Il club degli insonni di Federico Mosso è un’avvincente galoppata nell’animo umano. Una puntata offensiva nelle profondità di quest’ultimo, dove passione, coraggio e aberrazione si incontrano. Le diciannove, brevi ma esaustive, biografie che l’autore ci regala ci offrono lo spunto per una rivisitazione storica dell’ultimo secolo e, soprattutto, un punto di paragone privilegiato tra le opposte sensibilità di due tipi di uomini, il decadente e molle individuo odierno, contrapposto al virile, sprezzante, e perché no, sanguinario uomo novecentesco.

Leggere le imprese e indagare il perché psichico di uomini come Guido Keller, Benvenuto Cellini, il barone Ungern, Rasputin o il principe Jusupov, non è solamente avvincente, ma, data la perizia e la profondità psicologica con cui ci vengono descritti dall’autore, un esercizio con noi stessi.

Il Club degli Insonni – GOG edizioni

Storditi da decenni di deserto culturale e da una scientifica volontà svirilizzatrice di marca progressista, gli invitati a questo esclusivo club saranno costretti a fare i conti con un’antipatica e subdola sensazione di inadeguatezza. Troppo il divario che gli anni hanno scavato tra i due tipi di uomini, troppo forti le personalità descritte, troppo deboli le nostre. Si rimarrà con il naso incollato fino all’ultima pagina, chiedendoci come abbiamo fatto a ridurci così.

Del resto, provate voi, ad immaginarvi alla presenza di ex ufficiale bianco in sella a un cavallo della steppa, alla testa di tremila mongoli che caricano altrettanti uomini dell’armata rossa; mentre scendete le scale mobili della metropolitana, il massimo che dovete temere è il non essere risucchiati da quest’ultime, non di certo una sciabolata di traverso o lo sguardo di fuoco del vostro generale davanti la vostra pusillanimità.

Pensare oggi, di volare su un biplano di tela, sorpassare le trincee nemiche, spezzonare, ingaggiare un duello con un altro pazzo della parte avversa è pura follia, non ne siamo in grado, ci mancano palle e motivazioni, insomma, siamo troppo sazi. È questa nostra sazietà, morale e materiale, che sta alla base del divario tra noi e loro, che ci impedisce di sovvertire le nuove caste sociali che il capitalismo ci ha imposto. Rasputin, il monaco siberiano, affamato com’era, invece, è riuscito a scalare e distruggere ogni barriera della morente civiltà zarista.

Rasputin circondato da un gruppo di visitatori nel suo appartamento di San Pietroburgo.

Solo un uomo dalla volontà granitica poteva qualcosa del genere. Già vincere la mortalità infantile del lago Bajkal e dintorni, fa dell’individuo in questione un super uomo, divenire l’eminenza grigia della dinastia dei Romanov, sconfina nella legenda. Amante impareggiabile, stregone taumaturgo, uomo dalla prestanza fisica impressionante, Rasputin, rimane l’immagine opposta dell’uomo occidentale moderno. Esempio principe della forza di volontà e che solo davanti l’inganno e il piombo dei falsi amici, non senza lottare, ha chinato la testa.

E ancora: cosa direste allo zio di Cristian de Sica? Cosa domandereste a Ramon Mercader se fosse seduto di fianco a voi al bancone del bar? Gli chiedereste se amare una donna per procura fa godere lo stesso, oppure, se l’urlo di morte di Trockij lo tormenta ancora? Gli chiedereste se le buffonate del nipote, che altro non è che un cugino di seconda, lo imbarazzano, o se invece, lo distraggono dai fantasmi del suo passato?

Accettereste di partecipare ad un folle raid automobilistico tra Pechino e Parigi? No, non prendiamoci in giro, noialtri siamo quelli da pancera a Lucera, di certo non l’equipaggio della mitica ITALA. Orgogliosa manifestazione italica di ingegneria e strafottenza, splendido macinino da quarantacinque cavalli con cui Borghese, Barzini e Guizzardi nel 1907 diedero inizio al lustro automobilistico nostrano. Ammettetelo, il solo pensare ad un’auto senza servosterzo vi ha fatto stancare le braccia.

Ramon Mercader

La galoppata psichica continua. Viene chiamata disturbo da accumulo, la tremenda e dissociante patologia che colpisce i fratelli Collyer. Langley e Homer vivranno così per decenni, accomunati da una fredda e scientifica avversione per il mondo esterno, si barricheranno nella loro casa di Harlem in compagnia della loro paccottiglia: riviste, enciclopedie, stoviglie, orologi, ciarpame, stracci e quant’altro la società dei consumi è riuscita a partorire. Soli e malati, non solo psicologicamente, si completeranno a vicenda fino all’inedia totale, fino a morire felici: soli.

Cuore di tenebra è un romanzo e Conrad si è ispirato alla storia di James Jameson per scriverlo. Vaporetti scalcinati e compagnie assortite, avventurieri, assassini, schiavisti, cannibali e la sorda superiorità culturale bianca a far da sfondo a una tragedia lugubre e malarica, una febbre di sangue che non ha scusa alcuna, se non la stessa bestialità umana.

Il club degli insonni è un libro per tutti che racconta le vite dei pochi: eroi, avventurieri, spie, assassini, figli di papà, puttane, froci e tutto il meglio o il peggio che il narcisismo e la pazzia possono generare. Un libro che spacca la nostra routine quotidiana, che ci fa riflettere sul valore della sanità mentale e su ciò che siamo disposti a perdere in suo nome. Insomma, se è vero, come dice l’autore, che l’insonnia della ragione genera mostri, non si può negare che la mostruosità della ragione partorisce altrettante aberrazioni.