisoriamente seppellito nell’acqua della vasca da bagno, a tentare prima un’inutile e tardiva rianimazione fai da te, e poi a simulare una morte per infarto improvviso senza chiare spiegazioni. 

Talitha Getty (18 ottobre 1940 – 14 luglio 1971)

Foto di Patrick Lichfield

Nata a Giava, nelle allora Indie Orientali Olandesi, rimase presto orfana. Modella ed attrice, ammagliò con la sua bellezza mozzafiato e dalla forte carica erotica uomini a dozzine. Fu musa dello stilista Yves Saint Laurent, che l’adorava. Ragazza splendida ma dannata. Si legò a Paul Getty II figlio rampollo del tirchio magnate petroliere John Paul Getty I, e padre di John Paul Getty III, giovanissimo hippy bighellone diventato famoso in Italia perché nel 1973 sequestrato da banditi calabresi, agli inizi della scalata della ‘ndrangheta al potere criminale. Talitha sposò il padre del rapito, John Paul Getty II, ricchissimo e tossicodipendente. Lui aveva la fama di ubriacone impenitente, amante delle auto sportive, appassionato di droghe varie, divoratore di starlette. Ovvero, il classico cliché del giovane riccastro scapestrato e playboy. Marrakech fu il loro lussuoso ritiro hippy chic, tra colori e ozi, saloni moreschi e maioliche blu, cuscini e vizi proibiti. La piccola dea Talitha fu rinvenuta morta a Roma, in un appartamento alle pendici del Campidoglio, stroncata da una miscela di eroina e barbiturici, pochi giorni dopo la morte del cantante dei The Doors. Jean de Breteuil era suo amante, il veleno del serpente aveva morsicato anche lei. 

Marchese e Conte Jean Le Tonnelier de Breteuil (1949 – 1972)

Dopo aver morsicato, il serpente striscia via dal luogo del fattaccio. Svicola in Marocco, a Tangeri. Discendeva da un’antica famiglia aristocratica francese e il padre, Conte Charles de Breteuil, era proprietario di un gruppo editoriale che possedeva diverse testate giornalistiche marocchine. Si procurava la roba grazie ai suoi agganci furfanti all’ambasciata di Marocco. Venne ammazzato dal suo stesso veleno, per overdose, a 22 anni. Il serpente che si morsicò da solo. 

Quello della morte per droga, è un destino che accomuna tanti personaggi del tempo. Anche la compagna di Jim Morrison, Pamela Courson, cadde per un’iniezione di troppo, nel 1974. 

Son tante le ipotesi sulla morte del poeta rock, un mistero irrisolto, ma secondo la Faithfull fu de Breteuil a passare a Morrison i grammi mortali, gli ultimi. Il serpente Jean affondò i denti sulla pelle della rockstar per sputare il suo veleno, e il corpo del giovane ventisettenne che visse l’intensità di cento vite galleggiava ormai vuoto, alla deriva in quella vasca da bagno al terzo piano di Rue Beautreillis 17, Parigi, rive droite.

The Doors The End