Il quinto racconto della saga originale di Conan è La regina della Costa Nera, pubblicato nel 1934 su Weird Tales con il titolo Queen of the Black Coast. In Italia, la casa editrice Nord ha fatto uscite questa short story nel 1978, includendola nell’antologia Conan di Cimmeria, secondo volume della serie dedicata al Cimmero, ed è anche è disponibile in Conan il barbaro, volume curato da Giuseppe Lippi nel 2016 per Mondadori.

Lyon Sprague de Camp ci dice che Conan, dopo aver lasciato le glaciali lande del Vanaheim, si reca a svolgere la professione di condottiero militare in Nemedia, nell’Ophir, per poi giungere nell’Argos che, nell’universo immaginario howardiano, è una nazione marittima il cui nome probabilmente deriva da Argo, antica città greca del Peloponneso. In questo regno Conan si trova braccato dalle guardie perché, interrogato come testimone su un omicidio, rifiuta di tradire un suo amico:

Il giudice ha sprecato un mucchio di parole su quello che è il mio dovere verso lo Stato, la società e altre cose che non comprendo, e mi ha nuovamente chiesto di dire dove era fuggito il mio amico […] Il giudice urlò che per il mio disprezzo alla Corte mi avrebbe fatto marcire nella più profonda delle segrete finché non avessi tradito il mio amico. A questo punto ho sguainato la spada e ho spaccato in due il cranio del giudice.

Questa scena ci permette di sondare in profondità il profilo psicologico di Conan, che risulta essere connotato da un lato da un assoluto rispetto di valori quali l’amicizia e dall’altro da un atteggiamento anarcoide che lo vede totalmente incurante dell’ordine costituito e insofferente alle regole. Ovviamente tale circostanza lo accomuna anche ad Howard che, dopo aver svolto diverse mansioni professionali come il raccoglitore di cotone, il barista, il commesso e il rilevatore di campi petroliferi, le lascia a causa del suo desiderio di libertà, come ci dice lui stesso:

Ho sempre avuto fiducia di guadagnarmi da vivere scrivendo, sin da quando posso risalire coi ricordi, e sebbene non abbia avuto un clamoroso successo in questo mestiere alla fine sono riuscito da parecchi anni a questa parte a cavarmela senza sgobbare in qualche lavoro da timbro di cartellino. C’è libertà in questo gioco: questa è la ragione principale per cui l’ho scelto. […] La vita non vale la pena d’essere vissuta se qualcuno pensa di poterti dare ordini.

Nel corso della sua evasione, Conan riesce a imbarcarsi con l’inganno su una galea, dove diventa amico del capitano. Insieme alla ciurma si dirigono verso le coste del Kush, il regno più settentrionale delle popolazioni di colore, che si colloca a sud della Stygia e che può essere paragonato alla Nubia. Appena giunti nei mari di questo dominio esotico, la nave viene attaccata da alcuni pirati che trucidano tutti i membri dell’equipaggio. Il Cimmero combatte valorosamente sterminando una pletora di aggressori, ma quando sta per essere ucciso dai nemici una donna si frappone tra lui e i guerrieri, interrompendo il conflitto:

La donna era snella, ma ben tornita come una Dea: agile e formosa nello stesso tempo. Indossava solamente un’ampia fascia di seta. Le membra bianche come l’avorio e i globi eburnei dei seni procurarono un’accelerazione di feroce passione nelle pulsazioni del Cimmero, perfino nella tensione furibonda della battaglia. Gli splendidi capelli neri, scuri come una notte stygiana, le cadevano in ciocche ondulate e lucenti lungo la schiena. I suoi occhi scuri bruciarono il Cimmero.

La guerriera si presenta dicendo:

Io sono Bêlit, Regina della Costa Nera. Tu sei freddo come le montagne innevate che ti hanno generato, tigre del settentrione! Stringimi e distruggimi con la violenza del tuo amore! Vieni con me fino ai confini della terra e ai confini del mare! Io sono regina grazie al fuoco, al ferro e al massacro… sii tu il mio re!

Conan accetta di buon grado l’invito di Bêlit e si unisce alla sua ciurma di pirati, intraprendendo una serie di scorribande ai danni della popolazione stygiana e diventando per essa un vero e proprio incubo. Nel corso dei saccheggi si appropriano di una quantità notevole di ricchezze e commettono una serie di atrocità indicibili. È bene sottolineare, ancora una volta, che tale condotta banditesca è agli antipodi rispetto a quella dell’eroe classico del fantasy. Il principale interesse del Cimmero è quello di arricchirsi in maniera esponenziale. e se per riuscirci è necessario rubare, razziare o uccidere, non si pone alcun problema di ordine morale.

Nel frattempo la scultorea fisicità di Conan conquista il cuore di Bêlit e tra i due scoppia subito la passione. Insieme all’equipaggio, giungono nei pressi del fiume Zarkheba, termine che nella lingua locale significa morte, allo scopo di depredare una città.

È interessante rilevare che il ruolo di comando è appannaggio esclusivo di Bêlit, che ha signoria assoluta sui soldati e decide le strategie di guerriglia da adottare, e che lo stesso Conan accetta di eseguire i suoi ordini. In questa circostanza l’unico interesse del barbaro è quello di combattere, senza domandarsi contro quali oggetti o persone rivolge la propria ira. Al riguardo, non possiamo non sostenere che la donna è un personaggio totalmente emancipato per i tempi in cui il racconto è stato scritto e ciò ci permette di affermare a buon diritto che Howard era assai lungimirante rispetto a molti scrittori suoi coevi. 

Durante un dialogo con la Regina, abbiamo modo di indugiare anche su alcune riflessioni di natura filosofica di Conan, che ci parla del suo dio:

Il loro capo è Crom. Abita in una grande montagna. Ma perché invocarlo? Ben poco gli importa se gli uomini vivono o muoiono. Meglio starsene zitti, che richiamare la sua attenzione; manderà sciagure, non fortuna! È spietato e senza amore, ma alla nascita soffia nell’anima dell’uomo il potere di lottare e uccidere. Cos’altro dovrebbero chiedere gli uomini agli dèi?

Questa affermazione ci permette di asserire che Conan non può affidarsi all’aiuto divino per risolvere i propri problemi o per salvarsi la pelle. L’unico modo per sopravvivere nell’Era Hyboriana è quello di farsi largo tra i nemici grazie al ferro della propria spada e alla propria astuzia.

C’è anche spazio per riflessioni sul tema della vita dopo la morte, in quanto il Cimmero sostiene che:

Ho conosciuto molti Dèi. Colui che li nega è cieco come colui che se ne fida troppo. Io non cerco oltre la morte. Può esserci la tenebra, come affermano gli scettici nemediani, o il reame di Crom, fatto di ghiaccio e nubi, o le pianure innevate e le sale a cupola del Valhalla dei nordici. Non lo so, e non me ne importa. Io voglio vivere appieno, finché vivo. Mi basta conoscere il ricco sapore della carne rossa e del vino che mi punge il palato, il caldo abbraccio di braccia bianche, la folle esultanza della battaglia, quando le spade azzurrine guizzano e s’arrossano, e io sono contento. Che sacerdoti, maestri e filosofi meditino pure sulla realtà e sull’illusione.

In questo caso si manifesta con grande forza la visione del mondo di Conan, totalmente avulsa dalla necessità di speculazione filosofica. Il barbaro è un uomo di pura azione e non intende perdere tempo a porsi domande che non possono fornire risposte certe e immediate. Meglio indulgere nelle più bieche pulsioni bestiali e godersi la vita. Tutto il resto non conta.

In ogni modo l’equipaggio, seguendo il corso del fiume, giunge nel bel mezzo di una città abbandonata dove si scorge una gigantesca piramide sulla cui cima è presente una bizzarra scimmia alata che si libra in aria. Bêlit ordina agli uomini di scendere dall’imbarcazione e, una volta a terra, si reca insieme a Conan in un vicino tempio dove, una volta scoperchiato un altare, scoprono la presenza di una cripta traboccante di gioielli preziosi.

Mentre i pirati sono concentrati sul saccheggio, la creatura aberrante distrugge i barili d’acqua presenti sulla nave, costringendo gli armigeri a inoltrarsi nella giungla per farne rifornimento. Conan si reca con loro, e dopo essere entrato in contatto con un petalo del Loto Nero cade in uno stato di trance che lo fa tornare indietro nel tempo, dove apprende che eoni prima quel luogo era una gloriosa città di pietra verde, popolata da esseri alieni

Fatti a immagine dell’umanità, erano distintamente non umani. Erano alti e di proporzioni grandiose; non erano un ramo del misterioso albero dell’evoluzione culminante nell’uomo […] A parte le ali, nell’aspetto fisico somigliavano agli uomini come un uomo nella sua pienezza del suo aspetto assomiglia alle grandi scimmie. Per quanto riguarda lo sviluppo spirituale, estetico, e intellettuale erano superiori all’uomo quanto l’uomo lo è al gorilla. Ma quando innalzarono la loro colossale città, i primi antenati dell’uomo non erano ancora sorti dal limo dei mari primordiali.

Quegli esseri erano mortali, come lo sono tutte le cose fatte di sangue e carne. Vivevano, amavano e morivano, anche se la durata individuale della loro vita era enorme. Poi, dopo innumerevoli milioni di anni, il Cambiamento ebbe inizio […] In qualche punto del pianeta i poli magnetici si spostarono

Qui si manifesta un altro topos della narrativa howardiana, ovvero la nascita, la crescita e la caduta delle civiltà che di volta in volta raggiungono le più alte vette dell’evoluzione per poi sprofondare nella più sordida rovina e venire sopraffatte dalla poderosa barbarie giunta grazie a una popolazione più motivata a lottare per la propria sopravvivenza. Inoltre, come sottolinea lo studioso Dennis Rickard, abbiamo anche il riferimento a creature preadamitiche e superumane che avevano dominato la Terra prima della nascita dell’uomo.

Risvegliatosi da questo viaggio onirico, Conan torna alla nave e scopre con sgomento che l’equipaggio e Bêlit sono stati barbaramente trucidati. Subito dopo viene assalito da un branco di iene, che massacra agevolmente, e poi affronta la scimmia alata, che comprende essere l’artefice di quei delitti. Mentre sta per essere sopraffatto, appare lo spettro della sua amata che ha l’effetto di distrarre il mostro e permette al Cimmero di ucciderlo.

La conclusione di questa storia ci presenta un Conan pensoso e triste per la perdita della sua amata Bêlit:

Per lui, ora, lo splendore azzurro e scintillante delle acque era più repellente che non le alte fronde che si agitavano e bisbigliavano alle sue spalle, narrandogli di terre selvagge e misteriose che si stendevano al di là: terre in cui presto si sarebbe tuffato.