Il tema che più di ogni altro caratterizza il futurismo è certamente la velocità. Ma cos’è la velocità per il movimento artistico fondato da Marinetti? Innanzitutto va sottolineato che il semplice andar veloce esclusivamente materiale, porta con se dei limiti incapacitanti ai quali l’uomo futurista non avrebbe potuto sottostare. Colui che può guardare solo avanti, incapace di alzare lo sguardo al cielo, fa della sua vita ciò che Dante chiama un correre alla morte, viene cioè relegato ad uno spazio e ad un tempo, partecipando così a una inutile corsa orizzontale; al contrario i futuristi affermavano la necessità di oltrepassare lo sguardo romantico teso all’orizzonte sostituendolo con lo slancio d’animo che esorta a penetrare gli spazi verticali nelle profondità dal cielo.

Bombardamento notturno - Tullio Crali (1930)

Bombardamento notturno – Tullio Crali (1930)

Da una parte il mesto tramonto all’orizzonte, dall’altra la luce abbagliante del sole alto di mezzogiorno. D’altronde lo stesso Manifesto Futurista tratteggia questa verticalità evocando l’immagine plastica del promontorio estremo dei secoli, laddove la velocità acquista un carattere metafisico tanto da poter affermare:Il tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, perché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

Il tema della velocità quindi, affrontando e varcando i limiti imposti da ritmi e forme, si eternizza in una dimensione universale. A questo punto l’uomo futurista non è più un corpo meramente materiale ma acquista una componente spirituale nuova e invulnerabile che fa dire ai futuristi:

Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

L’immagine verticale della cima del mondo è indicativa di quanto il concetto di velocità sia il giusto mezzo per giungere ad un vertice assiale, sul quale l’uomo futurista è finalmente libero di mostrare la sua intelligenza attiva e dunque: creare.

Aerocaccia - Tullio Crali (1936/38)

Aerocaccia I – Tullio Crali (1936/38)

Questo ascendere verticale ha accompagnato lo stesso movimento in più fasi, nel 1924 Prampolini parla della:

Creazione di una nuova espressione artistica imperniata nella fusione dei rapporti tra materia e spirito, destinata a fissare in una sintesi assoluta l’architettura spirituale dell’anima umana.

In questa chiave andrebbero lette anche le opere pittoriche spirituali e misticheggianti di Fillia (Natività-Morte-EternitàLa Sacra Famiglia) e Dottori (Crocifissione). Ma è solo nel 1931 che le aspirazioni più spirituali del futurismo trovano una loro realizzazione pratica nel Manifesto dell’Arte Sacra Futurista curato da Marinetti e lo stesso Fillia. Per quanto questo nuovo atteggiamento nei confronti dell’arte sacra possa sembrare una rottura con il futurismo ferocemente anticlericale degli albori, va comunque riconosciuta una coerenza strutturale proprio nei concetti base di velocità e superamento di quei limiti ancora troppo umani. Ogni parola del manifesto esprime quella compenetrazione di spazio-tempo e sintesi dinamica tanto cara al Marinetti della prima ora, non a caso già nell’introduzione si afferma:

il Futurismo, distributore di energie, pone all’Arte Sacra il seguente dilemma: o rinunciare a qualsiasi azione esaltatrice sui fedeli o rinnovarsi completamente mediante sintesi, transfigurazione, dinamismo di tempo-spazio compenetrati, simultaneità di stati d’animo, splendore geometrico dell’estetica della macchina.

Dunque Marinetti e Fillia non fanno alcun passo indietro ideale bensì promuovono un processo integratore, che penetra fieramente, con le caratteristiche proprie del movimento futurista, all’interno dell’arte sacra. Con questo Manifesto i futuristi non hanno ricalcato in chiave artistica le orme del Concordato tra Stato e Chiesa del ’29 ma, in assoluta coerenza, hanno raccolto una sfida artistica ormai inevitabile per un movimento che si definiva nazionalista in un paese la cui quasi totalità degli abitanti era cattolica.

Autoritratto simultaneo - Enrico Prampolini (1923)

Autoritratto simultaneo – Enrico Prampolini (1923)

La partita viene giocata da Marinetti e Fillia senza alcuna reticenza, anzi con la consueta spavalderia tipica del movimento, nel manifesto si afferma che:

soltanto gli aeropittori futuristi, maestri delle prospettive aeree e abituati a dipingere in volo dall’alto, possono esprimere plasticamente il fascino abissale e le trasparenze beate dell’infinito.

Dunque Marinetti reclama per se stesso e i suoi l’esclusività nel trattare queste tematiche e aggiunge:

Ciò invece non è consentito ai pittori tradizionali, tutti più o meno legati dall’ossessionante realismo, tutti ineluttabilmente terrestri e quindi incapaci d’innalzarsi fino ad un’astrazione mistica.

In questo punto del manifesto si palesa in modo inequivocabile l’attenzione futurista verso le altezze verticali e nello stesso tempo si criticano i pittori tradizionali, passatisti ed orizzontali, considerati quindi incapaci di uno slancio mistico. La velocità non viene abbandonata ma ancora una volta si fa mezzo per il superamento dei limiti, ancora una volta l’uomo futurista sente l’obbligo di scardinare la gabbia dello spazio-tempo, delle forme e dei ritmi, e trova nei dogmi cattolici dei banchi di prova che lo invitano all’ennesima sfida che i futuristi affrontano coraggiosamente, proclamando:

soltanto gli artisti futuristi, che da vent’anni impongono nell’arte l’arduo problema della simultaneità possono esprimere chiaramente, con adeguate compenetrazioni di tempo-spazio, i dogmi simultanei del culto cattolico, come la Santa Trinità, l’Immacolata Concezione e il Calvario di Dio.

Insomma il futurismo non nega i dogmi cattolici e la religiosità della stragrande maggioranza degli italiani, anzi si propone di essere l’alfiere artistico di queste tematiche in virtù di una preacquisita conoscenza di queste Verità ma allo stesso tempo rimane anticlericale poiché afferma di essere arrivato a padroneggiare certi temi non grazie al magistero della chiesa ma grazie al concetto di simultaneità: specchio dell’eterna velocità onnipresente.

text4136 (1)

In Verticale – Guido Santulli