Perché approcciarsi al Gesù storico attraverso l’evento del suo battesimo? Qual è il significato di questo evento? E, soprattutto, ha realmente avuto luogo? Queste sono le domande preliminari che ci si pone di fronte a Il Battesimo di Gesù, testo con il quale Zygulski ci invita ad accostarci alla figura del Cristo. Lo fa con una metodologia storica che si spinge oltre il discorso prettamente teologico che considera la vicenda terrena di Gesù alla stregua di un episodio simbolico che non poteva evolversi in modo differente e che considera l’ipotesi di un “peccato” del Salvatore come impensabile se non addirittura blasfema. E lo fa oltre ogni tentazione revisionista che ha portato una certa recente narrativa ad identificare Gesù come “zelota”, “esseno” o ad attribuirgli matrimoni e figli. 

Sebbene le vie per avvicinarci a Gesù siano infinite, la Sacra Scrittura, come afferma l’autore di questo breve ma intenso testo, rimane il migliore fondamento per rapportarsi alla storicità del Cristo. E il fatto che tutti e quattro i Vangeli attribuiscano una notevole importanza all’episodio del suo battesimo dimostra, in primo luogo, che i loro autori volessero in qualche modo sottolineare un momento di passaggio o addirittura di rottura. Con Giovanni Battista finisce l’era dei vecchi profeti; con Gesù iniziano i tempi nuovi. 

Volendo fare un paragone moderno e profano si potrebbero chiamare in causa le due personalità più rilevanti della filosofia contemporanea: Nietzsche e Heidegger. Così come con il Battista finisce l’era profetica, con Nietzsche arriva a compimento ed alla sua fine la metafisica occidentale. Così come col Cristo iniziano i tempi nuovi, con Heidegger, discepolo (sebbene non l’abbia mai conosciuto di persona) prima che critico di Nietzsche, la filosofia si rivolge verso un “nuovo inizio”. Ed in entrambi i casi la grandezza del primo viene spesso utilizzata per esaltare ulteriormente la superiorità del secondo. 

Il Battista nei Vangeli sinottici risplende di una luce attribuita a poche altre personalità delle Sacre Scritture. Egli è presentato come una sorta di rinato Profeta Elia, simile a lui nel vestiario e nelle abitudini alimentari, e come uomo ben attento ad aspetti sociali (invito alla condivisione dei beni e a non estorcere denaro) oltre che spirituali. Esaltando il Battista, l’obiettivo degli evangelisti, ovviamente, era quello di far risaltare ulteriormente la figura del Cristo ed anche, sotto certi aspetti, di enfatizzare il sostanziale disinteresse che gli israeliti nutrirono per entrambi. 

Sulla storicità del Battista vi sono pochi dubbi. La sua personalità è trattata in modo approfondito anche dallo storico ebreo Flavio Giuseppe nelle sue Antichità Giudaiche. Al contrario di Gesù, presentato in quest’opera semplicemente come “operatore di fatti sorprendenti”, Giovanni viene ritenuto come una sorta di sapiente che officiava un rito di purificazione per mezzo dell’acqua: elemento che da Talete ad Omero, fino a Pitagora ed all’ermetismo ha sempre avuto un ruolo di primaria importanza nei miti e nelle dottrine filosofico-spirituali del mondo antico. 

Predica di san Giovanni Battista, di Pieter Bruegel il Vecchio

Egli, dunque, veniva considerato alla stregua di “maestro”, con tutto il profondo portato “teologico-gnoseologico” che tale termine include. Ed officiava questo rito purificatore, “iniziatico”, che segnava il passaggio ad una “vita nuova” sulle rive del Giordano, nelle vicinanze della comunità degli Esseni: una confraternita semi-monastica radicale che praticava un rito simile (seppur dopo uno studio approfondito della Torah) e che attendeva la venuta di due figure messianiche, un sacerdote ed un Messia. Da qui nasce la confusione storica che spesso associa il Battista e lo stesso Cristo a tale comunità nonostante il rito officiato da Giovanni fosse decisamente meno “esclusivista” se paragonato a quello praticato dagli stessi Esseni. 

Va da sé che questo non è l’unico caso in cui l’esperienza terrena e storica del Cristo sia stata associata a qualcosa che non le appartiene o interpretata in modo sostanzialmente estraneo rispetto al significato delle Scritture. A partire dal XIX secolo, e addirittura dalla fine del XVIII, sono fiorite ricerche storiche sulla vita di Gesù (anche il giovane Hegel si cimentò in un Das Leben Jesu) che, in un modo o nell’altro, cercavano di imprigionarne la figura in schemi razionalisti, illuministi, liberali o addirittura marxisti. 

Nonostante suddette incomprensioni, come affermato anche da Joseph Ratzinger, l’indagine storica, anche quella capace di unire fede e razionalità, rimane uno strumento indispensabile per decifrare gli scritti biblici. Ed è proprio questo il punto di forza dell’indagine di Zygulski sulla storicità del battesimo di Gesù.

Essa prende le mosse dal particolare contesto storico in cui i Vangeli e gli Atti degli Apostoli vennero scritti. Ci mostra come i Vangeli di Marco, Matteo e Luca descrivano nei dettagli l’evento del battesimo, constatando, al contempo, come Matteo e Luca fossero in possesso di elementi sconosciuti al primo. E ci mostra come il quarto evangelista Giovanni, scarnificando l’episodio storico ma insistendo sulla contemplazione dello Spirito Santo che discende su Gesù, penetri “il significato del battesimo alla luce sfolgorante della resurrezione”. Afferma il Battista nel Vangelo di Giovanni: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie i peccati dal mondo”. In questa sentenza, semplice e bellissima, è racchiuso il significato di questo evento.

Il battesimo di Gesù raffigurato da Piero della Francesca

Alcuni storici ed esegeti, ad onor del vero un’esigua minoranza, hanno addirittura negato la storicità del battesimo di Gesù essenzialmente per il fatto che questa costituirebbe una fonte di “imbarazzo” o di domande scomode: perché Gesù si è fatto battezzare? Commise forse qualche peccato? Come può il peccato essere accostato alla sua natura divina? Eppure lo stesso “imbarazzo”, come afferma Zygulski, dovrebbe fungere da criterio per valutare la storicità o meno di suddetto evento. Il fatto che Gesù si sia sottoposto al battesimo per la remissione dei peccati è un evento potenzialmente “imbarazzante” per un cristiano. Tuttavia, è riportato in tutti i Vangeli. Gli evangelisti, nonostante l’imbarazzo che avrebbe potuto suscitare, l’hanno trasmesso. 

Lo stesso criterio potrebbe valere per le teorie che vogliono Gesù sposato con Maria Maddalena. È evidente che per l’epoca in cui visse, e per il particolare contesto socio-culturale che lo circondava, avrebbe fatto molto più scalpore che un uomo, oltrepassati i trent’anni, non si fosse ancora sposato. L’imbarazzo, dunque, possiede un valore storico. E può essere utile anche per meglio comprendere le ragioni che portarono all’esclusione dei cosiddetti “vangeli apocrifi” dalle raccolte canoniche. In questo caso si può maggiormente parlare di ricerca dell’“autenticità” e non di “paura” per ciò che in essi è contenuto. La scelta dei Vangeli di Marco, Matteo, Luca e Giovanni è ricaduta sulla base di un processo di valutazione storica intrapreso nei primi decenni della Cristianità simile sotto alcuni aspetti a quello che, secoli più tardi, portò alla composizione della Sunna profetica nell’Islam. 

Maria Maddalena penitente, Tintoretto

Un altro criterio che ha potuto determinare l’autenticità o meno di un fatto legato alla vita di Gesù è quello della “molteplice attestazione indipendente”: ovvero, il fatto che il medesimo racconto provenga da due fonti che si ignoravano reciprocamente. È essenzialmente su questi criteri che Zygulski ricostruisce la storicità dell’evento battesimale. Ma il fatto che questo sia realmente avvenuto non ci fornisce ancora una risposta al quesito principale sopracitato: perché Gesù si è fatto battezzare?

Sono ben note le teorie adozioniste che vorrebbero Gesù divenire “Figlio di Dio” nell’istante del battesimo. Qui, non verranno prese in considerazione e rimandiamo alla lettura di questo saggio chi fosse interessato ad approfondire l’argomento. Tuttavia, è bene sottolineare che il vero cristiano, qualora si ritenga realmente tale, non dovrebbe mai lasciarsi attrarre da facili risposte o da interpretazioni letterali che rischiano di sfociare nel fondamentalismo moderno e contemporaneo. 

Questo approccio, nemico di quello tradizionale, è incapace di comprendere la verità teologica della Parola di Dio. È l’approccio, ad esempio, di quell’evangelismo che tanta fortuna sta conoscendo nelle Americhe. Un approccio che attira persone che cercano risposte “bibliche” ai loro problemi di vita quotidiana. Questo è l’approccio che ha portato i molti pseudo-predicatori brasiliani della cosiddetta “teologia della prosperità” a diventare milionari nel giro di pochi anni grazie alle offerte ricevute da adepti e “fedeli” in cambio di una ipotetica e futura ricompensa terrena per le loro sofferenze. Senza tralasciare il fatto che l’interpretazione letterale dei testi sacri, in ambito islamico, sia quella che ha partorito i più nefasti prodotti della corruzione moderna del messaggio muhammadico. 

Ora, per rispondere alla domanda che ci si è posti sopra, si rende necessario in primo luogo comprendere perché il Gesù storico, il cui destino è stato comune a tanti altri personaggi martirizzati per le loro idee, abbia enormemente superato questi per fama e adorazione. Qui, ancora una volta, fede e razionalità non si oppongono ma necessitano l’uno dell’altro. E la comprensione di questo fenomeno racchiude la risposta alla domanda sul battesimo di Gesù. San Paolo afferma:

[…] Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. 

Il termine “peccato”, qui, come afferma Zygulski, non è da intendersi come trasgressione da un comandamento divino ma come forza sovrastante che separa l’umanità da Dio. Battezzandosi, Cristo si immerge nelle sofferenze dell’uomo, prende il posto dei peccatori, e ricollega l’umanità al Dio da cui essa si era separata. Ecco, qui si comprende realmente il senso dell’evento battesimale.