Il genere distopico oggi, costituisce una parte essenziale della nostra quotidianità artistica, e vede nella letteratura, nel cinema e nelle serie TV la sua più efficace e concreta rappresentazione. Se è vero che titoli come 1984 o Il mondo nuovo, Black Mirror o Hunger Games, tanto per citare i più famosi, sono praticamente conosciuti e ammirati in tutto il mondo, non si può dire lo stesso per il termine distopia, e del genere che esso racchiude. A colui che decide di cimentarsi in questa ricerca si affaccerà inevitabilmente il temibile interrogativo: da dove iniziare? E in genere, quando non si ha un punto preciso da cui partire, e soprattutto, quando non si ha un orientamento sicuro, si finisce spesso per perdere la rotta e arenarsi così, insieme al desiderio di scoperta, sulle plaghe aride e neghittose della arrendevolezza.

L’universo del mondo distopico è qualcosa di immenso, estremamente variegato, in continua evoluzione e faremmo presto a venir sommersi da una valanga insormontabile di libri, libelli accademici incomprensibili, sconclusionati appunti presi on-line e documentari farlocchi tra cui districarci, senza riuscire a venire a capo di niente. Il lavoro del giovane studioso e insegnante, Luca Fumagalli, Non c’è altra via che la notte. Distopie, antiutopie, e futuri da incubo in letteratura, pubblicato da La Vela, 2018, in tal senso, è da considerarsi un aiuto imprescindibile e uno strumento valido per chiunque intenda avvicinarsi a questo mondo. Un mondo che, oggi più che mai, sentiamo vicino e pronto a divenire realtà.

L’incessante sviluppo tecnologico, la disintegrazione di qualsiasi ordine etico e morale, i repentini mutamenti sociali e antropologici, hanno alimentato nell’animo di ognuno il terrore per un futuro di cui non si riesce più a scorgere i margini. Eppure, siamo consapevoli che un giorno o l’altro, ci investirà con tutta la violenza della sua indeterminata follia. Viviamo, come ebbe a dire Auden, nell’era dell’ansietà (The Age of Anxiety). Ed è proprio questo clima di attesa infinita proiettata verso qualcosa di sconosciuto, ma che allo stesso modo percepiamo essere foriero di un male terribile, che spinge l’artista a chiedersi incessantemente, quale sarà la meta dell’umanità e quale il cammino che dovrà percorrere. La letteratura distopica ruota intorno a questo interrogativo, che di giorno in giorno diventa sempre più pressante, e sempre meno eludibile, anche, e soprattutto in virtù di questo straniamento collettivo dilagante nelle società moderne. E ciò spiega bene l’enorme mole di opere di tal genere che sono state prodotte dagli inizi del Novecento fino ad oggi. Dietro queste si nasconde una volontà, quasi disperata, di comprendere le contraddizioni della nostra epoca, privata di ogni stabile certezza, nonché le terribili derive politiche e sociali verso cui si sta dirigendo.

In questo saggio l’autore partendo dal principio alla base della letteratura distopica, ovvero il rovesciamento del concetto di utopia, di cui ne discute l’origine e il suo rapporto con la filosofia e la politica, ne delinea l’evoluzione artistica alla luce degli eventi storici, fino ad arrivare ai giorni nostri. E attraverso l’analisi di dieci tra i più famosi romanzi del genere, traccia un percorso inedito attraverso i punti salienti del filone, mostrandone lo sviluppo nel tempo e le sue possibili varianti.

Vi troviamo all’interno autori oramai entrati a far parte dell’immaginario collettivo, come Orwell, Huxley e Golding, i più moderni Ishiguro ed Eggers, e anche autori meno noti, ma non per questo inferiori, tra cui Robert Harris e il reverendo Robert Hugh Benson, scrittore cattolico ampiamente studiato da Fumagalli, e di cui ha tradotto, per i tipi di Radio Spada, il romanzo La storia dell’eremita Richard Raynal.

Khalil Gibran

Un lavoro sicuramente innovativo nel panorama saggistico italiano, che ha avuto da un lato il merito di sistematizzare una parte significativa della letteratura, destinata ad una ininterrotta espansione, e quindi ad un continuo riprodursi. Dall’altro, quello di essersi concentrato sui temi essenziali, tralasciando inutili, fuorvianti divagazioni, che tanto sovente abbondano nei testi di critica. Alla capacità di chiarezza nell’esposizione e semplicità di linguaggio d’altronde, si accompagna una forte esperienza di studio e di ricerca consapevole, che emerge durante la lettura. Respingendo i pedanti toni accademici, questo piccolo lavoro, si presenta, quindi, come un valido sussidio per lettori meno esperti, o non addentro a specifiche questioni letterarie. E stabilisce un legame diretto tra il lettore comune e una particolare quanto complessa cultura letteraria, tra l’uomo semplice e il mondo che gli si sta formando intorno, e che non sembra sia ancora capace di comprendere pienamente. La letteratura distopica in fondo, non fa altro che proiettare in un futuro lontano paure e inquietudini del tempo presente. Significativo, inoltre, è il titolo del saggio, che riprede una celebre citazione di Khalil Gibran:

Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte.

In essa è racchiusa quella che potremmo definire come l’essenza stessa del genere distopico, ossia il lungo e oscuro cammino che il protagonista, e insieme a lui l’intera umanità, dovrà percorrere per raggiungere la salvezza, attraversando prove di ogni genere, sperimentando ogni tipo di sofferenze e privazioni, ma sempre con la prospettiva finale del bene, della vittoria della vita sulla morte. La luce della speranza.