La modernità è contorno inconfutabile della crisi esistenziale dell’uomo moderno. Tra mercato del lavoro e tecnologia, egli è capace di spostarsi con grande velocità riadattandosi in un nuovi contesti urbani a lui, il più delle volte, sconosciuti. Durkheim definirà cronica la condizione dell’uomo moderno che viene trapiantato di colpo in una realtà fatta di orari e regole asfissianti, dove non è libero né di pensare e né di agire. E così vivono in queste condizioni milioni d’immigrati -e non- nel nostro paese, tra incomprensioni, criminalità e politiche integrative mal riuscite.

Come al solito il baraccone mediatico ci mostra gli italiani come un popolo d’ignoranti: incapaci di apprezzare la multiculturalità e di essere profondamente xenofobi. Leggere quest’ultima frase significa pensare alla Boldrini, significa pensare all’Innocenzi e alla scorsa puntata del programma “AnnoUno” (rivolta ai residenti di Tor Sapienza chiederà infatti:”Ora spiegate perché queste persone non possono vivere il loro sogno in Italia). Protetti della sinistra liberale e liberista, gli extra-comunitari sono coccolati e addomesticati alla fede politica del padrone che gli porge la mano per nutrirli. Razzismo all’inverso, se di questo possiamo parlare, ma non nell’ottica che l’immigrato è preferito all’italiano. Tutt’altro, l’immigrato è visto come una persona incapace, a cui bisogna rivolgere uno sguardo amorevole ed un bonus monetario per permettergli una vita decorosa, anziché avviarlo a professioni utili per il Paese.

Una massa scarsamente istruita, e quindi manipolabile, è considerata “utile” in quanto svolgerebbe mansioni che gli italiani “non vorrebbero più fare”. Insomma, delle bestie da soma. Utili al mercato (non hanno tutele e non sanno quindi muoversi nel mondo del lavoro in maniera autonoma ed efficiente), sono quindi utili anche alla politica (sono propensi a votare chi li nutre, anche se solo miseramente) formano quindi un gruppo molto omogeneo nella loro apatia strutturale. Lo sradicamento culturale li ha costretti ad ammassarsi nelle periferie delle metropoli del mondo “occidentale”: dalle banlieu di Parigi, ai quartieri neri di New York fino ad arrivare a Tor Sapienza a Roma e a vivere in condizione di semi-povertà se non di povertà assoluta. Ad allertare, finalmente, le istituzioni sono state i tafferugli avvenuti in via Giorgio Morandi, Tor Sapienza. Qui i residenti denunciavano scarso rispetto che gli ospiti del centro d’accoglienza avevano verso il quartiere: degrado e molestie la facevano e fanno da padrone.

Questo avvenimento ha ridestato l’opinione pubblica italiana da un lungo e bel torpore: la riuscita del “melting pot” anglosassone (anche quello in procinto di collassare su se stesso). I discorsi sulla multiculturalità portati avanti da Boldrini&co. Un’accozzaglia di pensierini senza capo né coda, senza una strategia adeguata e senza le giuste politiche integrative, laddove, per politiche integrative non s’intende la riduzione dell’individuo da elemento acculturato (in quanto possiede una cultura) a elemento de-culturizzato (la sua cultura viene derisa e portata a zero) ovvero non s’intende la rimozione dei crocifissi dalle scuole né tanto meno il divieto di celebrare il Natale nelle scuole in quanto offensivo per le altre culture o addirittura vietare l’ora di religione. Una giusta politica integrativa, figlia di una giusta politica immigratoria (si entra e si rimane se si hanno i giusti requisiti), sarebbe quella di mettere in contatto i bambini con le altre culture, di conoscere chi hanno affianco, di sapere perché si celebra il Ramadan perché si celebra il Natale o ancora perché gli induisti considerano come sacra la vacca.

Se d’ignoranza vogliamo quindi parlare, non tiriamo in ballo il popolo italiano, non tiriamo in ballo chi ogni giorno si ritrova in una società non propria, in cui non riconosce più se stesso. Piuttosto, gli ignoranti sono quei burocrati che hanno permesso tutto questo, che su dieci belle parole spese per immigrati e integrazione non ne hanno trasformata nessuna in atto pratico, che hanno preferito far proliferare la situazione anziché intervenire con politiche di “tolleranza zero” verso quelle situazioni di degrado, e non di destarsi dal meraviglioso sogno della multiculturalità una volta esplosa la bomba.