Già Enrico Mattei nel ’60 comprese la necessità dell’Italia e dell’Eni di svincolarsi dalle “sette sorelle”, ricercare la propria indipendenza energetica lontano dal monopolio petrolifero anglo-americano, ripercorrendo quella che fu la via della seta. E da questa innovativa politica di Mattei il primo rapporto economico che nacque fu quello intercorrente tra Eni e lo scià di Persia, dal quale la compagnia italiana ottenne una concessione petrolifera particolarmente favorevole che, tuttavia, fece andare su tutte le furie i monopolisti d’oltreoceano e non solo. Probabilmente Mattei per quello “sgarro” pagò con la vita, ma la sua lezione da molti non è stata dimenticata.

A più di cinquant’anni da quelle oscure vicende l’Italia si ritrova a dover fare i conti con il gigante persiano. In questi giorni infatti il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, si è recato nella Repubblica Islamica dell’Iran per incontrare il presidente Rohani e il suo omologo Javad Zarif, e tale incontro è stato ampiamente pubblicizzato dalla stampa iraniana. Il nodo principale della questione affrontata sono le sanzioni applicate dal Consiglio di sicurezza Onu e dall’Unione Europea contro l’Iran a partire dal 2003, a causa del suo programma sul nucleare a partire. E da quanto emerso dai colloqui diplomatici il Governo iraniano ha manifestato la volontà di giungere ad un’intesa sul programma nucleare a condizione che le sanzioni vengano revocate; i quotidiani stranieri parlano di un accordo a portata di mano da concludersi entro giugno, ma c’è da esserne dubbiosi. Il venir meno delle sanzioni permetterebbe alla Repubblica Islamica di riaffacciarsi sostanzialmente dopo 36 anni sulla scena economica internazionale e presentarsi ancora una volta come interlocutore naturale ma indipendente dell’Occidente. E, sebbene Gentiloni abbia affrontato con il Governo di Teheran anche la questione della lotta al terrorismo, la discussione era imperniata soprattutto sui rapporti economici intercorrenti tra i due Paesi. Infatti l’Italia, sebbene continui ad essere il secondo partner commerciale europeo dell’Iran dopo la Germania, è stato probabilmente uno dei Paesi maggiormente colpiti dalle sanzioni, infatti il Sole 24 ore ha stimato una perdita nel commercio (soprattutto per le importazioni) di oltre 45 miliardi di dollari a scapito del Belpaese. Tuttavia è risaputo che in Iran è presente anche un mercato “non sanzionato” verso il quale devono attualmente puntare le aziende italiane, ma è doveroso ricordare che tali imprese si trovano a dover fare i conti ed operare in un mercato in cui i  concorrenti stranieri , soprattutto francesi e statunitensi, sono spesso sostenuti direttamente dai propri Governi, e quindi il confronto in termini di investimenti risulta spesso iniquo. Niente a che vedere, naturalmente, con gli aiuti di Stato che generano tanti isterismi in ambito comunitario.

Un’eventuale soluzione riguardo l’accordo sul nucleare e la conseguente eliminazione delle sanzioni potrebbe solo far bene all’Italia e alle nostre imprese, ed è necessario auspicare la stipula dell’accordo il prima possibile. Tuttavia il venir meno delle sanzioni e l’apertura eventuale dell’Occidente alle Repubblica Islamica, rimescolerebbe le carte in gioco in Medio Oriente dal punto di vista economico, energetico, e militare. Bisognerà dunque attendersi le reazioni di Israele e Arabia Saudita, paese, quest’ultimo, con il quale Eni dal 2012 ha sostituito la fornitura del petrolio greggio iraniano in seguito al disastroso embargo petrolifero promosso dall’UE ai danni del paese a maggioranza sciita.

Ad ogni modo, il fatto che il Governo Italiano, che spesso si è dimostrato colluso con interessi antitetici a quelli della collettività,  provi a ricucire un rapporto diplomatico e commerciale con un Paese ed una economia fondamentale nello scacchiere mediorientale fa ben sperare soprattutto per le sorti future delle imprese italiane che operano nel Golfo Persico. E’ giusto quindi iniziare a porre già da ora le basi per un nuovo rapporto con il Paese degli Ayatollah. E, sebbene si sia lontanissimi dalle politiche multipolari che potrebbero risolvere una volta per tutte gran parte dei problemi nazionali, non si può che guardare con spassionato interesse il ritorno del Capo della diplomazia italiana a Teheran.