Ogni volta che si parla di Pierre Drieu La Rochelle partono gli isterismi. A sinistra come scrittore è pressoché ignorato, macchiato dall’onta dell’antisemitismo e del collaborazionismo. A destra viene invece osannato in quanto grande scrittore fascista. La triste realtà è che i due opposti convergono. Destrie sinistri camminano su percorsi paralleli e giungono allo stesso obiettivo: la strumentalizzazione della cultura a fini politici. La verità però è un altra. E cioè che uno scrittore dovrebbe essere letto e apprezzato per il valore che ha in quanto tale, e non in quanto scrittore di questa o quell’altra parrocchia. Se poi l’uomo che si cela dietro alla penna si è macchiato di alcune colpe durante la sua vita, non lo si omette, non lo si nega, né tantomeno lo si esalta.

Drieu era antisemita? Beh, ne prendiamo atto. Punto. Che poi uno scrittore possa essere grande pur essendo antisemita non è certo una novità. Una cosa non è incompatibile con l’altra. Secondo questo ragionamento Roman Polanski, essendo un pedofilo (fatto di per sé riprovevole), dovrebbe essere un signor nessuno come regista. Certi autori – vale la pena ripeterlo – vanno affrontati al di là delle loro posizioni politiche o morali. La grande letteratura è popolata da fuori legge… e da fuori di testa. È una costante della storia. Quindi, ripetiamolo per gli amanti delle vecchie parrocchie piene di polvere che cadono a pezzi e puzzano di muffa: Pierre Drieu La Rochelle era un antisemita, un collaborazionista durante il regime di Vichy, che simpatizzava per tutti e tre i totalitarismi, nessuno escluso: fascismo, comunismo e nazismo. Sì, anche il comunismo.

Pierre Drieu La Rochelle

Tutto ciò che emanava forza e decisione a Drieu piaceva. Era la sua presa di posizione di fronte all’esistenza. E tutto ciò che era debole meritava l’estinzione, se stesso compreso. È per questo che scelse il suicidio come unica maniera di morire; faceva parte della sua visione del mondo, del suo darwinismo sociale, del suo imperativo categorico nei confronti della vita: la-for-za! Che poi il Drieu esaltatore della forza abbia scritto un intimissimo Diario di un delicato la dice lunga sulla natura umana, sulle sue sfaccettature e contraddizioni. Senza una certa dose di incoerenza non c’è umanità. La maggior parte degli odiatori a parole poi, nei fatti, sono i più fragili, i più indifesi, i più generosi. Bisogna farsene una ragione, con buona pace dei redattori di Rolling Stones. Drieu, Brasillach Céline (i tre maledetti della Francia del Novecento) sono tutti antisemiti. Drieu sposa un’ebrea; Brasillach chiuso in carcere, prima di morire, pensa alle pene della madre e le scrive per farle coraggio; Céline, medico dei poveri, distribuisce i proventi dei suoi diritti d’autore alle prostitute che cura personalmente. E ci fermiamo qua. Questi tre casi (ancora aperti) bastano come esempio a dar ragione a Bruno Frappat:

Occorre una grande tenerezza per essere acidi.

E adesso torniamo a Drieu. A dimostrazione di quanto appena affermato, di Pierre Drieu La Rochelle l’editoria italiana non si scorda mai. Nel solo 2018 sono usciti tre titoli per ben quatto editori: Una donna alla finestra (in doppia edizione GOG e Mattioli), Un eroe da romanzo (Mimesis)  e Note per comprendere il secolo (Aragno).  Seppure quest’ultima opera era già apparsa in precedenza sotto un titolo simile (Appunti per comprendere il secolo) presso gli editori Arktos e All’insegna del Veltro, ora viene riproposta da Nino Aragno Editore sotto una nuova e meno ideologizzata traduzione, oltre che di migliore fattura.

Pierre Drieu La Rochelle, Note per comprendere il secolo (Aragno, pp. 224, € 12,00)

Il testo di Drieu, del 1941, è insieme un saggio di critica letteraria, un manuale, un diario personale e un pamphlet politico. Presentato ora dietro la traduzione di Antonio Maria Carena (in realtà è uno pseudonimo, e se anche il traduttore e l’introduttore compaiono con la stessa firma non sono certo la stessa persona) e con i testi di Giaime Pintor a seguire, il volume ci mostra il Drieu meta-storico intento a confrontare Medioevo e Rinascimento, Paganesimo e Cristianesimo, per capire quale direzione abbia preso il mondo e a quando risalgano le scelte decisive per l’Europa del suo tempo. Si svela così il Drieu antimoderno che vede nell’avanzare della civiltà una perdita di vigore da parte dell’uomo, che mette sempre più in secondo piano la sua corporeità. E per uno scrittore sensuale come lui – autore di un romanzo intitolato L’uomo pieno di donne – questo è un gran peccato. Un peccato, invece, era per il cristianesimo fare il contrario. Avendo dato all’uomo la coscienza del pudore, egli ha perso il suo vigore. Scrive Drieu:

Il corpo del Medioevo possedeva un corpo vigoroso e non avendone granché coscienza, ne ha gioito.

E quindi, al diavolo il Cristianesimo! (affermazione di per sé cristianissima).

Tornano poi gli echi darwiniani del principio di selezione, il mito del sangue e la fratellanza che lui, da bretone, sentiva con il popolo germanico. Mette sotto processo il Progresso, che considera un mito angusto, incerto, e si chiede:

Ciò che l’uomo ha guadagnato, non è stato forse pagato a caro prezzo, con ciò che egli ha perduto?

Per lui tra Medioevo e Rinascimento non vi è molta differenza, vedendo nel primo la giovinezza che culminerà poi in maturità. E la prima non ha certo meno dignità della seconda, se si rifiutano le rigide categorie che vogliono una gerarchia incontrovertibile tra le epoche. Per lui il Rinascimento altro non è che l’ultimo e supremo momento di quel lungo e ininterrotto Rinascimento che è stato il Medioevo. Con la Riforma avviene il distacco dal Medioevo, a cui seguirà il progressivo divorzio tra città e campagna che porterà allo sconvolgimento della società in tutti i suoi aspetti: guerra, religione, morale, costumi.

Fanno la loro comparsa le armi da fuoco, che uccidono il cavaliere come la macchina a vapore ucciderà l’artigiano. […] La guerra si trasforma in un’industria che snatura gli uomini nei reggimenti come le altre industrie li snaturano nelle loro fabbriche. Anche i conventi migrano nelle città. L’uomo diventa sgradevole. I bagni del Medioevo vengono chiusi. Ci si coprirà con parrucche e merletti. La donna metterà il corsetto. L’uno e l’altra si eleveranno su un paio di tacchi.

Pierre Ddrieu La Rrochelle

Il distacco dalla natura ha subìto una notevole accelerazione che pare irreversibile al Drieu decadente. Con Calvino e Lutero, nascono gli ismi. Proprio lui lo dice, che da tutti gli ismi del suo tempo è stato attratto… Nella separazione tra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente vede una vera e propria mutilazione, antecedente al protestantesimo stesso. Ma la ricognizione sulla Storia d’Europa continua, sconfinando nella letteratura e nella storia delle idee. Nel confrontare e contrapporre Razionalismo e Romanticismo, osserva:

il Francese si è indebolito. L’inquietudine e il dubbio si sono insinuati nel suo sguardo […] l’uomo ha inoltre eccessivamente privilegiato una delle sue forze: la ragione. L’ha isolata. Ha perduto il senso dell’universo e del divino.

È l’inizio della secolarizzazione.

Il Pierre Drieu La Rochelle che esce fuori da queste Note è dunque un uomo che si batte contro la tecnica sempre più invasiva e soggiogante, contro lo svilimento dell’uomo; e che vede nel culto dello sport la continuazione dell’antica educazione aristocratica. Passa in rassegna i grandi della letteratura e dell’arte del suo tempo, analizzandoli, criticandoli e giudicandoli. Uno su tutti Céline, di cui dà una delle più belle definizioni in sole cinque parole: il potente scultore delle fogne.

Louis-Ferdinand Céline

Ma un’analisi del Novecento europeo non poteva certo trascurare Nietzsche, elevato a santo (al pari di Calvino, Lutero, San Francesco e Sant’Ignazio di Loyola) e definito da Drieu il profeta del XX secolo; colui che darà vita all’uomo nuovo tramite i totalitarismi partoriti da Russia, Italia e Germania. Per lui il totalitarismo non è tanto il tratto distintivo del secolo che vive, quanto l’aspirazione di tutti i movimenti che hanno definito l’umanità europea: Chiesa, Massoneria, monarchie, aristocrazie, democrazie. Questo e molto altro (compresa una efficacissima analisi-definizione dell’uomo hitleriano) va a comporre queste Note per comprendere il secolo. Un secolo che è alle nostre spalle, ma che ancora ci appartiene. Che lo si voglia o meno.