Europa, siamo al culmine degli anni ’20 del XXI secolo: l’Unione Europea per come la conosciamo ha voltato pagina, smettendo i panni dell’organizzazione a carattere sovranazionale per indossare quelli di un’unica entità statale continentale. La deflazione salariale e la precarietà si abbattono come flagelli sui popoli europei, l’informazione è compressa sotto il torchio dei mass media e mentre molteplici attentati di matrice terroristica sconvolgono il continente la libera circolazione di merci, persone e capitali soffoca il benessere di una classe media in via d’estinzione.

Uno scenario egregiamente tratteggiato tra le pagine di “Uropia, il protocollo Maynards” romanzo distopico nonché primo esperimento letterario di Pietro Bargagli Stoffi. Il testo è un crogiolo di suspense, tensione, colpi di scena e soprattutto riflessione che trova in Andras Pordan, temibile magiaro e navigato, anzi navigatissimo uomo politico, il candidato di punta per la presidenza di Europa, mostro burocratico fautore di una società a forte trazione plutocratica, liberticida, soffocante, snervante, dove il panopticon elaborato dall’ingegno di Bentham vigila costantemente sulle classi subalterne.

Il thriller scritto da Bargagli Stoffi scorre via piacevolmente grazie al dualismo tra il grande progetto politico e macroeconomico di Pordan e le vicissitudini del vero protagonista, Massimo Maffei, traduttore italiano residente in pianta stabile a Monaco nonché grande amico del braccio destro di Pordan, Matthew Maynards e del padre di quest’ultimo, Johnathan Maynards, docente economico postkeynesiano e principale avversario politico dell’ungherese. Il romanzo giustappone due differenti modelli di progetto europeo, uno di chiara matrice ordoliberale teso a instaurare l’ordine internazionale del mercato attraverso la sterilizzazione del conflitto tra classi, l’altro più attento a temi sociali e a politiche tese al perseguimento della piena occupazione. Maynards, docente di econometria presso l’università di Monaco di Baviera (Goofynomics ha segnato un’epoca e riesce a incidere in maniera evidente anche nell’ottimo romanzo di Bargagli Stoffi, come d’altronde sottolineato dall’autore stesso) dà vita a un movimento politico meglio noto come Uropia, frutto della crasi tra i termini “Europa” e “utopia” e definita dal professore come “l’Europa che non esiste ma che vogliamo costruire insieme”. È proprio in questo progetto politico che il continente europeo ripone le speranze di costruire un argine in grado di contenere l’ascesa di Pordan.

Maffei si ritroverà suo malgrado coinvolto nei biechi giochi del potere politico ai massimi livelli, confrontandosi con la più grande prova cui il nostro tempo ci sta sottoponendo: l’isolamento. L’autore è abile a plasmare il mondo piccolo borghese del protagonista (gran parte della trama si sviluppa nella Monaco di baviera vissuta da giovani ricercatori e lavoratori italiani, costretti a emigrare in Germania in cerca di miglior fortuna), circondato da affetti e rapporti umani tenacemente restii a farsi travolgere dalla brutalità del sistema politico-economico, accostandolo con agilità a manovre di palazzo, scontri interni ai servizi e feroci dispute tra élites.

John Maynard Keynes

In Uropia la vulgata del complotto viene stravolta, ne sia indice la mole di eventi che si intrecciano durante lo sviluppo della trama, circostanze apparentemente irrealizzabili, che però si ritrovano a fare i conti con una realtà storica in fieri, la nostra, particolarmente crudele nello sposare alcune tra le lungimiranti (ahinoi)suggestioni” inserite da Pietro Bargagli Stoffi nel suo romanzo. Una lunga serie di quod erat demonstrandum che, ne siamo certi, non rallegreranno l’autore. Citiamone uno, su tutti: saggiare la cura con cui nel corso dell’opera viene snocciolata la grana Wikileaks proprio nei giorni in cui Julian Assange riceve il trattamento infame raccontato attraverso le colonne dell’Intellettuale Dissidente negli scorsi giorni, è stato particolarmente rattristante. Le 319 pagine di cui si compone il romanzo sono dense di dettagli economici, sociologici, giuridici e in ultima istanza politici tesi a contestualizzare l’impianto narrativo di Uropia, un intreccio di fatti ed eventi che capitolo dopo capitolo spiazzeranno il lettore per l’abilità con cui l’autore (che ha scritto questo testo a cavallo tra il 2016 e il 2017) centra, assai spesso, i più recenti snodi della politica europea.

L’isolamento, dicevamo. Il maggior pregio di quest’opera è probabilmente l’impronta conferita all’evoluzione interiore del protagonista, Max, ritrovatosi improvvisamente al cospetto della pesante macchina d’assedio del potere politico, un mostro dai mille occhi fronteggiato dal traduttore italiano accantonando i tratti distintivi dell’eroe epico e dotandosi del puro istinto di sopravvivenza magistralmente descritto nel celebre saggio di Christopher Lasch, L’io minimo. Max è un eroe Laschiano, un eroe moderno, costretto a sopravvivere mentre la furia del panopticon di Europa penetra la sua sfera soggettiva attraverso un costante (e snervante) processo osmotico. Il protagonista assorbirà colpo su colpo gli sviluppi della trama, specchio della degradante condizione in cui la classe media occidentale versa al giorno d’oggi. Sopravvive chi incassa meglio dal momento che incassare è un dogma.

Perché leggere “Uropia: il protocollo Maynards”? Probabilmente trattasi del romanzo distopico che ogni appassionato di cose dell’eurozona attendeva da anni, un esperimento coraggioso affatto banale e con il merito di non scadere in una mera riproposizione in diversa salsa di grandi classici del genere quali “1984” di Orwell o “Il mondo nuovo” di Huxley. Attraverso una narrazione agile, snella e incalzante, l’autore mostra in questo suo primo esperimento letterario di sapersi muovere con destrezza intorno a quel sottilissimo limes che separa la finzione dalla realtà, un compito arduo dato che al giorno d’oggi risulta sempre più complesso discernere la prima categoria dalla seconda. In definitiva, possiamo definire “Uropia: il protocollo Maynards” edito da Bibliotheka, come un romanzo coinvolgente e intrigante che sa alternare con sagacia momenti cruenti e scabrosi a passaggi caratterizzati da senso di umanità, appartenenza e comunità. Un’ottima lettura per veraci predatori della saggistica politica, economica e sociologica che vogliano distrarsi senza rinunciare al loro pane quotidiano.