Chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica italiana? E’ questo l’ultimo giallo (sbiadito) della politica nostrana, un bel ossetto lanciato a tutti i media che scodinzolando vanno a spolparlo fino in fondo. Sarà Prodi, già 2 volte Capo del governo, gran Bancarottiere e per di più già impallinato dai ‘suoi’ meno di 2 anni fa? Oppure Padoan, Finocchiaro, Mattarella? O magari Martino, per vedere finalmente un ‘moderato’ (chissà poi cosa intenderanno con tale termine) assurgere alla massima carica dello Stato, come auspica il fu centrodestra?

Comunque signori, disperare non serve: aspettiamo pazientemente il 29 corrente mese (o giù di lì) e sapremo il nome del prossimo garante dello Stellone. Roba seria, eh. Quello che però è forse più interessante analizzare è l’ultima spregiudicata manovra parlamentare che dovrebbe decretare il suddetto nome. Ovvero il cosiddetto patto del Nazareno 2.0 (ma l’Altissimo non c’entra niente, si badi) tra Matteo Renzi, l’attuale premier, e Silvio Belusconi, si proprio lui, dato per finito per la centesima volta e per la centunesima risorto dalle proprie ceneri. Si dia il caso infatti che mentre Renzi mal sopporti i continui piagnistei dell’ormai ‘minoranza perpetua’ del Pd, che ha ridire su ogni iniziativa governativa e che si autopropone come tutelatrice del mondo del lavoro e del sociale (sic!), il 78enne Berlusconi sia ben contento di prestare al giovane fiorentino i ‘suoi’ voti in Parlamento per far passare due riforme fondamentali per il mandato del premier, cioè la legge elettorale ed il nuovo assetto del Senato. Fin qui storia nota. Ora però s’è fatta di stringente attualità la nomina del successore di Napolitano. E perché non riproporre questo schema anche per questo ulteriore passaggio? Presto detto: il nome è ovviamente top secret, ma il patto pare proprio blindato e già martedì 27 il capo di Forza Italia incontrerà il segretario del Pd per mettere la sua firma in calce al contratto.

Cosa ci guadagna Renzi? Innanzitutto la garanzia che le riforme passeranno come vuole lui e cioè sbilanciate a suo favore (per come sono messi il centrosinistra e il centrodestra ora il premio di lista anziché di coalizione avvantaggia il primo e visti gli equilibri regionali il Senato sarà per lungo tempo a maggioranza dem). Inoltre sancirà la definitiva marginalizzazione di quella sinistra interna di lungo corso che viene dal Pci/Pds/Ds che non l’ha mai amato e che lui si è sempre proposto di rottamare. Per farlo deve passare per l’odiato (dai suoi ma non da lui) Caimano? Poco importa, la realpolitik vince sempre. Berlusconi invece torna cosa al centro della scena politica e può scegliersi un Presidente ‘non ostile’. Che ricordiamolo sempre tra i suoi poteri continuerà ad avere quello di grazia. Forza Italia perde consensi e sarà danneggiata dalla nuova legge elettorale? Chissene’, risponde lui, per il quale il partito è sempre stato solo un prolungamento della sua personalità politica. E quindi sacrificabile in qualsiasi momento per salvaguardare il cuore ed il cervello, cioè lui. Siamo però certi che le fronde interne sia del Pd che di Fi dopo molti proclami roboanti e promesse di barricate, s’adegueranno alla spicciolata al nuovo trend, ansiose di perdere il treno che le consente strapuntini e prebende. Nuovo trend che non significherà un superamento delle vecchia dicotomia destra/sinistra in vista di ben più pregnanti conflittualità adatte al ventunesimo secolo (il che sarebbe invece auspicabile) ma soltanto un altro gradino  sulla scala che porta alla riduzione della politica all’amministrazione. Il tutto, sia chiaro, ben condito dagli slogan della semplificazione, della modernità, dello svecchiamento. E chi vorrà essere il barbaro fuori dal tempo che non si adegua? Nessuno, appunto. Siamo alle prove generali di un nuovo soggetto politico, aideologico, carismatico e pragmatico, ovvero il famigerato Partito della Nazione? In molti sono pronti a dire di sì, ma i più acuti rispondono che non se ne vede la ragione di formarlo concretamente. Nei fatti, esso c’è già.