Prima il danno degli incendi nella macchia mediterranea, e poi la beffa: la Sardegna non potrà opporsi alle esercitazioni militari che si tengono all’interno del proprio territorio. È quanto deciso dal Tar dopo che, in seguito al rogo scoppiato il 4 settembre a Capo Frasca, la Regione aveva imposto delle prescrizioni antincendio all’interno dei poligoni. Ad avere nuovamente la meglio è stato dunque quel Ministero della Difesa che – a dispetto del proprio nome – sembra lavorare per interessi ben lontani da quelli del proprio Paese, e secondo il quale il blocco delle esercitazioni “provocherebbe gravissimi danni di natura operativa ed economica”.

Questa nuova vergogna è però solo l’ultima perla inanellata da un Paese che sempre più svende al miglior offerente le proprie ricchezze. Evidentemente non è stata sufficiente la distruzione di 25 ettari di macchia causata dal rogo di Capo Frasca, né è bastato dover lavorare contro l’ostruzionismo dei militari che in quell’occasione si rifiutarono di accompagnare il Corpo Forestale intervenuto per domare le fiamme. Non è neanche bastato rendersi complici del genocidio recentemente operato dagli israeliani lungo la Striscia di Gaza grazie ad armi italiane ed aerei esercitatisi – guarda caso – proprio in Sardegna. Tale supporto militare, che risulta peraltro illegale essendo all’epoca dei fatti Israele un Paese formalmente in guerra, rappresenta un’inaudita vergogna per un Paese la cui Costituzione fa del pacifismo un indiscusso pilastro fondante.
Niente di tutto questo è bastato alla nostra classe dirigente per ricoprirsi di vergogna e rassegnare le dimissioni, come si augurava – tra gli altri – l’ex governatore della Sardegna Ugo Cappellacci. Non è bastata la distruzione di parte del nostro patrimonio naturale, né lo spargimento di proiettili ed ordigni a pochi passi dalle spiagge ancora popolate dai bagnanti e dai turisti. Non hanno avuto effetti le manifestazioni e i cortei cittadini che a gran voce chiedevano l’interruzione delle esercitazioni, e non è bastata a ricoprire di insulsa vergogna la nostra classe dirigente quell’incredibile omertà contro cui si è scagliata con coraggio la Regione Sardegna. Non è servito alzare i livelli di inquinamento accettabile all’interno dei poligoni fino a tassi equivalenti a quelli delle grandi industrie per sfiduciare uno Stato che svende la salute e l’incolumità del proprio ambiente e della propria gente.

Michele Piras, deputato SEL e membro della Commissione Difesa, ha ricordato che “la Sardegna dal 1956 ad oggi ha già dato troppo agli interessi della Difesa e dell’Alleanza Atlantica”, aggiungendo che “è giunta l’ora di cambiare radicalmente il senso di marcia”. Il discorso si potrebbe ben estendere all’intera penisola italiana, che ospita da sola più di 100 tra basi ed installazioni militari statunitensi. Da Ederle ad Oristano, le proteste per la militarizzazione Nato del territorio italiano si sono avvicendate una dopo l’altra, ma senza trovare mai un interlocutore serio. Ma del resto gli accordi sulle installazioni USA son sempre stati coperti da segreto. E nessuno, proprio nessuno, sembra voler intervenire affinché questo scempio abbia fine.