Trentacinque anni da reporter, ma per Fausto Biloslavo Sirte è stata la battaglia più devastante. La primavera araba divenne presto un sanguinoso inverno ed è con questi termini che inizia “Libia Kaputt. Dalla caduta di Gheddafi alla bomba migranti” un esemplare di graphic journalism veramente ben riuscito, scritto da Fausto Biloslavo e illustrato da Armando Miron Polacco. La casa editrice, “Signs Books” già si era resa nota per aver pubblicato altre storie e reportage sotto forma di fumetto con Toni Capuozzo e Gian Micalessin.

Il libro racconta della guerra in Libia, dal punto di vista di chi l’ha vissuta in prima linea. La rivolta iniziata a Sirte si espande velocemente in tutta lo Stato e quando Biloslavo arriva a Tripoli la situazione è già molto tesa. Alcuni colleghi vengono minacciati e malmenati ed essere giornalista lì in quelle settimane diviene molto pericoloso. Testimone diretto della fine di Gheddafi riesce ad ottenere un’ultima intervista importantissima, nella quale il colonnello lascia intendere di aver capito cosa rischiasse. Solo pochi mesi dopo Gheddafi fu stanato dai ribelli mentre cercava di scappare in un tunnel, per poi essere umiliato, sodomizzato e infine ucciso. L’instabilità vera in Libia cominciò dopo la sua morte e dopo alcuni anni la situazione degenerò velocemente. 

Nel 2016 Biloslavo tornò in Libia trovando un campo di guerra se possibile peggiore di quello che aveva lasciato anni prima. La disinformazione che producevano i grossi media era totale, quello che si leggeva sulle agenzie era completamente inventato. L’unico modo per capire come andassero le cose era quello di buttarsi in prima linea, rischiando di essere uccisi da un colpo di mortaio o da una raffica di proiettili.

Muammar Gheddafi prima di morire disse “una bomba umana invaderà l’Europa”. Triste presagio di quello che poi è realmente avvenuto e tuttora avviene sulle nostre coste. Centinaia forse migliaia di morti, questi i numeri della tratta degli esseri umani, la strage del Mar Mediterraneo, voluta e cercata dai Paesi che a suo tempo fomentarono la rivolta. Gli stessi Paesi che hanno contribuito a provocare ciò, oggi si rifiutano di sostenere l’Italia in questa emergenza, rifiutando di capire che i confini italiani sono anche i confini europei. Al Ministro dell’Interno si riconosce il merito di aver tamponato la situazione sbarchi senza tuttavia risolverla. Per tentare di sbrogliare la situazione gli esperti suggeriscono di applicare un “piano Marshall” per i Paesi africani e rilanciare il dialogo con Haftar. Attualmente però la nostra credibilità diplomatica e la nostra influenza strategica lasciano molto a desiderare. 

Fausto Biloslavo è stato tra i primi a rendersi conto che in Libia la prima guerra da vincere era quella contro la disinformazione. Non c’era modo di sapere realmente come stessero le cose se non stando lì, in mezzo alle raffiche di mitra. Cercando di carpire una realtà che usciva totalmente distorta a favore dell’interesse di turno. Questo libro raccoglie la testimonianza di uno di quei pochi giornalisti di guerra rimasti, uno di quelli che non si limita a rilanciare le agenzie e che ancora si muove sul campo, lasciando perdere la scrivania. Alla fine di “Libia Kaputt”, in appendice, si trova una collezione di articoli pubblicati dall’autore sul fronte libico. Su tutte la più preziosa è senz’altro l’intervista a Muammar Gheddafi, l’ultima prima del suo assassinio. 

La guerra in Libia è tutt’altro che risolta, ancora ci sarà molto da scrivere per quella che sempre di più sta diventando la nuova Siria, ma purtroppo per noi, nel giardino di casa nostra.