Gli intrusi a palazzo (Rogues in the House, 1934) è il terzo racconto della saga originale di Conan, pubblicato sull’antologia Terror by Night e poi su Weird Tales. L’opera appare, per la prima volta, in Italia nel 1976; pubblicata in Conan! di Robert E. Howard, grazie alla Editrice Nord. Dal 2016, questa storia è disponibile con il titolo Nella casa di notte in Conan il barbaro, volume curato da Giuseppe Lippi per Mondadori che racchiude tutte le storie del Cimmero.

Sfogliando le prime pagine del volume, apprendiamo che Conan decide di lasciare la Nemedia, territorio che si è rivelato periglioso, e di dirigersi verso una delle città-stato della Corinthia, dove continua a praticare il furto.

La vicenda si apre con la scena della festa di corte, durante la quale Nabonidus, il Prete Rosso, consegna a Murilo un cofanetto contenente un orecchio umano: messaggio che suggerisce, neanche troppo implicitamente, d’evitare interferenze con i suoi affari politici. A dispetto dell’intimidazione, il giovane non accetta di buon grado l’avvertimento. Di conseguenza, si reca nei quartieri più malfamati del centro urbano per assoldare degli assassini e apprende che i migliori sulla piazza sono un Gunderiano e un Cimmero. Il primo viene catturato dalle guardie, grazie alle informazioni di un delatore, mentre il secondo riesce a fuggire.

Tuttavia Conan, assai debole dinanzi al languido fascino femminile, viene tradito dalla sua amante, preso dalle guardie e gettato in cella. Venuto a conoscenza della famigerata reputazione del barbaro, Murilo decide di affidarsi a lui e si reca nelle carceri:

Persino alla debole luce del sotterraneo e con le membra appesantite dalle catene, la forza primitiva dell’uomo era evidente. Nel corpo possente e nelle membra muscolose si combinavano la forza di un orso e la velocità di una pantera.

Murilo gli propone di liberarlo e di offrirgli denaro, a patto che uccida Nabodinus. Dal canto suo, il Cimmero accetta l’offerta e:

non mostrò alcun segno di sorpresa o turbamento. Non aveva né paura né la reverenza per l’autorità che la civiltà instilla negli uomini. Re o mendicanti, erano uguali per lui. 

Sul punto, occorre soffermarsi e svolgere alcune riflessioni.

Benché l’Era Hyboriana sia un mondo ancestrale e crudele, esistono già stati centrali con uno specifico sistema giuridico e un’amministrazione pubblica tesa a sanzionare le condotte illecite di coloro che trasgrediscono alle leggi e pongono in pericolo la pace sociale. Tutto ciò non interessa a Conan, il quale non ha alcuna remora a delinquere perché considera l’ordine costituito falso e privo di qualsivoglia fondamento di legittimità. In questo modo, non solo è un eroe nero, un antieroe radicale, ma possiamo considerarlo un vero e proprio delinquente naturale.

Al riguardo, Cesare Lombroso aveva individuato attraverso i suoi studi la figura del delinquete nato, ovvero quel soggetto che possedeva caratteristiche antropologiche, fisiologiche e psicologiche che lo rendevano antisociale e pertanto ostile al resto della comunità. Ovviamente, i ricercatori moderni hanno smentito e abbandonato questo genere di teorie che ritenevano la devianza originata da fattori biologici, psicologici e sociali. In particolare, il criminologo giapponese Hiroshi Tsutomu ha rilevato che le trasgressioni della legge avvengono non a causa della malvagità intrinseca dell’individuo, ma poiché questi, operando una scelta razionale, ritiene che l’atto illecito gli consenta di ottenere guadagno, potere, prestigio e piacere.

Nabonidus

Tornando alla storia, apprendiamo che Murilo, dopo esser tornato alla propria dimora, viene informato da un servo del fallimento del suo piano, in quanto Athicus, la guardia che aveva corrotto per liberare Conan, è stato colto in flagranza di reato e imprigionato dai gendarmi. Preso dalla collera, l’aristocratico decide di provvedere direttamente all’omicidio di Nabodinus. A ben vedere, la motivazione che spinge il nobile a uccidere il Prete Rosso è da attribuire al fatto che questi, grazie a suoi buoni rapporti in politica internazionale e alla sua invidiabile capacità di ordire complotti, è di fatto il vero sovrano incontrastato della città in quanto manovra come burattini sia il re che il cancelliere.

Giunto presso la magione del mago, Murilo scavalca il muro che cinge l’edificio e si imbatte subito nella carcassa del cane da guardia, che presenta l’osso del collo rotto e profonde lacerazioni. Una volta entrato in casa, il nobile trova anche il cadavere di un servo del Prete Rosso.

Dopo, il punto di vista cambia e comprendiamo che Athicus, la spia prezzolata da Murilo, in realtà è riuscito a liberare Conan e gli ha consegnato del cibo. Poco dopo, tuttavia, alcuni armigeri sono giunti ad arrestare la guardia per traffici illeciti che aveva posto in essere con la criminalità locale. Il barbaro, dal canto suo, ormai privo di impedimenti, non ha avuto difficoltà a uccidere il soldato giunto a presidiare la cella e a fuggire dal carcere, anche se:

Dato che era fuggito di cella da solo, non aveva debiti verso Murilo, ma era anche vero che se il giovane nobile non gli avesse tolto le catene e non gli avesse fatto mandare del cibo, la sua fuga sarebbe stata impossibile. Conan si convinse che doveva qualcosa a Murilo, e dato che era un uomo che pagava sempre i suoi debiti d’onore, decise che avrebbe mantenuto la promessa fatta al giovane aristocratico.

Da questa breve riflessione emerge, come nei precedenti racconti, il rude codice cavalleresco di Conan il quale, pur essendo un guerriero ferale che non esita a uccidere un uomo a sangue freddo, rispetta e onora i patti. Tuttavia, prima di ottemperare ai propri impegni, il Cimmero intende vendicarsi del tradimento subito che lo ha condotto agli arresti. Pertanto, si dirige verso il Labirinto:

Era davvero un dedalo di vicoli bui, cortili chiusi e strade tortuose, suoni furtivi e odori mefitici. Non c’era pavimentazione sulle strade; il fango e la sporcizia si mescolavano in un disgustoso guazzabuglio. Le fogne erano sconosciute; i rifiuti erano scaricati direttamente nei vicoli e formavano cumuli maleodoranti e pozzanghere. Se non si faceva attenzione nel camminare, era facile perdere l’equilibrio e affondare fino alla cintola in quelle pozze nauseabonde. Non era nemmeno inconsueto inciampare in un cadavere steso nel fango con la gola tagliata o la testa spaccata.

Leggendo questa succinta descrizione che illustra con estremo realismo i sobborghi di una città dell’Era Hyboriana, appare quantomeno balzana l’accusa mossa dagli accoliti del grimdark fantasy nei confronti dello sword and sorcery di rappresentare in maniera ideale, astratta, artefatta ed edulcorata le storie, la vita e i luoghi nelle proprie opere. Il luridume, la violenza l’orrore, l’erotismo, la tirannia e la paura sono sempre stati presenti nella fantasia eroica. Ma i fautori del grimdark non possono saperlo, dato che leggono solo i loro romanzi di riferimento, non studiano e si limitano a rappresentare una versione degenerata e deteriore dell’heroic fantasy.

Tornando alla vicenda, Conan giunge presso la dimora della donna che lo aveva tradito. Penetra furtivamente nella sua casa, uccide con un coltello l’uomo che è insieme lei, la ghermisce tra le sue membra poderose e la scaglia nel bel mezzo di un pozzo nero, divertendosi a osservarla mentre strilla. Come possiamo notare, vi è una sostanziale differenza tra la condotta del barbaro nei confronti degli uomini rispetto a quella tenuta con le donne. I primi, vengono barbaramente trucidati anche per una semplice offesa, mentre le seconde non vengono né uccise, né tantomeno picchiate, ma solo dileggiate.

Successivamente, il Cimmero si reca presso la casa del Prete Rosso e nelle fogne incontra Murilo, che gli riferisce di essere stato gettato in quel luogo da un demone infernale. I due pertanto si avviano in quella cloaca sino a quando non trovano Nabodinus. A questo punto, l’aristocratico spiega come sia stato scaraventato in quella discarica, asserendo di essere stato assalito da un essere il cui:

Corpo e l’atteggiamento non erano dissimili da quelli di un uomo, ma dal cappuccio scarlatto del prete sogghignava una faccia d’incubo e di follia! Era ricoperta di peli neri tra i quali rosseggiavano due piccoli occhi porcini; il naso era camuso con due grandi narici; le labbra aperte erano rovesciate all’indietro e si dischiudevano su due enormi zanne, gialle come i denti di un cane. Le mani che spuntavano dalle maniche scarlatte erano deformi e coperte anch’essa di una fitta peluria nera.

Murilo rinfaccia a Nabodinus le sue malefatte, aggiungendo che Conan, sebbene sia un barbaro, è più onesto di loro perché almeno uccide apertamente evitando sotterfugi. Poi, facendo buon viso a cattivo gioco, offre al Prete Rosso di fargli salva la vita, a patto di aiutarli a uscire dalle fogne.

Poi notano Thak e restano attoniti, il che spinge lo stregone a spiegare meglio la natura del mostro asserendo che:

Qualcuno lo definirebbe una scimmia, ma è differente da una vera scimmia quasi quanto lo è da un uomo. Il suo popolo abita l’Estremo Oriente, nelle montagne che limitano le frontiere orientali della Zamora. Non ce ne sono molti, ma se non saranno sterminati, credo che diventeranno esseri umani tra circa centomila anni. Si trovano in uno stadio in formazione; non sono né scimmie; come erano i loro avi, né uomini, come diventeranno i loro lontani discendenti. Abitano tra le alte rupi scoscese delle montagne quasi inaccessibili e non sanno niente del fuoco, non sanno costruirsi ripari o abiti, né conoscono l’uso delle armi. Tuttavia hanno una sorta di linguaggio, consistente per lo più in grugniti e schiocchi della lingua.

In questa circostanza, emerge il fascino che Howard prova per le terre immaginarie e per le creature mostruose che costituiscono uno spauracchio per l’uomo.

Riguardo a Thak, Nabodinus ci informa che lo aveva adottato da cucciolo, lo aveva istruito come un animale e lo utilizzava come servo e come guardia del corpo, anche se talvolta la sua parte umana cominciava a provare odio e ambizione. In particolare, lo stregone riferisce che la notte precedente, l’antropoide era impazzito e aveva ucciso il cane da guardia e il suo servo.

Osservando da uno specchio speciale, apprendiamo che nella casa di Nabodinus giunge una banda di nazionalisti decisi a uccidere il mago, ma Thak, mediante uno strano marchingegno, riesce a imprigionarli in una cella di vetro e a ucciderli attraverso l’esalazione del polline del Loto Grigio.

I tre pertanto decidono di rischiare il tutto per tutto. Murilo esce allo scoperto per attirare l’attenzione della creatura, che immediatamente lo insegue, e Conan le si getta alle spalle, sferrandole molteplici pugnalate al corpo. Il coriaceo scimmione non cede e artiglia il Cimmero al collo sino a quando il nobile non gli fracassa una sedia sul capo, distogliendo la sua attenzione e permettendo al barbaro di ucciderlo con un affondo al cuore.

Osservando il cadavere della creatura, il barbaro afferma:

Ho ucciso un uomo, non una bestia, questa notte. Lo conterò tra i grandi guerrieri di cui ho spinto l’anima nel buio, e le mie donne canteranno di lui.

La morte dell’antropoide non mette al sicuro gli avventurieri perché il Prete Rosso minaccia di uccidere Murilo e Conan tramite combustione, ma quest’ultimo è più rapido e, scagliandogli sulla fronte una sedia, lo ammazza. A questo punto, l’aristocratico domanda al Cimmero cos’ha intenzione di fare e il barbaro gli risponde di volersene andare da quella città, rivelando la sua indole di spirito libero.

In conclusione, non possiamo non rilevare che in questa storia, a differenza delle precedenti, non vi è una palese manifestazione dell’orrore soprannaturale e che Nabodinus, rispetto agli altri negromanti come Yara e Thoth-Amon, non fa uso della stregoneria per mantenere il proprio potere ma agisce con astuzia, ordendo machiavellici complotti e utilizzando macchinari dal sapore retrofuturistico che gli permettono di assurgere a vero dominatore incontrastato della città.