Risvegliare Roma è ancora possibile? L’Urbe giace oggi, nauseata e nauseante, sulle decennali rovine del regime democristiano, senza più stimoli, senza più slanci. A ben vedere sembra di essere tornati indietro di cent’anni, riecheggia infatti in ogni angolo della città eterna l’incubo dell’Italietta giolittiana: una penisola pescecaneggiata da banche e multinazionali che trova nella capitale il fulcro della politica clientelare e del trasformismo, a tal proposito già D’Annunzio ebbe a dire: questa Roma è oggi spaventosa. Tutta la vita italiana s’avvelena qui. Qualcosa di ignobile e di vile è nell’aria; e sembra che tutti gli uomini camminino su quattro gambe nella melma sdrucciolevole; solo uno sforzo titanico poteva ridestare la capitale d’Italia da quel misero stato in cui versava inerte e desolata.

"Giovanni Bifronte". Caricatura apparsa sulla rivista satirica «L’Asino» nel maggio 1911ò. Descrive la politica giolittiana: da un lato, vestito in frac, rassicura i conservatori; dall’altro, con abiti meno eleganti, si rivolge ai lavoratori

“Giovanni Bifronte”. Caricatura apparsa sulla rivista satirica «L’Asino» nel maggio 1911ò. Descrive la politica giolittiana: da un lato, vestito in frac, rassicura i conservatori; dall’altro, con abiti meno eleganti, si rivolge ai lavoratori

Già, uno sforzo titanico… Un’erculea fatica in grado di risolvere anni e anni di logorante asfissia in una nuova e fulgurea partenza. Fu così che provvidenzialmente da quell’Italietta imbelle e devirilizzata cominciarono a prendere slancio nuove avanguardie culturali e politiche che, all’insegna di un rinnovato orgoglio, si scagliarono coraggiosamente contro l‘establishment giolittiano. Nel solco di questa rigenerazione nazionale s’innesta l’azione futurista che da un lato non esita a mostrare la sua forza nelle piazze, dall’altro è fruttifera nell’editoria e nella stampa. Si pensi ad esempio, all’appello de L’Orgoglio Italiano-Manifesto Futurista, in questo volantino-manifesto i firmatari: Marinetti, Boccioni, Russolo, Sant’Elia, Sironi e Piatti tuonavano senza mezzi termini:

Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l’italiano che manifesta in sé la più piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia di mediocristi antimilitari (tipo Giolitti), di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, Claudio Treves, Enrico Ferri, Filippo Turati).

Ed ecco che le sfide di allora sono le sfide di oggi, peraltro aggravate da un Vaticano intento a sopprimere ogni sovranità e identità nazionale. All’universalità di Roma si sostituisce un mondialismo che degrada l’umanità ad una poltiglia indifferenziata.

Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini (1912)

Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini (1912)

L’Urbe, un tempo città e meta sacra del cattolicesimo, è oggi stalla a cielo aperto dove bivaccano e gozzovigliano turisti e pellegrini orfani di qualsiasi dimensione sacrale e che al grido di volemose bene s’aggirano inebetiti tra le rovine dell’Impero. Già Marinetti ebbe a scrivere:

L’industria dei forestieri ecco ciò che noi combattiamo senza tregua! E’ una industria immonda che trasforma i due terzi della popolazione romana in probabili alleati del nemico di domani

e ancora:

E’ inevitabile che allo scoppiare di una guerra, Roma non possa dare che un contingente di pigri opportunisti e di pacifisti ad ogni costo.

Il distacco da quella immagine stereotipata dell’italiano giocondo e sempliciotto è netto. E’ necessario dunque un esame di coscienza per ritrovare innanzitutto noi stessi alla luce delle dinamiche geopolitiche internazionali e per capire finalmente che nessuno stato straniero ha interesse nel vedere un’Italia forte e indipendente, solo prendendone coscienza potremo scegliere se essere come ci vogliono gli altri o essere come vogliamo noi.

Ritratto di F. T. Marinetti - Carlo Carrà (1910-11)

Ritratto di F. T. Marinetti – Carlo Carrà (1910-11)

A questo proposito, Marinetti è perentorio:

Noi non seguiamo più gli affascinanti consigli del grazioso sole italiano, giovane ruffiano dal sorriso seducente che vorrebbe condurre ancora la nostra razza come una prostituta a cantare, a ballare e a bere sotto i pergolati.

Insomma, per risvegliarsi e tornare ad aggredire il futuro, Roma deve superare quell’accidia fisica e soprattutto spirituale che l’attanaglia ormai da troppo tempo, deve tornare a pensare e volere attivamente, uscire dal torpore in cui si è ricacciata: la schiavitù del vizio, la vita comoda, l’alienazione calcistica! I futuristi non rinnegarono lo spirito romano bensì la sua decadenza, quell’indole molle e salottiera che contribuisce ad ammuffire gli animi italici in posizioni statiche. Il romano d’oggi deve quindi avere la forza di rifiutare questi salotti vellutati dalle forme morbide e tonde per preferirgli la durezza del marmo, la forza del cemento e il dinamismo dell’acciaio. Camminando… anzi, correndo per la città eterna, questi animi di buona volontà, risvegliati alla grandezza di Roma, potranno finalmente fermarsi davanti al Colosseo quadrato, fonte d’ispirazione e simbolo di ciò che potrà e dovrà essere l’Urbe futura e, dopo un breve ristoro, sarà già l’ora di riprendere a correre.

Risvegli Capitolini

Risvegli Capitolini – Guido Santulli