Sentiamo ancora e spesso parlare dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che costituisce l’applicazione della cosiddetta tutela reale del lavoratore, disciplinandone in particolare il caso di licenziamento illegittimo, effettuato cioè senza comunicazione dei motivi ed in maniera ingiustificata o discriminatoria. Questo articolo si applica alle sole unità produttive con più di 15 dipendenti ed alle aziende con più di 60 dipendenti.

Nato come una conquista da parte dei sindacati e dei movimenti operai, e tuttavia votato dalla Dc con l’astensione del PCI, l’articolo 18 rappresenta oggi uno dei bersagli preferiti degli schieramenti neoliberali che occupano trasversalmente, da destra a sinistra, l’arena politica italiana. Non è un caso che proprio Matteo Renzi, leader dello schieramento di centrosinistra, abbia giorni fa definito la sopravvivenza dell’art. 18 come “il tentativo di mettere il gettone nell’iPhone”, quasi a voler dimostrare che la situazione economica e il mercato del lavoro sono incompatibili con una norma di questo genere. Il che è ovvio, visto e considerato che gli ultimi tre governi hanno intrapreso una strada che ci ha portati ad assecondare senza battere ciglio lo stato di cose in materia politica, sociale ed economica sopratutto. L’Europa vuole mobilità professionale e flessibilità salariale, Renzi accetta la sfida: “Il posto fisso non esiste più.” E mentre i dissidenti del suo partito scendono in piazza con i sindacati, il Circolo dei rottamatori minaccia scissioni e provvedimenti immediati.

Bisogna dire che, in un momento di equilibrio e di stabilità economica, l’art.18 rappresenterebbe di certo un limite al sistema economico stesso. Posizioni di mezzo, in questo senso, appaiono più sagge. Mentre combattiamo le politiche dei nuovi tecnocrati liberali, diffidiamo di posizioni di stampo esclusivamente socialista. Il mercato deve possedere una propria fluidità, mentre al lavoratore vengono garantiti tutti i diritti, un’esistenza dignitosa e le adeguate tutele sociali. Tuttavia, in un momento di crisi economica come questo, nel quale è in atto un progetto più subdolo e pericoloso, difendere l’art.18 diventa importante. Di quale progetto stiamo parlando? La creazione di un individuo senza valori, senza radici e senza lavoro. Senza lavoro fisso, senza certezze, sempre precario, sempre in bilico, incapace di progettare la propria esistenza e di costruire una famiglia. Questo è l’obiettivo principale della tecnofinanza; isolare l’uomo, renderlo vulnerabile sotto tutti gli aspetti. Gettare l’individuo nel limbo della precarietà economica si rivela dunque una mossa più che mai efficace. Nella sua imperfezione, l’art.18 si presta ad essere uno degli ultimi scogli ai quali il lavoratore ha la possibilità di aggrapparsi. Non a caso, come abbiamo detto, rappresenta un bersaglio importante per gli alleati della precarietà.