Dopo anni di assoluto silenzio, nell’attuale momento storico pare che in Italia vi sia una rinascita della pulp fiction nelle sue valenze fantastiche, orrorifiche, avventurose e fantascientifiche. A ben vedere, questo movimento è partito dal basso grazie al meritorio lavoro delle piccole case editrici che stanno risvegliando nelle persone l’amore per la narrativa popolare. Ci vengono in mente Independent Legions Publishing, Bietti, Tabula Fati, Il Palindromo, Acheron Books, Watson, Elara, Providence Press, Delos Digital, Vaporteppa, Italian Sword&Sorcery Books, Necrosword, Lethal Books e Letterelettriche.  

In tale circostanza, assume fondamentale rilievo Robert E. Howard e gli eroi dalla Valle oscura, saggio di Michele Tetro – giornalista, scrittore, critico cinematografico che non ha bisogno di presentazioni e che vanta al suo attivo decine di pubblicazioni, nonché svariati premi letterari – recentemente pubblicato da Odoya.

Questo lavoro trae spunto dalla sua tesi di laurea recante il titolo “Fantasia eroica e Medioevo inventato nell’opera di Robert E. Howard”, discussa con il prof. Alessandro Barbero e con la prof.ssa Germana Gandini, che ha come oggetto l’analisi dei personaggi principali delle opere di Robert E. Howard e la loro manifestazione nei vari mediaInvero, una piccola parte di questa opera aveva già visto la luce in Solomon Kane: un eroe in bilico, saggio di Tetro dedicato al famoso puritano inserito all’interno di Eroica, una tra le prime raccolte dedicate esclusivamente allo sword and sorcery, cosa assai rara – se non unica – nel mercato odierno.

Nell’apparato critico di Giuseppe Lippi, che introduce il volume, si evidenzia il fatto che a partire dal 1880 la letteratura cavalleresca è tornata alla ribalta, nel mondo anglosassone con autori come William Morris, James Branch Cabell, Eric Rucker Eddison e John R. R. Tolkien, e nel resto del mondo come narrativa popolare:

Loro funzione è quella di evocare la sfida del fantastico e stabilirne il dominio. Nasce così la visione di mondi lontani, epoche inaudite o appartenenti a mitologie diverse, dove la morte può essere sfidata e la vita ha il valore di un tesoro da conquistare.

(Giuseppe Lippi, Conan Il Cimmero stanco di guerra, in Michele Tetro, Robert E. Howard e gli eroi dalla Valle oscura, Odoya, Bologna, 2018, cit. p. 11)

Tolkien nel suo studio

Lo sword and sorcery, espressione inglese che Tetro specifica essere sinonimo di heroic fantasy, diventa popolare con Howard come narrativa popolare cavalleresca tra gli anni ’20 e’30 del secolo scorso. Se valutiamo con attenzione l’Era Hyboriana di Conan, possiamo comprendere che si tratta di un mondo atemporale, in cui vi è un politeismo diabolico e affascinante, ma che comunque:

Non raggiunge la maestà liturgica che troveremo nel suo contemporaneo Clark Ashton Smith, diventa però l’elemento base dell’arcano hyboriano, il collante nel castello di nequizie e negromanzie contro cui si batte l’uomo dalla forte spada.

(Giuseppe Lippi, Conan Il Cimmero stanco di guerra, in Michele Tetro, Robert E. Howard e gli eroi dalla Valle oscura, Odoya, Bologna, 2018, cit. p. 13)

I racconti di Howard posso essere equiparati a quelli delle antiche ballate norrene, dove il passato è infinito in quanto ci permette di fantasticare su una serie incredibile di avvenimenti. Inoltre, gli scritti dell’Autore debbono essere considerati alla stregua di quelli di uno storico o di un antropologo che descriva con dovizia di particolari le religioni e il folklore di antiche civiltà:

I suoi racconti sono immersi nella temperie funesta di battaglie e massacri, guerrieri invasati e crudeltà, passioni violente e apparizioni mostruose. Creature e servitori del male vengono evocati mediante la magia nera.

(Giuseppe Lippi, Conan Il Cimmero stanco di guerra, in Michele Tetro, Robert E. Howard e gli eroi dalla Valle oscura, Odoya, Bologna, 2018, cit. p. 13).

Ora, veniamo al lavoro di Tetro. Lo studioso ci parla diffusamente dello sword and sorcery e del Medioevo inventato che caratterizzano le opere di Howard. A suo dire, il Medioevo (definito “americano”) viene paradossalmente inteso dal grande pubblico come un periodo avulso dalla storia, che si pone come reazione alla civiltà postindustriale e al classicismo illuminista. Inoltre, viene confermato il fatto che le opere di Howard rappresentano universi barbarici in cui si manifesta un profondo antimodernismo, una sfiducia per il progresso e per la civilizzazione, e un pessimismo tipico dei popoli nordici. Sul punto è concorde anche Umberto Eco, il quale ritiene che quando si parla di Medioevo nei mass media l’immagine che ne abbiamo è quella fantastica dell’heroic fantasy in cui vi sono re, stregoni, magia, battaglie, draghi e mostri.

Detto ciò, spendiamo qualche parola sulla vita di Howard, fondamentale per comprendere appieno le sue opere. Nato a Peaster nel 1906, è figlio di uno dei primi medici giunti nel Sudovest americano, zona di frontiera. Con la famiglia, si sposta di villaggio in villaggio fino alla definitiva destinazione di Cross Plains. Qui l’Autore sviluppa un carattere profondamente introverso e schivo a causa della severa educazione ricevuta dal padre e dell’intransigenza della madre, oltre che per l’ambiente sociale che lo circonda e che lo induce ad avere un atteggiamento asociale, una collera repressa e una forte depressione.

Ritratto di Robert E. Howard

La solitudine di quei luoghi lo porta a immergersi totalmente nella lettura, dove tra i suoi autori preferiti troviamo Jack London, Joseph R. Kipling tra i classici; Arthur C. Doyle tra i polizieschi; Talbud Mundy e Harold Lamb tra i racconti orientali ed Edgar Rice Burroughs per quelli avventurosi. Howard è un grande appassionato di storia e di mitologia di matrice celtica. Dopo essersi diplomato, pratica il pugilato che gli permette di porre fine ai continui soprusi subiti dai bulli locali, anche se esprime più volte l’idea di suicidarsi. Iscritto al College, lo abbandona a causa della sua insofferenza per l’ambiente scolastico e per le regole.

L’unico modo che Howard trova ideale per sfogare la collera è quello di scrivere. Nel 1925 pubblica il suo primo racconto Lancia e Zanna (Spear and Fang, 1925) su Weird Tales, ma nel frattempo svolge diverse mansioni professionali come il raccoglitore di cotone, il barista, il commesso e il rilevatore di campi petroliferi, anche se poi lascia ognuno di essi a causa del suo desiderio di libertà, come ci dice lui stesso:

Ho sempre avuto fiducia di guadagnarmi da vivere scrivendo, sin da quando posso risalire coi ricordi, e sebbene non abbia avuto un clamoroso successo in questo mestiere alla fine sono riuscito da parecchi anni a questa parte a cavarmela senza sgobbare in qualche lavoro da timbro di cartellino. C’è libertà in questo gioco: questa è la ragione principale per cui l’ho scelto. […] La vita non vale la pena d’essere vissuta se qualcuno pensa di poterti dare ordini.

Weird Tales gli commissiona molteplici lavori e ottiene un grande successo tra il pubblico. Per converso, Howard continua a soffrire di una solitudine che viene in parte temperata dalla copiosa corrispondenza epistolare che intrattiene con H.P. Lovecraft e con Clark Ashton Smith. Da questi carteggi si arguisce la summa del suo pensiero, che valica i confini della letteratura dell’immaginario ed espone completamente la sua Weltanschauung. Nello specifico, in missive che possono essere considerate dei veri e propri saggi vengono trattati diffusamente argomenti come la decadenza del progresso, il confronto tra barbarie e civiltà, la storia e la politica.

H. P. Lovecraft

Successivamente Howard ottiene successo e diventa a tutti gli effetti uno scrittore professionista, riuscendo a mantenersi grazie ai profitti derivanti da questo lavoro. Infatti produce una moltitudine di poesie, racconti e romanzi brevi che gli garantiscono una stabilità economica. Nel 1932, l’Autore intraprende una relazione con Novalyne Price, insegnante di lingua inglese, che si conclude nel 1935 a causa della partenza della ragazza per l’Università della Louisiana. Nel 1936 avviene la tragedia. La madre di Howard, già afflitta da gravi problemi di salute, entra in coma irreversibile, e lo Scrittore, la cui sanità mentale era già precaria, decide di suicidarsi. Al riguardo Lyon S. de Camp afferma che:

Robert Howard fu un uomo di emozioni estreme, dagli improvvisi scoppi di gioia e dai lunghi silenzi. La sua personalità era introversa, volubile, non convenzionale, direi. Quando cadeva in questo stato era in grado di dissertare brillantemente su qualsiasi argomento, ma poteva anche raggiungere uno stato di profondo abbattimento, tale da lasciarlo completamente senza parole di fronte a un amico giunto da lontano per vederlo. Di temperamento bollente, facilmente infiammabile seppure altrettanto repentino nel calmarsi, persino gli amici più stretti lo consideravano un enigma. Come uno di loro ha detto, non si dava affanno per le cose che solitamente interessano alla gente.
(Lyon S. de Camp, Il bardo del bosco di querce, in Robert E. Howard, Il segno del serpente, Yorick Fantasy, 1992, cit. p. 85)

Date le sue origini scoto-irlandesi, di cui è sempre andato fiero, Howard aveva una passione specifica per la storia delle popolazioni celtiche, mentre disprezzava fortemente l’Impero romano, che rappresenta l’ordine costituito:

Roma è cortese, con gli ambasciatori barbari. Ci alloggiano in case splendide, ci offrono schiavi, assecondano i nostri vizi con donne, oro e vino, ma intanto ridono di noi: la loro stessa cortesia è un insulto, e talvolta, come oggi, il loro disprezzo supera ogni ipocrisia.(Robert E. Howard, I Vermi della Terra, in Robert E. Howard, Tutti i cicli fantastici. I Cicli Celta e di Faccia di Teschio, a cura di Sebastiano Fusco, Newton Compton, Roma 1995, cit. p. 65.)

Tetro rileva che nessun autore di fantasy ha saputo eguagliare Howard in fatto di realismo, neppure Tolkien, e poi smonta con eleganza le pesanti accuse di razzismo rivolte all’autore dai critici, evidenziando la fallacia di tali teorie. Si pensi solo al fatto che il Maestro di Cross Plains aveva una profonda avversione per la civilizzazione ed esaltava il primitivismo ritenuto ancora puro. Per quanto concerne i racconti dell’Autore americano, anche se erano destinati alle riviste di pulp, che prevedevano un’azione rapida e un facile intrattenimento non intellettuale per il pubblico di massa, essi si discostavano da questo modello in quanto la prosa era trascinante e rutilante, con largo uso di metafore e un intreccio pregno di immaginazione, di elementi soprannaturali, di orrori atavici e di fantasie oniriche che possono a buon diritto farli annoverare tra i poemi in prosa.

John D. Clark sostiene che:

Howard era un narratore di prim’ordine, con una straordinaria conoscenza tecnica dei suoi strumenti e un’assoluta mancanza d’inibizioni. Con splendida libertà ricreava ciò che più gli piaceva dagli aspetti più spettacolari di tutte le epoche e di tutti i paesi: nomi propri d’ogni concepibile derivazione linguistica, armi tolte da ogni tempo e da ogni luogo, usanze e costumi dal mondo antico e medievale, inserendo il tutto in un cosmo coerente e logico senza visibili giunture. Poi aggiunse un’abbondante dose di sovrannaturale per dare sapore al tutto e il risultato fu un universo purpureo, dorato e cremisi dove può capitare di tutto… tranne che di annoiarsi.

Tetro respinge egregiamente anche le critiche di quei detrattori che ritengono i personaggi di Howard scialbi e privi di profondità psicologica, e asserisce viceversa che leggendo con attenzione i suoi lavori possiamo estrapolare molteplici tematiche, di cui tre assumono un ruolo fondamentale e costituiscono il leitmotiv di ogni opera.

La prima è quella relativa al fatto che i protagonisti non indulgono in alcuna riflessione filosofica sull’orrore cosmico che li circonda (come accade ad esempio in H.P. Lovecraft), ma combattono il destino avverso e le loro profonde paure in una titanica e impavida lotta. In secondo luogo, vi è lo studio della civiltà umana in cui viene descritta la nascita, lo sviluppo e la decadenza delle popolazioni e dove la barbarie si oppone alla civiltà, distruggendola in un imperituro ciclo temporale. La terza attiene alla reincarnazione, che si palesa come riemersione di vite precedenti nei personaggi moderni che, grazie alla loro memoria ancestrale, acquisiscono ricordi terrificanti di epoche preistoriche e dimenticate:

Vedo gli uomini che sono stati me, e vedo anche le belve che sono stato. La mia memoria, infatti, non si ferma all’avvento dell’Uomo […] Scorgo una mole enorme, coperta da un fitto vello che avanza goffamente eppure con sveltezza, talvolta eretta, talvolta a quattro zampe. Fruga sotto i tronchi marci in cerca di bruchi e di larve e i suoi minuscoli orecchi fremono di continuo. Alza la testa e digrigna le zanne gialle. È primordiale, bestiale, antropoide: eppure io vedo con chiarezza la sua affinità con la creatura che oggi si chiama James Allison.
(Robert E. Howard, Il giardino della paura, in Robert E. Howard, Tutti i cicli fantastici. I Cicli di Kull di Valusia, di James Allison, di Cthulhu e di Almuric, a cura di Sebastiano Fusco, Newton Compton, 1995, cit. p. 138).

Robert E. Howard

Nei mondi crudeli di Howard la negromanzia, la barbarie, le battaglie e gli scontri all’arma bianca la fanno da padrone, anche se non se ne fa mai un uso gratuito e non valicano i limiti della decenza. I protagonisti sono loschi figuri, dei reietti, degli assassini, dei mercenari, dei pirati e quindi rivoluzionari comunque dotati di una possanza fisica, di un acume e di un’abilità senza eguali nel combattere. La violenta ribellione di questi personaggi all’ordine costituito ha condotto Sebastiano Fusco a ritenere che essi rappresentino l’archetipo dell’antieroe radicale, poiché sono spinti dalle più bieche pulsioni come l’ira, la gelosia, il desiderio di sopraffazione e la sete di dominio.

Il fattore che distingue le opere dell’Autore in esame da tutte quelle della narrativa popolare risiede nel fatto che in esse si arguisce la tragicità del mondo ingannevole, perverso, e che questo mondo sta ormai per giungere al collasso, proprio come avviene in tutte le saghe della mitologia norrena.

Anche se Conan il Cimmero, Solomon Kane e Kull di Valusia sono ormai entrati nel gotha dell’immaginario, nel nostro Paese si sentiva l’assenza di uno studio accademico che analizzasse in maniera professionale e con metodo critico tutti i personaggi principali e l’opera letteraria di Robert E. Howard. Michele Tetro con Robert E. Howard e gli eroi dalla Valle oscura ha colmato questa lacuna, realizzando un lavoro mastodontico e certosino che dimostra in maniera inequivocabile l’afflato immortale della narrativa dell’immaginario nata dalla penna del Maestro di Cross Plains.