Il noir (in italiano “nero”), riassumendo le definizioni che ne danno i principali dizionari, è un genere cinematografico e letterario in cui le opere sono caratterizzate dalla presenza di storie paurose, scene violente, trame criminose, atmosfere inquietanti. Le caratteristiche sono simili a quelle del giallo e del thriller, ma con qualcosa in più quanto ad elementi attinenti al macabro e all’orrore. In Al Tajar. La corrente, il nuovo romanzo di Mario Vattani uscito il 21 maggio per Mondadori (collana Strade Blu 2019) e già diventato un successo di pubblico e di critica, c’è tutto questo. E molto di più.

Intanto la copertina, di notevolissimo rilievo artistico. L’immagine è stata realizzata con uno scatto del fotografo egiziano di fama internazionale Youssef Nabil, che utilizza la particolarissima tecnica di colorare a mano le stampe fotografiche alla gelatina d’argento. In modo tale da eliminare i difetti della realtà e creare qualcosa che oscilla tra il nostro tempo e quello di un’altra epoca. E poi la storia, che ha per protagonista lo stesso Alessandro Merisi che alla fine di Doromizu (l’opera dello stesso autore pubblicata sempre per Mondadori nel 2016) lasciava rocambolescamente e avventurosamente il Giappone. Questa volta le sue avventure hanno come sfondo l’Egitto. 

Un Paese che l’autore dimostra di conoscere molto bene quanto ad usi, costumi, tradizioni e lingua. Del resto Vattani, che in qualità di esponente del corpo diplomatico italiano ha viaggiato moltissimo, al Cairo c’è stato davvero (ci ha vissuto e lavorato per quattro anni). E come ogni letterato che si rispetti, ha saputo fare tesoro di quanto assorbito, traducendolo in parole scritte in un modo, però, proprio solo delle grandi penne.

È il modo che consente a chi sfoglia le pagine dei suoi libri non solo di leggere. Ma anche di “vedere” di fronte a sé, con una precisione che affascina e colpisce, le vicende di volta in volta tratteggiate ad inchiostro. Come se anziché leggere un libro si stesse guardando un film. L’Egitto dunque. E in particolare la sua capitale, dove il protagonista, Alex, arriva da uomo in fuga da se stesso, dai suoi debiti, da una vita che sente non appartenergli più. Ed è a il Cairo che il venticinquenne, sedotto dal fascino della caotica e insieme bellissima città, decide di ricostruirsi. Anche se tale scelta comporta il compromettersi con il traffico di organi.

Il giovane, tra le luci e le ombre della sua storia personale e soprattutto del suo modo di affrontarla, si trova dunque catapultato in una realtà intensa, affascinante e piena di contrasti. Una realtà che non è la sua – non all’inizio per lo meno – ma che con i suoi profumi, colori, suoni e sensualità lo coinvolge al punto da sceglierla come possibile luogo in cui vivere da uomo nuovo.

Una realtà rappresentata magistralmente e molto liricamente da Vattani, che con pennellate più che con parole, mette davanti agli occhi del lettore il vero ed onnipresente protagonista del libro: il Nilo. O meglio la sua corrente, che si identifica con il destino che insieme orienta e trascina ciascuno di noi. Trasformandoci, mettendoci di fronte a decisioni da prendere tenendo presente il nostro bagaglio storia ed esperienza.

Nella quarta di copertina di “Al Tayar” si legge:

Nella danza macabra che unisce criminali, vittime sacrificali e donne incantevoli, a chi toccherà il trionfo, a chi la fuga, a chi una fine atroce? Il destino degli uomini non viene deciso dalla malvagità delle loro azioni, ma dallo scorrere inesorabile del Nilo.

Che è infido, subdolo e mutevole come la sabbia del deserto che circonda il Cairo. 

Mario Vattani

La vera domanda è: davvero non si può far altro che lasciarsi fatalisticamente andare, anche a costo di perdere l’anima, ad un percorso inesorabile di scelte obbligate già scritte? Non è invece possibile esercitare la nostra volontà nonostante il contesto che ci troviamo intorno? Alex Merisi fa il suo percorso tra amore e morte, luci ed ombre, angoscia e speranza. Un percorso durante il quale incontra persone che aggiungono o tolgono qualcosa alla sua vita (tra loro molte donne, ognuna delle quali per lui rappresenta qualcosa di particolare). 

Un percorso che è una continua ricerca di qualcosa. Di una speranza, della possibilità di un futuro. Della purezza che sente di aver perso. In tale cammino, costruito dall’Autore alternando istanti di profonde e liriche riflessioni con momenti d’azione tanto improvvisi quanto disumani e violenti, Alex fa le sue scelte. Circondato da decadenza, disordine e caos – che secondo Vattani sono il luogo migliore in cui trovare (o ritrovare) la purezza perché “la luce è più facilmente individuabile nell’oscurità” – Merisi arriva ad una conclusione. 

Sarà riuscito a trovare l’ordine nel caos? Sarà infine salvo o (eternamente) dannato? Oppure ancora alla ricerca di una nuova vita? Per saperlo, non resta che immergersi nella lettura del romanzo di Mario Vattani. Che trascinerà chi vi si accosta in un vortice di emozioni. Inarrestabili come la corrente. Come Al Tayar.