Nell’ambito della produzione narrativa di Robert E. Howard, Conan è il personaggio che, ancora oggi, continua a riscuotere maggior successo tra il pubblico di appassionati di sword and sorcery. Il maestro di Cross Plains, vorace lettore, amante del pugilato e dell’equitazione, scrive le storie del Cimmero come se ci fosse uno spirito celeste a dettargliele. Il protagonista delle vicende è un barbaro solitario che si adatta, reagisce e sopravvive alle decadenti civiltà che incontra lungo il suo cammino in una:

sinfonia di rosso e nero […] impregnata di violenza e di morte. Gli incubi sorgono dall’ombra e dall’onnipresente passato, poiché Howard è il principe della notte e del terrore.

Le avventure di Conan sono ambientate nell’Era Hyboriana, uno pseudostorico periodo immaginario che, secondo Howard, si colloca dodicimila anni or sono (prima dell’inabissamento di Atlantide e della scoperta dei documenti storici), nel quale la tecnologia è sconosciuta, opera la magia ed esseri soprannaturali camminano sulla Terra. In questo tempo mitico l’Europa e l’Africa sono congiunte in un solo continente e il Mediterraneo non si è ancora tramutato in mare, ma è una distesa di terre che comprende svariati regni semicivilizzati fondati dagli Hyboriani, una popolazione proveniente dal Nord che ha sconfitto il malvagio impero di Acheron, imponendosi con il ferro e il fuoco.

Conan è un barbaro dai capelli neri e dagli occhi azzurri proveniente dalla Cimmeria, aduso alle asprezze della vita, forgiato nel sacro fuoco della guerra e nato su un campo di battaglia. Dotato di una forza straordinaria e di una muscolatura poderosa, si contraddistingue dagli altri uomini per le sue ineguagliabili abilità di guerriero. Non si tratta di un eroe senza macchia e senza paura, ma di un antieroe che non esita a svolgere l’attività di ladro, di razziatore, di assassino e di mercenario, e a conquistare il trono di Aquilonia strangolando il precedente sovrano sul suo stesso trono.

La saga del Cimmero è composta da venti racconti e da un romanzo che, secondo la cronologia stabilita da L. Sprague de Camp, si sviluppano nel seguente modo: La Torre dell’Elefante (The Tower of the Elephant, 1933); Il dio nell’urna (The God in the Bowl, 1952); Intrusi a palazzo (Rogues in the House, 1934); La figlia del gigante del gelo (The Frost Giant’s Daughter, 1953); La regina della Costa Nera (Queen of the Black Coast, 1934); La valle delle donne perdute (The Vale of Lost Women, 1967); Colosso nero (Black Colossus, 1933); Ombre di ferro al chiaro di luna (Iron Shadows in the Moon, 1934); Nascerà una strega (A Witch Shall Be Born, 1934); Ombre a Zamboula (Shadows in Zamboula, 1935); Il diavolo di ferro (The Devil in Iron, 1934); Gli accoliti del Cerchio Nero (The People of the Black Circle, 1934); L’ombra che scivola (The Slithering Shadow, 1933); Lo stagno dei neri (The Pool of the Black One, 1933); Chiodi rossi (Red Nails, 1936); Le gemme di Gwahlur (Jewels of Gwahlur, 1935); Oltre il Fiume Nero (Beyond the Black River, 1935); Il tesoro di Tranicos (The Treasure of Tranicos, 1953); La fenice sulla lama (The Phoenix on the Sword, 1932); La cittadella scarlatta (The Scarlet Citadel, 1931) e un Conan il conquistatore (Conan the Conqueror, 1935). Durante la vita di Howard, sono stati pubblicati diciotto di questi racconti, prevalentemente sulla rivista Weird Tales, mentre dopo la sua morte ne sono stati rinvenuti diversi da Glenn Lord. Molti autori hanno scritto avventure utilizzando Conan come protagonista, ma nessuno è mai riuscito a raggiungere le vette letterarie del Maestro di Cross Plains.

Il presente lavoro si prefigge l’obiettivo di effettuare un precipuo studio di ogni singola storia della saga del Cimmero, adottando il metodo dell’analisi metaletteraria dell’opera – sia esterna che interna – al fine di comprenderne appieno il significato. Seguendo l’ordine dianzi illustrato, La Torre dell’Elefante è il primo racconto di Conan ed è quello che verrà preso in considerazione in questo scritto.

Nella fattispecie, Conan si trova nel quartiere del Maul della città dei ladri (che De Camp ipotizza essere Arenjun, a Zamora, un regno hyboriano orientale), all’interno di una taverna frequentata da rapinatori, da tagliagole e da delinquenti della peggiore risma. Osservando gli astanti, il Cimmero comprende subito di essere fuori posto. L’autore lo descrive dicendoci che:

l’umile tunica non riusciva a nascondere le forti linee slanciate del suo corpo possente, le ampie spalle, il petto massiccio, la vita sottile e le braccia vigorose. Aveva la pelle abbronzata dal sole di terre straniere, gli occhi azzurri e ardenti; un ciuffo arruffato di capelli neri coronava l’ampia fronte.

Ascoltando alcune conversazioni, Conan apprende che nella Torre dell’Elefante, misteriosa costruzione che domina la città, è custodito un gioiello di un valore inestimabile. Di conseguenza manifesta l’intenzione di volerlo rubare, ma viene irriso e maltrattato da un avventore e questo lo porta ad affermare che:

gli uomini civili sono più scortesi dei selvaggi perché sanno di poter essere maleducati senza automaticamente ritrovarsi con la testa fracassata.

Dal tenore letterale di queste parole, si arguisce che Howard abbia voluto presentare l’ideale dell’eroismo primitivo e la concezione di vita barbarica a cui doveva tendere l’umanità avvelenata dal conformismo. Questa corrente di pensiero è stata attinta a piene mani dalle teorie filosofiche di Jean-Jacques Rousseau e dalle opere romantico-utopistiche di Edgar Rice Burroughs, di Jack London e di Rudyard Kipling.

Provocato e offeso in più occasioni, il Cimmero si getta in una lotta furibonda con il bravaccio e lo uccide brutalmente. Uscito dal locale, decide di recarsi alla Torre dell’Elefante per rubare il prezioso gioiello e pertanto attraversa la parte della città dedicata ai templi, avendo cura di affermare il proprio disinteresse per la religione e per la filosofia. Non esita inoltre di riferirci che Crom, nume dei Cimmeri, non fornisce alcun aiuto magico ai suoi fedeli e si limita a elargire loro la forza di uccidere i nemici. In questa circostanza si palesa uno degli elementi costitutivi dell’opera howardiana, ovvero il concetto del superuomo di Nietzsche, in quanto il barbaro ritiene di dover far fronte alle avversità e ai pericoli soltanto con le proprie forze, dimostrando anche un profondo scetticismo e positivismo, e sfuggendo comunque agli incomprensibili giochi del fato.

In ogni modo, il Cimmero raggiunge infine la sommità della Torre dell’Elefante, che si presenta come una struttura d’argento che – incrostata di zaffiri, di diamanti, di rubini, di smeraldi e di turchesi – brilla di notte alla luce selenica. La struttura si erge su un giardino per quarantacinque metri di altezza, protetta da una doppia cinta muraria, da molti soldati e da animali selvatici. Nondimeno, l’aspetto che preoccupa maggiormente Conan non è la poderosa struttura difensiva del pinnacolo, bensì la famigerata reputazione di Yara, il signore della Torre. Si tratta di uno stregone versato nella magia nera tanto da essere ritenuto il vero dominus di Zamora. Non lo teme solo il popolo ma anche lo stesso re di Zamora, che rimane in un perenne stato di ebbrezza per non pensare alle nefande conseguenze di una eventuale ritorsione malevola dell’incantatore nei suoi confronti. Questa concezione risulta perfettamente conforme alla tradizione, dato che notoriamente le pratiche occulte sono appannaggio di pochissimi eletti, vengono considerate esecrabili e i soggetti adusi a fruirne sono allontanati dalla comunità.

Una volta scavalcato il primo muro, il Cimmero incontra Taurus di Nemedia, conosciuto come il Principe dei ladri, con il quale stringe un sodalizio allo scopo di conquistare il prezioso Cuore dell’Elefante. Insieme al compagno, scavalca la seconda parete ma deve affrontare un leone, anche se l’animale viene prontamente ucciso da una polvere a base di Loto Nero del Khitai gettata dal suo amico contro il felino. Fatto ciò, comincia a scalare la Torre e, dopo essere arrivato al tetto, si trova di fronte a una porta d’oro, la apre ed entra in una camera straripante di gioielli. Taurus muore immediatamente, colpito dal veleno di un ragno nero gigante che assale anche Conan, costringendolo a combattere furiosamente prima di avere la meglio su di esso. In ambito simbolico, il mostro è il guardiano del tesoro, rappresenta gli ostacoli che l’eroe deve affrontare per ottenere un beneficio materiale, biologico o spirituale, e costituisce il presidio a una dimensione nella quale dimorano forze soprannaturali.

Massacrato l’aracnide, il barbaro esce dalla camera, percorre una rampa di scalini ed entra in una stanza dalle pareti di giada e dal pavimento d’avorio coperto di tappeti, in cui vi sono volute di fumo che esalano da un tripode e che emanano un profumo d’incenso. Dietro il sostegno vede un essere bizzarro dalla pelle verde, dal corpo umano e dalla sproporzionata testa di elefante, seduto su un divano di marmo. Immediatamente impietrisce dal terrore e dalla repulsione ma, a differenza dell’uomo civilizzato che penserebbe di essere pazzo, comprende di trovarsi dinanzi a un demone primevo. Osservandolo con maggiore attenzione, comprende che la creatura è stata sottoposta a torture dato che porta i segni della ruota e i marchi del fuoco. Il mostro gli riferisce di chiamarsi Yag Kosha e di essere giunto sulla Terra insieme ad altri esseri della sua specie in un periodo remoto da Yag, un pianeta collocato ai lombi dell’universo. Una volta sul nostro mondo, l’extraterrestre afferma di aver combattuto contro terrificanti creature preadamitiche e di aver visto compiersi l’evoluzione umana, senza mai interferire nell’equilibrio cosmico che regge l’universo.

È evidente che Howard, per ideare Yag Kosha, abbia tratto ispirazione da Ganesha, divinità indù che presenta le stesse caratteristiche fisiche dell’alieno e che nella tradizione è il nume della saggezza, dispensa favori e garantisce il buon esito delle imprese ai propri fedeli. Per quanto concerne la narrativa dell’immaginario, concordiamo con quanto sostiene James Machin, il quale ritiene che Howard abbia attinto a piene mani dai miti di Cthulhu di H.P. Lovecraft, perché l’inserimento di un extraterrestre proveniente dalle profondità dello spazio apporta elementi weird che contribuiscono a effettuare uno strappo nell’ambientazione dell’Era Hyboriana.

Yag Kosha riferisce al Cimmero di essere l’ultimo della sua specie e che la sua precedente dimora era nel Khitai, in estremo oriente, dove era adorato come un dio. Il suo periodo di requie si è interrotto all’arrivo di Yara, che dapprima si è finto suo discepolo per apprendere le arcane magie in suo possesso, ma che successivamente è riuscito a imprigionarlo con un sotterfugio e lo ha condotto a Zamora come suo schiavo, obbligandolo a soddisfare ogni suo desiderio. A questo punto l’essere chiede a Conan di essere liberato da quel servaggio, informandolo che l’unica possibilità è quella di eseguire uno specifico incantesimo. Occorre che il barbaro lo uccida, gli strappi il cuore e versi il suo sangue su una gemma, per poi portarla nella stanza di Yara e pronunciare una specifica formula. Solo seguendo in maniera perfetta queste indicazioni, Yag Kosha potrà essere libero.

Al riguardo, i testi esoterici ci insegnano che la magia rituale è volta a richiamare su questo piano dell’esistenza forze occulte, che si manifestano nella forma di demoni o spiriti, affinché possano eseguire gli ordini impartiti dall’evocatore. Conosciute dalla notte dei tempi, queste pratiche assai pericolose erano praticate dalle civiltà dell’antico Egitto, della Mesopotamia e della Caldea, e sono attribuite a re Salomone, a cui si ascrive anche la famigerata Clavicula Salomonis.

Il Cimmero si reca quindi nella stanza di Yara, eseguendo pedissequamente la procedura descrittagli da Yog Kosha, e osserva con sgomento lo stregone rimpicciolire fino a penetrare nella gemma. Al suo interno scorge anche l’extraterrestre, completamente rigenerato, che vola con grandi ali fino a raggiungere il suo aguzzino, ma in quel momento la gemma scompare. Il barbaro fugge dalla Torre dell’Elefante, notando che tutte le guardie sono morte, ed ha appena lasciato il perimetro della costruzione quando essa crolla, frantumandosi sul terreno.

Questa vicenda, come poche altre, contiene quella perfetta fusione di esotismo – che richiama i racconti arabi de Le mille e una notte  di storie dell’orrore soprannaturale e di avventura che rende Howard:

l’insuperato maestro nella descrizione di colossali città megalitiche della più remota antichità: nei loro cupi torrioni e nei meandri dei loro sotterranei aleggia una genuina atmosfera di negromanzie e di terrori preumani che nessun altro scrittore seppe mai eguagliare.


Per approfondire: 

Maestri della letteratura fantastica, AA VV, Epidem, Novara (1983);
Robert E. Howard, AA VV, Sugar Editore (1969);
Tutti i cicli fantastici. I Cicli di Kull di Valusia, di James Allison, di Cthulhu e di Almuric, a cura di Sebastiano Fusco, Newton Compton (1995);
Temi e strutture della fantasia eroica, in AA VV, Maghi e guerrieri. Altre storie di fantasia eroica, a cura di Lin Carter, Fanucci (1981);
Ancora sulla fantasia eroica, in AA VV, eroi e sortilegi, Fanucci (1986);
Trattato di storia delle religioni, Mircea Eliade, Bollati Boringhieri (2007);
L’uomo e i suoi simboli, Carl Gustav Jung, Raffaello Cortina Editore (2016);
Weird Fiction in Britain 1880-1939, James Machin, Palgrave Macmillan;
Magia pratica vol.1, Jorg Sabellicus, Edizioni Mediterranee (2004);