La figlia del gigante dei ghiacci è il quarto racconto in ordine cronologico del ciclo originale di Conan, pubblicato postumo nel 1953 sulla rivista Fantasy Fiction. In Italia, la casa editrice Nord ha pubblicato questa short story nel 1978, includendola in Conan di Cimmeria, secondo volume della serie dedicata al Cimmero, ed è anche è disponibile con il titolo Dei del nord in Conan il barbaro, volume curato da Giuseppe Lippi per Mondadori nel 2016.

Secondo la ricostruzione filologica di Lyon Sprague de Camp, stanco di dimorare nelle opulente terre civilizzate dove la stregoneria regna sovrana il Cimmero decide di tornare nelle lande settentrionali, unendosi a una spedizione di razziatori Æsir nei territori del Vanheim, luogo che nell’Era Hyboriana si colloca a ovest di Asgard, nell’estremo nord, dove secondo la mitologia norrena albergavano i Vani.

La scena si apre con la descrizione di una distesa ghiacciata sulla quale sono ammassati al suolo una pletora di soldati caduti in battaglia. Conan si trova ad affrontare in duello un nemico arcigno che, sebbene non lo uccida, lo colpisce sull’elmo facendolo cadere in un deliquio profondo. Successivamente un cachinno ferino lo scuote da quello stato di torpore e Conan si trova dinanzi a una ragazza il cui corpo:

Pareva d’avorio; ad eccezione di un lieve velo d’organza, era nuda come il giorno. I suoi piedi esili erano più candidi della neve che calpestavano

Il Cimmero resta folgorato dalla bellezza abbacinante della donna ed è attonito per il fatto che costei si presenti praticamente nuda e totalmente incurante del freddo polare che affligge quei territori, che avrebbe sicuramente ucciso qualsiasi altro essere umano abbigliato in quel modo. Comunque, il barbaro le riferisce di essere l’unico sopravvissuto del conflitto appena terminato e dal canto suo l’interlocutrice lo schernisce, sfidandolo a catturarla. Anche se stremato dal combattimento, Conan non accetta di essere provocato impunemente e:

I suoi occhi azzurri mandavano fiamme, e il suo volto abbronzato e segnato dalle cicatrici era contorto in una smorfia. L’ira gli agitava l’anima, ma il desiderio della figura provocante che aveva davanti a sé gli martellava le tempie, gli spingeva nelle vene il sangue selvaggio. La passione, bruciante come un tormento fisico, inondò tutto il corpo, e terra e cielo ondeggiarono arrossati davanti al suo sguardo confuso.

Schiumante di rabbia e di passione, insensibile alla debolezza, il Cimmero si lancia quindi all’inseguimento della donna. Sebbene trascorrano alcune ore, non riesce a raggiungerla, sino a quando la strada non gli viene sbarrata da due giganti. La ragazza afferma allora di essere la sorella di quelle creature e intima loro di uccidere Conan. Senza ulteriori indugi, gli esseri gargantueschi si gettano con furore contro il barbaro:

Una lama ricoperta di ghiaccio lampeggiò davanti ai suoi occhi, abbagliandolo con il suo chiarore, e lui rispose con un terribile fendente, che mozzò una gamba dell’avversario, all’altezza del ginocchio. Con un muggito, la vittima cadde a terra, e nello stesso istante Conan fu spinto nella neve, con la spalla intorpidita, da un colpo di striscio del secondo nemico: un colpo d’ascia che l’avrebbe ucciso, se non fosse stato deviato dalla cotta d’acciaio. Il Cimmero vide troneggiare su di sé il gigante, come un colosso scolpito sul ghiaccio, stagliato contro il gelido splendore del cielo. La scure si abbassò… per conficcarsi profondamente nella neve; ma in quell’attimo la spada di Conan sibilò dall’alto in basso. Il gigante piegò le ginocchia e si accasciò a terra lentamente nella neve, che divenne scarlatta per il fiotto di sangue sprizzato dal suo collo

Leggendo queste poche righe si evince che Howard di certo non lesina i dettagli più truculenti nelle sue descrizioni degli scontri all’arma bianca, tanto che le accuse mosse dagli apologeti del grimdark sul fatto che nello sword and sorcery non siano presenti il realismo e la violenza risultano quantomeno risibili. Sarebbe meglio che costoro pontificassero meno e studiassero con più attenzione non dico tutte, ma per lo meno le opere principali del genere. Ma tant’è.

Volgendo lo sguardo alla mitologia norrena, apprendiamo che i giganti sono esseri mostruosi e antichissimi, che si contrappongono agli elfi e agli dei e che rappresentano le forze elementari. Sebbene dotati di grande saggezza, questi titani sono generalmente malvagi, brutali e mettono continuamente in pericolo l’ordine costituito. Secondo Jean Chevalier la vittoria su queste creature costituisce l’ostacolo che l’uomo deve superare per liberare la propria personalità.

Tornando alla vicenda, pare impossibile ma in pochi battiti di cuore il Cimmero riesce a mandare al creatore entrambi i giganti. In questo modo notiamo ancora una volta come il barbaro, senza alcun aiuto soprannaturale, riesca a prevalere contro esseri mostruosi grazie soltanto alla sua possanza fisica e alla sua abilità di guerriero, vale a dire facendo ricorso alla volontà di potenza, incarnando magistralmente il superuomo nietzschiano.

Sul punto pertanto possiamo concordare con quanto asserito da Fritz Leiber, il quale afferma che:

Conan è il superuomo, anzi il super barbaro in cui Robert Ervin Howard riuscì a infondere i suoi sogni di forza, pericolo e avventura continua, di audacia erotica e in combattimento, di impulsi ardenti seguiti all’istante, ma anche di un codice d’onore senza macchia e senza concessioni. È un vero eroe del Valhalla: di giorno combatte e soffre, la notte banchetta e amoreggia ma l’indomani è pronto a tuffarsi in nuove avventure. L’Era Iboriana in cui sono ambientati i suoi racconti è uno dei mondi fantastici meglio delineati: plausibile geograficamente ed economicamente, provvisto di una storia e di una preistoria che comprendono molte culture e molte razze, popolato di mendicanti e di re, di contadini e di poeti, di regine e di schiave, e, naturalmente, di guerrieri e incantatori.

Dopo aver assistito al massacro dei fratelli, la ragazza è stupefatta non solo per l’uccisione dei giganti ma anche per la rapidità con la quale Conan è riuscito a mettere fuori gioco quegli energumeni, e si mostra inorridita per l’atavica brutalità sprigionata da quel barbaro prodigioso. Di conseguenza riprende a fuggire e Conan si getta nuovamente all’inseguimento a rotta di collo fino a quando riesce a raggiungerla:

Il corpo snello di lei si piegò all’indietro, e si dibatté freneticamente in quelle braccia d’acciaio. I riccioli d’oro si sparsero sulla faccia del barbaro, accecandolo con il loro splendore; il contatto con quel corpo sottile, che gli si contorceva tra le braccia coperte di maglia d’acciaio, lo fece impazzire ancora di più. 

Non possiamo non evidenziare come emerga in maniera del tutto superficiale l’erotismo, costituito dall’avvenenza della flessuosa fuggitrice, anche se non si trascendono i limiti della decenza. È evidente inoltre che il desiderio del Cimmero di congiungersi carnalmente con la donna è ormai giunto all’acme, comportando la volontà di concupire bestialmente quella creatura eterea tanto bella quanto misteriosa.

Quando ormai pare essere in suo totale potere, la ragazza riesce a divincolarsi dalla morsa di Conan e invoca l’aiuto di Ymir tanto che:

Il cielo s’illuminò di gelido fuoco. Il corpo bianchissimo della ragazza venne improvvisamente avvolto da una fredda, azzurra fiamma, così accecante che Conan dovette sollevare le mani per proteggersi gli occhi dal bagliore insopportabile. Per un fuggevole istante, i cieli e le montagne innevate s’inondarono di bianche fiamme sfrigolanti, azzurri dardi di luce glaciale, gelidi fuochi scarlatti. Poi Conan barcollò e lanciò un grido acuto. La ragazza era sparita.

Per comprendere appieno tale circostanza ci viene in soccorso la storia delle religioni. Nella fattispecie Joseph Campbell, descrivendoci l’avventura dell’eroe, ci parla della Signora della Casa del Sonno, una figura mitologica che può essere comparata alla ragazza della vicenda in questione, che è presente nelle tradizioni di ogni cultura umana e che rappresenta la bellezza incarnata e la somma di tutti i desideri. Inoltre Snorri Sturluson ci insegna che Ymir è il primo degli esseri viventi e:

Per nulla affatto lo consideriamo un dio. Era malvagio con tutta la sua discendenza, che chiamiamo dei giganti della brina. E così si racconta che egli dormisse e cominciasse a sudare, e allora sotto il suo braccio sinistro crebbero un uomo e una donna, e che un suo piede concepisse con l’altro un figlio. E così nacquero le stirpi dei thursi della brina. E quell’antico gigante della brina noi lo chiamiamo Ymir.

In ogni modo, dopo questo evento che spezza le comuni regole della fisica e trascende la realtà, comportando un diretto intervento soprannaturale, Conan sviene, e quando si sveglia viene tratto in salvo da alcuni suoi compagni d’arme, che gli riferiscono di essersi attardati a causa di un’imboscata. Il Cimmero racconta esaustivamente quanto gli è accaduto in quelle lande desolate, ma viene giudicato inattendibile dai guerrieri che lo ritengono in preda a un folle delirio. Il più anziano di essi riferisce tuttavia di essere a conoscenza di quella storia e che quella donna:

Era Atali, la figlia di Ymir, il gigante dei ghiacci! Viene nei campi di battaglia e si mostra ai moribondi […] Adesca i guerrieri, li allontana dai campi battuti e li conduce nelle distese deserte per farli uccidere dai suoi fratelli, i giganti del ghiaccio, che poi depongono sulla tavola di Ymir i rossi cuori degli uomini, ancora fumanti.

È interessante sottolineare sotto un profilo meramente letterario che – leggendo questa storia in maniera superficiale e ancorandosi disperatamente all’interpretazione dominante del politically correct – sarebbe facile catalogare Howard come un misogino. Viceversa, analizzando con attenzione questo racconto e seguendo l’orientamento dello studioso Winter Elliot, è possibile arguire che Atali non può essere considerata vittima ma carnefice, in quanto sfrutta la propria avvenenza per irretire i guerrieri e condurli alla morte per mano dei giganti dei ghiacci. In questo modo, il Maestro di Cross Plains dimostra ancora una volta di essere stato all’avanguardia per l’epoca in cui è vissuto, presentando una storia originale ed emancipando la donna dal ruolo di mero soggetto passivo della bramosia e della brutalità maschile.