Sotto il cielo dell’Australia, formula ardita, è come affermare di esplorare una parte di mondo periferico che non lo è più solo per l’apparente e stupefacente velocità iperfuturista che avvolge le nostre vite, le nostre percezioni, il senso dei significati profondi che mutano radicalmente schiacciati sull’istante di un’immagine fugace e sempre più virtuale e perciò verissima. Eppure anche questa quarta fatica di Mauro Buffa non tradisce, anzi, esalta quell’entusiasmo della lentezza sensitiva che pare ormai un dato consolidato e fruttuoso del suo narrare. Perché – diciamolo chiaramente – qui c’è ben qualcosa di più di un libercolo accurato e maneggevole: c’è un’esperienza donata con immediatezza e trasparenza. Di questi tempi un piccolo diamante.

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E l’avvio del testo è forse il più convincente dei quattro Ediciclo (una benedizione per questa tenace specola di viaggiatori), come quattro sono i vettori di traiettorie che da Perth incrociano Adelaide, Sydney, Brisbane, Ayers Rock, Melbourne, per il tramite di treni, bus, aerei, van… L’Australia è un qualcosa di più di un continente, è un sogno difficile da conoscere con quella serietà che i tempi impongono. Perché è terminata finalmente la stagione delle appartenenze e fuori tempo massimo comincia quella delle competenze. L’autore da questo punto di vista si è avviato per tempo su un sentiero abbagliante di suggestioni minute, di dialoghi rabberciati che nascondono rifrazioni preziose, cogliendo da subito la lentezza degli aussie peraltro composita ormai da una miriade di sfaccettature multietniche, transtutto, ma fissando con chiarezza che in Australia ci sono regole ferree: non siamo nel Far West italiano, patria dell’antico diritto romano….

Viaggiare nell’estate infuocata dei canguri – un simbolo abusato e fuorviante, anche se la copertina del libro è centrata con contezza mercantile –  può rappresentare un’avventura piena di comfort ed incognite, di calore umano ma anche di diffidenze raggelanti. Essere italiani può essere un vantaggio in certi luoghi (a Melbourne in un mese lontanissimo del fatidico – per noi – 1994, fummo trattati in guanti bianchi) ma da ovest a est la traversata mozzafiato offre opportunità, speranze, deserti dell’anima ma anche realissimi, implacabili. Partire, iniziare, cercare, trovare, promettere a se stessi che la vita deve essere interessante, non importa che sia attuale, deve essere uno scambio di energia, altrimenti si cambia rotta, radicalmente, non pacatamente…

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Stiamo galleggiando in un barile di petrolio magari in una giornata noiosamente interessante: il lettore è accompagnato anche verso il nulla, ma con cura. Ma è un nulla di infinite ricchezze incastonate nelle materie prime, risorse che assegnano a questa sterminata e variegata terra record comparabili e ardui, dirompenti e affascinanti come il Kakadu National Park, un luogo del cuore non contemplato, a dimostrazione che qui o si sta un mese almeno –  come minimo –  o è meglio dedicarsi ad altro. La stagione estiva certo una scelta da brividi e non da turisti, ma Mauro Buffa – uno spartano di qualità – dirige persino un microcosmo come l’istituto mocheno di cultura – lui che è un very international ma trentino doc, e per contraltare abituato non ai lussi ma all’entry level. Insomma è andato a cercarsele per i lettori della sua specie, ma anche per i curiosi come noi che lo inseguiamo da anni dalla scrivania…..

Sidney è una città moderna, appetibile, ma sa essere anche giustamente e irrimediabilmente competitiva, selezionata, pure dura, e incantevole allo stesso modo. Non traggano in inganno i deliqui dell’esotismo inesistente, qui si lotta come in un qualsiasi paese anglosassone: certo a ritmi tutti australiani, e i giapponesi forse per questo hanno colonizzato intere branche di un’economia, lottizzando alla lettera intere vie in molti meandri d’eccezione. Ma chi mette piede in questo paese e merita di restarci, dimostrando sul campo di valere il premio, si innamorerà ben presto di certe inguaribili consuetudini: una convivialità diversa dalla nostra, un rapporto molto stretto con la natura, qualunque essa sia, un atteggiamento verso l’esistenza molto amichevole, se le condizioni economiche e il grado di socievolezza raggiunge l’opportuno grado di umanità.

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Verso Brisbane ci si avvicina a un’area che offre lungo la costa ogni contraddizione, ma anche la possibilità di trovare ogni piacevolezza alimentare durante tutto l’anno, in un continente ove lo sport è sacro quanto e più dello studio verrebbe da dire, secondo canoni tipicamente statunitensi, almeno a livello di classe media – qui esiste ancora – minacciata da una disoccupazione  latente e da estremismi poco lungimiranti.

Il crogiolo australiano è molto più complesso di quanto dica una popolazione dispersa in uno spazio immenso, e quando Mauro Buffa da Brisbane penetra nel cuore aborigeno che batte ben poco, visti gli esiti di politiche discutibili, l’Outback prende il sopravvento, il dentro che sta fuori, qualcosa che è unico, sacro, bello, se si vuole, irripetibile, come tutto ciò che è peculiare.

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Ayers Rock.

Il meglio del libro è all’inizio e alla fine, incipit ed expedit, che lasciamo alla curiosità di chi sotto il cielo d’Australia vorrà vivere.

Perché di questo c’è solo bisogno, davvero.