Capriccioso: ecco l’aggettivo che potrebbe definire con esattezza Afolibrismi di Simone Berni edito dalla neonata casa editrice OMSIM nell’estate del 2018 in una edizione di sole cento copie numerate. Il volume, che raccoglie 120 aforismi dedicati al fenomeno del Libro e a chi legge e soprattutto a chi colleziona con avidità libri rari e preziosissimi, rivela di essere un object d’art estroso, originale, insolito e paragonabile a una sorta di macchina del tempo.

A ben vedere, fisicamente, Afolibrismi è un libro come tanti altri, ma il lettore, al di là del primo impatto con il titolo frutto di un pratico e sintetico neologismo, ne intuisce la costruzione architettonica essenziale: si tratta infatti di un libro fatto di libri. E il termine fatto va inteso nell’accezione della sua fabrilità, ovvero del suo essere composto da una serie di frammenti di pensiero maturati sul Libro inteso come creazione superiore, come oggetto intellettuale, artistico e giocoso. L’ironia, il sarcasmo post-dadaista che anima la scrittura poetica di Berni (noto come il Cacciatore di libri par excellence), di primo acchito colpisce il lettore che viene invitato a divorare letterariamente il libro. Tuttavia, terminata l’operazione di lettura degli aforismi libreschi, il lettore si trova quasi a indossare i panni dell’esploratore e a muoversi nella libreria di casa per cercare di rintracciare quei libri che hanno contribuito a costruire il suo percorso intellettuale e esistenziale seguendo così i suggestivi suggerimenti offerti proprio da Afolibrismi.

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Questa recherche dei libri perduti potrebbe iniziare à rebours, cioè leggendo Afolibrismi a partire dal 113esimo afolibrismo:

Tutte le volte che entro in una libreria ho la strana sensazione di essere osservato.

Ed è vero: i libri non solo ci osservano ma custodiscono per anni l’energia e l’aura trasmessa da chi li possiede o li ha posseduti in precedenza. Tale affermazione non è provata scientificamente e non è soltanto una interpretazione dal flavour misteriosofico azzardata da chi maneggia libri esoterici, spaziando dalla magia alla metempsicosi, dalla reincarnazione all’alchimia. Nelle librerie sono i libri stessi a distinguersi e a farsi trovare quando il lettore li cerca. Ciò avviene per incantesimo perché il Libro è dotato del potere magico di confondersi, di mimetizzarsi tra gli altri suoi simili e soprattutto di scomparire come se fosse un fantasma per riapparire poi in tutta la sua fisicità quando meno uno se lo aspetta. Di sicuro questa è una visione fantastica, frutto della fervida immaginazione di chi scrive, ma tale prospettiva consente di trasformare la lettura di Afolibrismi in uno spettacolare viaggio nel tempo e nella letteratura.

Il cammino del lettore potrebbe allora riprendere dall’afolibrismo n.103:

Soffermarsi sui libri va sempre bene ma non quando avete le scarpe fangose.

Sagge parole che fanno sorridere, ma la memoria dovrebbe portare i lettori a spostare le lancette degli orologi al 4 novembre del 1966, il giorno della tragica Alluvione di Firenze, quando finirono sotto il fango devastante migliaia di capolavori, di opere d’arte e di libri rarissimi. In quei giorni, giovani da tutto il mondo si recarono nel capoluogo fiorentino per salvare la nostra Arte da quell’ondata di piena travolgente e distruttrice. Quei ragazzi dal volto anonimo si sporcarono le scarpe e camminarono su tanti libri inghiottiti dall’acqua e sbattuti per le strade, e in tanti casi riuscirono fortunosamente a recuperarli, a restaurarli, per questo furono chiamati gli Angeli del fango (uno di questi angelici volontari era proprio mio padre, Sergio Pautasso, che ai libri ha dedicato la vita intera).

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Il passaggio successivo in questa lettura a ritroso conduce all’afolibrismo n.76 dedicato a George Perec e alla riscoperta di uno dei suoi libri più eclatanti e rari: La disparition, lipogramma scritto senza mai usare la lettera «e» e per questo considerato per anni intraducibile nella nostra lingua. Ci ha provato con successo nel 1995 Piero Falchetta, saggista, letterato nonché storico della cartografia, e in suo onore è stato coniato da Stefano Bartezzaghi l’anagramma «Piero Falchetta = ha fatto il Perec». Al di là della fatica improba di Falchetta, La Disparition resta un capolavoro di scrittura creativa realizzato da Perec per lanciare un monito alle generazioni future: senza lettere la lingua muore e la letteratura, quella vera, scompare.

A proposito di detective della dimensione letteraria che giocano con il meccano delle parole, ecco che l’afolibrismo n.66 è destinato scherzosamente al romanziere Andrea Camilleri, che la gente confonde spesso e volentieri con il suo eroe romanzesco, il commissario Montalbano, quello pelato, diventato ancora più celebre dopo il successo della serie televisiva a lui intitolata. Qui il ricordo si fa assolutamente personale, perché tra le carte della libreria di casa Pautasso, s’è rinvenuto il testo originale della Laurea Honoris Causa in lingue e letterature straniere conferita allo scrittore siciliano dalla Università IULM di Milano nel 2002. L’incipit delle motivazioni della laurea recitava così:

Andrea Camilleri oltre a saper tenere insieme le fila di tante storie di genere diverso, riesce a coinvolgere in esse il lettore, da subito, in modo visivo, grazie alla sua storia personale di sceneggiatore che gli ha permesso di adottare, secondo il linguaggio cinematografico e televisivo, la tecnica di Simeon della sequenza di immagini e il meccanismo del giallo, richiamandosi anche al modello del racconto politico-poliziesco, inaugurato da Sciascia. Nasce così un nuovo linguaggio immediato e calzante…

Quelle parole furono vergate da Pautasso, allora professore universitario dopo essere stato poeta, critico, direttore letterario della Rizzoli e anche traduttore di alcuni libri di Perec come Pensare/Classificare, Storia di un quadro e 53 giorni. Leggendo il dattiloscritto dedicato a Camilleri si comprende quanto sia vero l’afolibrismo n.69 che dice che a volte saranno i libri (e certi documenti) a cercare noi e non viceversa, e quando avviene ciò, è per trasmetterci qualcosa di più, anche se si tratta soltanto di un ricordo affettuoso.

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Il cammino letterario di Afolibrismi prosegue tra freddure e calembour sino all’afolibrismo n.52, quello che rammenta al lettore che scrivere sui libri è qualcosa che fa accapponare la pelle, è come dipingere sui quadri. Eppure qualcuno che scriveva e dipingeva sui quadri altrui è esistito in carne e ossa ed è diventato pure famoso. È stato l’artista danese Asger Jorn, già membro del gruppo Cobra, tra i fondatori del Movimento Internazionale per una Bauhaus Immaginista, del Situazionismo di Guy Debord e dell’Istituto Scandinavo per il Vandalismo Comparato. Come ha scritto Luca Bochicchio in un illuminante saggio intitolato “Modificazioni contro il (cattivo) gusto dominante” (pubblicato nel catalogo della mostra Enrico Baj. L’invasione degli ultracorpi tenutasi nel 2016 a Aosta), nel 1959 Jorn iniziò assieme a Enrico Baj a violare con la scrittura e con gesti pittorici opere d’arte già esistenti creando nuovi lavori autonomi e originali. Due anni prima di dare vita alle Modifications, Jorn pubblicò un libro coraggioso intitolato Pour la forme, dove in primis invitò iconoclasticamente gli artisti a creare invece di continuare a parlare di loro stessi.

In questo percorso, vittima del détournement del lettore-detective-esploratore, le riflessioni alimentate da Berni sulla natura dei libri e sulle malattie inspiegabili che affliggono i possessori di libri, si potrebbero chiudere idealmente con tre afolibrismi strettamente legati al tema dei vampiri. Si tratta del n.39, del n.33 e del n.5: qui l’autore riconosce la natura demoniaca del Libro, del suo potere vampirico di attrarre le persone, e rammenta dei collezionisti che inseguono il mitico romanzo Dracula di Bram Stoker nella sua rarissima prima edizione inglese del 1897, alla quale possiamo aggiungere Dràcula. L’uomo della notte, pubblicato in Italia nel 1922 da Sonzogno nella rarissima collana intitolata I Racconti Misteriosi.

Asger Jorn, Le canard inquiétant

Asger Jorn, Le canard inquiétant

Arrivati all’inizio di Afolibrismi il lettore scopre che le riflessioni di Berni si aprono con una dichiarazione di natura tecnica. L’afolibrismo n.1 lo indica senza reticenze: In questo libro non esistono errori. Per questo in Afolibrismi non abbiamo cercato di rintracciare un refuso o un orrore tipografico, semmai abbiamo voluto leggere il libro controcorrente, sbagliando il verso non con l’intenzione di dare agli afolibrismi un altro senso ma per dimostrare che chiunque nel leggerli può vivere le illuminazioni libresche di Berni in maniera davvero libera, diventando a tutti gli effetti parte di un gioco intellettuale anarchico e capriccioso, fatto di libri rari e di altrettanti ricordi preziosi.