Un infrequentabile. Ecco come lo si potrebbe definire. Un infrequentabile frutto di relazioni pericolose. Amico e sodale di Ezra Pound, amico-nemico di Filippo Tommaso Marinetti, Percy Wyndham Lewis è stato quasi tante cose. Quasi un americano, quasi un inglese, quasi un futurista.

Le mie idee politiche sono in parte fasciste, con una distinta traccia monarchica nel mio marxismo, ma anarchico di fondo, con una sana passione per l’ordine.

È così che si autodefiniva il padre del vorticismo, avanguardia tra le avanguardie del Novecento. Di nuovo, quasi tante cose diverse. Ed è così che l’autore della prima biografia italiana lo presenta ai lettori mettendo in esergo questa sua citazione. Stiamo parlando di Stenio Solinas che, con il suo ultimo saggio uscito per Neri Pozza, Genio Ribelle. Arte e vita di Wyndham Lewis, rispolvera il Novecento proponendo ai lettori un nuovo illustre sconosciuto. Una nuova figura di ribelle da (ri)scoprire, conoscere e amare.

Stenio Solinas, Genio Ribelle. Arte e vita di Wyndham Lewis (Neri Pozza, pp. 221, € 18,00)

La biografia, scritta in forma di saggio narrato, vuole colmare un vuoto culturale che ha fatto di Lewis, in Italia come nella sua patria d’adozione (l’Inghilterra), quasi un ignoto. Invece in America, almeno come pittore, non passa certo inosservato. Da noi, quasi nessuno ne ha mai parlato tra gli studiosi italiani. Solo poche eccezioni. Luca Gallesi, nel suo Le origini del Fascismo di Ezra Pound (Ares, 2005), lo ricorda come uno dei tanti amici con cui l’autore dei Cantos aveva una certa affinità. Ed è infatti proprio a Pound che Lewis deve il nome del movimento di cui ne diverrà l’esponente: il vorticismo, una sorta di futurismo all’inglese che mette l’accento più sul movimento che sulla macchina. Ma è proprio con Marinetti che Lewis si scontrerà più energicamente:

Voi guappi insistete troppo sulla macchina. Noi in Inghilterra ce l’abbiamo da secoli.

Avanguardia contro avanguardia, è una lotta tra chi più ambisce a stare tra le prime file del proprio tempo.Si sa, lo scontro tra intellettuali è una rissa tra prime donne, intente a tirarsi i capelli per contendersi istericamente l’ambito premio. Ma c’è almeno un altro studioso italiano che ha tentato una ricognizione sulla figura di Wyndham Lewis. Ci si riferisce a Maurizio Serra che, nel suo L’esteta armato. Il Poeta-Condottiero nell’Europa degli anni Trenta (La Finestra editrice, 2015), ne delinea così il profilo:

Un esteta innamorato delle stagioni del passato che avevano salutato nell’uomo d’arme rinascimentale l’antesignano del Poeta-Condottiero.

Poi il silenzio, rotto da Solinas pochi mesi fa con questo saggio, finalmente.

Maurizio Serra, L’esteta armato

Wyndham Lewis è stato un pittore, un romanziere e un saggista; un innovatore, un agitatore culturale capace di dar vita al modernismo letterario inglese. Come accade con tutti i dandies, far luce nella sua vita, separando verità e leggenda, è un’impresa alquanto ardua. Operazione che però non ha spaventato l’autore del saggio in questione.

Nato su una nave al largo della Nuova Scozia, in Canada, Lewis sarà sempre un senza patria, continuamente fuori posto, eterno navigante in acque internazionali: ovunque uno straniero. Un eterno outsider. Americano di origine, la sua patria adottiva sarà l’Inghilterra – senza essere però mai veramente inglese, poiché la sua formazione è europea. Dopo un’esperienza parigina e diversi viaggi in Europa, fa la sua prima apparizione come cronista, nel 1908, sull’English Review di Ford Madox Ford. E questo segna l’inizio della sua carriera giornalistica. Come pittore, invece, essendo attratto dal cubismo e dal futurismo, rilevando in entrambe le avanguardie dei limiti, un anno prima dello scoppio della Grande guerra, crea un’avanguardia tutta sua: il vorticismo. Ed ecco venire a galla l’individualismo che sempre lo contraddistinguerà.

Copertina del secondo numero di BLAST

Come agitatore culturale è una vera è propria bomba. Non a caso BLAST, la rivista vorticista, uscirà proprio con lo scoppio della Prima guerra mondiale, che vedrà il suo fondatore arruolarsi volontario nell’esercito Sua Maestà d’Inghilterra. Ma Wyndham è irrefrenabile: vuole entrare rumorosamente in ogni ambito della cultura. Nel 1918, con Tarr, nasce il Lewis scrittore. Solinas definisce l’opera in questione come un’immersione in un altro mondo, il cui stile è visivo e frantumato, mentre l’autore lo dipinge come il narratore intellettuale per eccellenza del XX secolo. Ma Tarr è solo la prima di una lunga lista di opere narrative. Lewis, ripensando all’opera mezzo secolo dopo, ricorderà le sue intenzioni di allora:

Volli che fosse un romanzo e, allo stesso tempo, un’opera letteraria degna della mano dell’innovatore astrattista (connubio di per sé impossibile).

Un estremista delle lettere, nemico di tutto e di tutti, che dichiarerà la propria avversione verso il mondo fondando, nel 1928, una rivista dal titolo significativo: The Enemy.

The Enemy

Di nemici Lewis ne ha avuti molti. Si ricordano nel libro lo scontro con Hulme che lascerà Wyndham appeso a testa in giù per le cancellate di Soho Square, i creditori sempre intenti a inseguirlo per racimolare ciò che spettava loro, senza contare la guerra di carta portata avanti contro Hemingway. Ma di amici illustri non se ne è fatti certo mancare. Si ricordano il già citato Pound, il poeta T. S. Eliot, James Joyce e T. E. Lawrence… per citarne alcuni nomi di grandi, di geni, con cui poteva parlare da pari a pari. Nella vita privata è un uomo che ama le donne (Nancy Cunard su tutte, la “Gioconda degli anni Venti”), l’alcol, la buona tavola e un tenore di vita superiore alle proprie possibilità. Come lo definisce Solinas, è un povero con un metabolismo da ricco.

Manca però il profilo politico. Il profilo più scottante. Quello che viene fuori dalla biografia è la figura di un antidemocratico che guarda con ammirazione al Rinascimento, un individualista che però non crede nello Stato liberale, preferendo ad esso uno Stato autoritario che governi con decisione e disciplini le masse. Precisa però Solinas:

Lui non ce l’ha con le singole persone, ce l’ha ‘con il proprio tempo’.

Nancy Cunard in una foto d’epoca

Ma il conto politicamente più salato Lewis lo pagherà con l’uscita del pamphlet Hitler, del 1931 (due anni prima della presa del potere da parte del Fuhrer). Questo di Lewis è il primo libro sull’argomento, che denota la lungimiranza che gli è propria, ponendolo avanti rispetto agli intellettuali del suo tempo; e anche se Hitler non è un libro nazista, dato l’argomento così delicato, sarà anche il suo libro meno letto e però più citato, un titolo che gli ripiomberà sulla testa come un boomerang, indipendentemente dal suo contenuto e – sottolinea Solinas – non gli servirà a nulla, nel 1939, scriverne un altro, The Hitler Cult, schierato senza se e senza ma contro il nazismo.

Ecco forse spiegata in buona parte la damnatio memoriae che attanaglia l’autore, almeno qui in Italia, patria del fascismo – fenomeno politico verso cui Lewis provava una certa diffidenza. Per lui Mussolini non era altro che un Marinetti datosi alla politica. Ma il profilo più convincente è quello che delinea l’autore della biografia stessa. A proposito del Lewis politico, Stenio Solinas scrive:

L’unico partito di cui avrebbe dovuto far parte, era il partito dei Geni, ma soltanto perché nella sua immaginazione sarebbe stato lui a guidarlo.

E se lo dice l’autore del libro (Stenio fa rima con Genio), noi gli crediamo.

Stenio Solinas

Wyndham Lewis, il poeta scrittore che, per un amaro scherzo del destino, morirà cieco; privato proprio di quello sguardo superiore che lo poneva in alto rispetto ai suoi contemporanei. Lascerà detto di sé:

Sono un artista. Sono un romanziere, un pittore, uno scultore, un filosofo, un disegnatore, un critico, un uomo politico, un giornalista, un saggista, un pamphlettista, il tutto in uno, come quegli uomini-valigia del Rinascimento italiano.

Tante cose in una. Un’altra volta quasi tante cose diverse, tutte insieme. È il profilo di un genio; non c’è da dubitarne. Se non ci credete, non vi resta che leggere il libro.