È nota l’affermazione di Friedrich Nietzsche per cui la vita senza la musica sarebbe un errore. Secondo il giovane Papini sarebbe invece la cosa che più si avvicina alla magia. C’è poi chi la vede come una scorciatoia per toccare cieli inesplorati, per esprimere l’inesprimibile, come fosse una vera e propria religione. Scrive infatti Gennaro Malgieri nel suo Lessico inattuale (Minerva Edizioni, Bologna, 2013):

l’incoercibile bisogno della ricerca dell’Assoluto passa attraverso la musica poiché con essa si colloquia con gli Angeli e, forse, direttamente con Dio.

Lo stesso bisogno di Assoluto pare animare il Cioran che emerge da questo carteggio inedito recentemente pubblicato dalla casa editrice Mimesis: Emil Cioran, George Bălan, Tra inquietudine e fede. Corrispondenza (1967-1992), a cura di Antonio Di Gennaro (traduzione italiana di Ionuț Marius Chelariu).

Copertina del libro

Bălan è, al momento della corrispondenza, un giovane musicologo rumeno appassionato di teologia. Nell’agosto del 1965, per caso e in circostanze alquanto singolari, si ritrova a leggere un’opera scritta da un misterioso connazionale di cui ignora il nome. Succede che, rientrando a casa di un amico dopo un’escursione in montagna, Bălan, non sapendo bene cosa fare, inizia a frugare in giro quando, nascosto dietro la stufa, trova un oggetto che pare essere un libro:

…ma in che stato di degrado! Mancava non solo della copertina, ma anche di molte pagine. Compresi che era lì per accendere il fuoco in inverno. Ciò che ne restava, tuttavia, bastava al mio bisogno di passare il tempo […]. Erano brevi saggi, un po’ poetici, un po’ filosofici […] Inoltre, la magia metaforica del suo stile era incantevole. Avrei fatto di tutto per ottenere quel libro nella sua forma integrale, mi sarei anche informato sugli altri di quest’autore – ma chi era?

Poi a un certo punto, trova nella parte inferiore di una pagina l’indicazione che stava cercando: Emil Cioran, Cartea amăgirilor. Si tratta del Libro delle lusinghe, ad oggi inedito in italiano.

Quel libro, le cui pagine inziali erano finite per alimentare la stufa, pare seguire il destino che lo stesso autore aveva annunciato per sé nella sua opera prima Al culmine della disperazione: “Sono un uomo da gettare tra le fiamme”. E qualcuno sembra averlo preso in parola. Come Alexandra Laignel-Lavastine (autrice del saggio Il fascismo rimosso: Cioran, Eliade, Ionesco, UTET, 2008) che, dopo aver spolverato il “passato scabroso” del giovane scrittore rumeno, suggerisce ai lettori di bruciare l’intera opera cioraniana. Con molta probabilità il padrone di casa ha utilizzato le pagine di Cioran come alimento per il fuoco per ragioni più pratiche che ideali: liberarsi di un autore scomodo. Perché gli anni che coprono la corrispondenza sono gli anni della Repubblica Socialista di Nicolae Ceaușescu, e personalità come Cioran o Eliade, col loro passato da guardisti fedeli a Codreanu, sono autori vietati su cui la scure della censura comunista cade violentemente. Entrambi hanno infatti riparato all’estero auto-esiliandosi dalla terra natia, per dimenticare il passato e rifarsi una vita altrove, voltando pagina in maniera forse un po’ repentina.

Ritrovo degli esuli rumeni a Parigi: Emil Cioran, Eugène Ionesco, Mircea Eliade

Ritrovo degli esuli rumeni a Parigi: Emil Cioran, Eugène Ionesco, Mircea Eliade

La Guerra fredda è in atto, e sfogliando il carteggio il clima soffocante dei tempi si percepisce appieno. Bălan, dopo aver scoperto il nome dell’autore del libro scampato al rogo, inizia a procurarsi tutte le opere di questo eminente sconosciuto. Una in particolare lo attrae su tutte, per la veemenza e il fervore che la caratterizza. Si tratta del libro più politico, il più proibito in assoluto di Cioran: Schimbarea la față a României (Trasfigurazione della Romania, anch’esso inedito in Italia), opera controversa in cui il giovane pensatore transilvano auspica per il proprio Paese un destino storico, sul modello della Germania nazionalsocialista. Nel 1934 arriverà infatti ad affermare:

Non c’è uomo politico al mondo d’oggi che m’ispiri più simpatia e ammirazione di Hitler.

Entusiasmi giovanili, che Cioran preferirebbe non ricordare. Scrive infatti in risposta alla prima lettera del suo ammiratore:

Credevo che questi libri fossero stati dimenticati, avendoli io stesso scordati […] Purtroppo per me sono diventato più equilibrato e le stravaganze della mia giovinezza mi appaiono ora quasi inconcepibili. Che umiliazione dover assistere all’estinzione dei nostri deliri! Dov’è il folle che ero?

Corneliu Zelea Codreanu assieme ai legionari della Guardia di Ferro (1937)

Corneliu Zelea Codreanu assieme ai legionari della Guardia di Ferro (1937)

Bălan pare non comprendere il fastidio e l’imbarazzo dell’interlocutore nel parlare di quel periodo funesto, e si esalta per le affermazioni profetiche contenute nella Trasfigurazione della Romania, facendole presente al suo autore. Cioran, imbarazzato, glissa e rifiuta con cortesia il titolo di “Maestro” con cui l’ammiratore lo saluta. E in una lettera da Parigi datata 14 maggio 1968, Emil, guardando la folla di giovani manifestanti dalla mansarda di rue de l’Odeon, commenta i disordini che gli ricordano i tempi ‘eroici’ della Guardia di Ferro. In essa rivede “la stessa isteria, le stesse convulsioni, lo stesso nulla e gli stessi segni premonitori” di allora. E poi conclude con una sentenza:

Niente di buono potrà uscire da tutto ciò. Se solo penso che c’è stato un tempo in cui ho amato tutto questo! È chiaro: sono invecchiato.

Oltre ad aver rimosso il proprio passato scomodo, Cioran confessa di voler dimenticare il rumeno per meglio imparare la lingua del Paese in cui si trova a vivere. Imparare il francese è ciò che definisce la prova più dura della sua vita. La precisione e il rigore che essa richiede gli appaiono come una camicia di forza in confronto all’elasticità rumena: la conoscenza richiede sempre una certa dose di sofferenza. E anziché rivangare il passato, trovandosi a colloquiare con un musicologo – un po’ per passione, un po’ per pudore –, preferisce portare il discorso su altre note. In una lettera da Parigi, datata 19 marzo 1969, confida a George Bălan la sua passione per Bach, che ritiene essere la sola costante della sua vita. Bălan è, però, anche un aspirante teologo. Ma tra musica e fede Cioran non fa molta differenza: se c’è qualcuno che deve tutto a Bach, questi è proprio Dio. Poiché a parte la materia, tutto è musica: Dio stesso non è che un’allucinazione sonora, scrive nei suoi Sillogismi dell’amarezza. E poi nei Quaderni ribadisce:

Ho una sola religione: Bach.

Johann Sebastian Bach

Johann Sebastian Bach

Ecco creato il ponte tra musica e religione a cui si accennava all’inizio. Ma quando Bălan muove il discorso sulla fede in Dio, Cioran non perde occasione per ribadire il suo scetticismo e la sua incapacità di credere.

Sono certo di aver cercato Dio, ma sono ancora più certo di aver fatto di tutto per non incontrarlo.

Dio è un rischio, si potrebbe affermare insieme al vecchio Prezzolini. Un rischio che un vero scettico non può permettersi. Il suo ammiratore ha però terminato i suoi studi, e nel giugno del 1970 egli è divenuto un teologo, proprio a Sibiu, la città che tanto ha significato per il giovane Emil. Qual miglior interlocutore per lui, amante della musica e ossessionato dall’idea della Creazione? Per questo si è scelto come titolo del volume Tra inquietudine e fede. L’inquietudine è superata dal rumeno in esilio sempre e solo attraverso la musica, che scavalca la fede, poiché al di là della musica tutto è illusione, anche l’Assoluto. Ma davanti a queste affermazioni con quale convinzione possiamo definire Cioran veramente ateo?

Il volumetto si conclude con l’ultima lettera che George Bălan, da Sankt Peter, invia a Cioran il 14 aprile 1992, di ritorno dalla Romania. Il Muro è crollato, l’Unione Sovietica dissolta, e Ceaușescu – l’uomo che si autodefiniva il “Genio dei Carpazi” – è caduto sotto i colpi di Kalashnikov tre anni prima. Ora che il Paese può veramente voltare pagina, Bălan torna a ricordare al suo eminente connazionale i tempi folli in cui sognava un futuro grande e terribile per la nazione.

Nicolae ed Elena Ceaușescu

Nicolae ed Elena Ceaușescu

È finalmente arrivata l’ora della ‘Trasfigurazione della Romania’ […]. L’eco della sua opera lì – finalmente alla portata di tutti – è enorme. Il suo pensiero potrebbe essere una delle fonti maggiori per il risveglio dell’élite intellettuale di questa nazione – di ciò che è rimasto dopo il disastro – che si verificherà in un futuro non molto lontano. Essa potrà trovare nei suoi scritti, e soprattutto in quelli giovanili, le domande ardenti di cui la coscienza, generalmente assopita, ha bisogno per ritrovarsi.

Illusioni: proprio ciò a cui Cioran ha voltato le spalle da tempo, di cui non sente più il bisogno. Alla lettera di Bălan non segue però alcuna risposta, o almeno questa non compare nel volume pubblicato. Forse Emil era troppo vecchio per rivangare gli anni delle passioni giovanili. O forse i primi sintomi del morbo di Alzheimer lo avevano già colpito, impedendogli di scrivere, di esprimersi, di pensare come un tempo. Tre anni dopo, il 20 giugno 1995, Cioran incontrerà la morte nel letto di un ospedale parigino. Oggi le sue opere, a più di vent’anni dalla scomparsa dell’autore, parlano alle nuove generazioni, come e più di prima. Perché – nota lo stesso Bălan nel saggio che chiude il volume – egli incarna lo spirito tormentato di questo secolo (il Ventesimo). Ma meglio di ogni altro ha annunciato il vuoto che il secolo successivo si sarebbe ritrovato davanti. Una fiamma cova sempre sotto le ceneri. Soprattutto se esse appartengono ad un libro dato alle fiamme. Soprattutto se l’autore è Emil M. Cioran.