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Il quartiere San Lorenzo di Roma (San Lollo come viene chiamato in maniera amichevole dai frequentatori abitudinari) è un rione popolare dai mille volti, così variegati che identificarlo meramente come una zona universitaria risulta riduttivo oltre che manifestante di una poca conoscenza delle dinamiche sociali. Collocato nella zona sud est della città, adiacente a via delle mura labicane, San Lorenzo è considerato uno dei quartieri storici di Roma – tristemente noto alla storia in quanto vittima dei bombardamenti alleati nel secondo conflitto mondiale – e incarna l’anima multiculturale e multireligiosa della città. Se si passeggia per le strade di San Lollo durante il giorno, in maniera particolare nel corso della mattina quando le urla provenienti dal mercato rionale sono ancora alte e i panni appesi alle finestre creano una cornice artistica che richiama vagamente all’espressionismo astratto, si ha la netta percezione di essere catapultati in un’altra epoca storica, lontana dalla grigia frenesia della società attuale.

San Lorenzo ha una sua anima, talmente pronunciata che anche chi non conosce il quartiere non può far a meno di avvertirla e cedere all’impressione di non esser più all’interno della capitale. San Lollo rappresenta quell’esperimento di resistenza alla gentrificazione che progressivamente sta fagocitando non già solo le grandi metropoli, ma ormai anche i piccoli e medi centri urbani. Con l’arrivo della sera San Lorenzo subisce una metamorfosi: da un immaginario che richiama ai paesini del centro Italia della metà del secolo passato, diviene sprezzante luogo di ritrovo culturale dove giovani e adulti si incontrano nei vari teatri, cinema, bar, piazze, per disquisire di politica, arte, sport e cultura.

L’anima notturna di San Lorenzo

Sono tanti i luoghi d’aggregazione che il quartiere offre, tante le iniziative artistiche che lo rendo vivo e danno così spazio a una magica sinergia tra le piccole botteghe degli artigiani e i nuovi pub persi tra le viette del rione. Dallo sport popolare, fino ai dibattiti politici, passando per i tornei di biliardino, il rione propone una moltitudine di alternative per la popolazione romana.

Come già detto precedentemente San Lorenzo ha una sua propria anima e nel suo DNA scorre ancora forte il gene della resistenza. Ma se da un lato San Lollo è luogo di lotta, di cultura e d’arte, dall’altro mostra il volto del degrado: speculazione edilizia, spaccio, violenza, scippi sono diventati ormai parte integrante delle dinamiche del quartiere.

Soffermiamoci ora nel comprendere le ragioni e le conseguenze di tale fenomeno. Non è forse il degrado, peggioramento nella qualità dell’abitare, percepito come problema crescente dai cittadini? Non è forse il degrado rappresentazione materiale delle dinamiche capitaliste? Spaccio e violenza non sono risultato del degrado, bensì conseguenze di determinate scelte politiche che provocano il degrado stesso. Con tale retorica, che la classe dominante usa per etichettare determinati quartieri dei centri urbani, si vuole spostare l’attenzione e le colpe dalla classe politica stessa alla popolazione che ne abita i quartieri e che ne è in primo luogo vittima. Non è forse lo spaccio che domina il quartiere San Lorenzo – così come San Basilio, Tor Bella Monaca, il Pigneto per citare solo alcune zone di Roma – organico alla sussistenza del capitalismo? Non sono forse le organizzazioni di stampo mafioso romane che gestiscono il mercato di stupefacenti nel quartiere e non i singoli spacciatori?

Palazzi popolari di San Basilio

Dall’Hashish all’eroina, passando per il Viagra per il labirinto di San Lorenzo si può trovare di tutto, un prodotto standardizzato, che segue le logiche della concorrenza perfetta. La storia ci ha già mostrato, e continua a farlo, come lo Stato e la mafia siano concatenate da un sottile filo che si identifica con l’accumulazione dei capitali e il mantenimento del potere e ne impongano le sciagurate conseguenze alla cittadinanza. Chi profetizza che la soluzione al problema del degrado sia rintracciabile in politiche repressive – che il più delle volte si tramutano in un attacco indiscriminato verso la maggioranza della popolazione residente, creando una specie di ghetto moderno –, attuabili con un maggior dispiegamento delle forze dell’ordine nei quartieri “caldi” delle città non ha chiaro il punto della situazione, o ancor peggio non vuole comprenderlo per non intaccare le logiche di profitto di altri poteri. Ripetiamo, il problema è in primo luogo politico.

L’abbandono delle istituzioni verso le suddette zone si esplica nella mancanza di quei servizi fondamentali necessari per dare dignità agli abitanti del quartiere; tale mancanza crea disagio sociale, il quale produce degrado. Per risolvere il problema c’è bisogno d’intervenire in maniera congrua su quelle che sono le vicissitudini degli abitanti del luogo, porre i loro problemi a un piano superiore rispetto alle logiche del profitto, che al contrario fanno da padrone, puntare sulle risorse del quartiere senza stravolgerne l’aspetto.

Un insediamento abusivo a San Lorenzo

La riqualificazione del territorio deve partire proprio da quei fantasmi edilizi in stato d’abbandono che si innalzano all’interno dei quartieri: enormi strutture in mano ai palazzinari che contribuiscono a creare il suddetto disagio e si trasformano in teatri per spaccio e violenza. In una fase storica dove a fronte di una forte emergenza abitativa la speculazione edilizia continua a versare colate di cemento, le istituzioni dovrebbero preoccuparsi di dare nuova dignità a tali quartieri attraverso una politica abitativa e di servizi. A nulla servono i proclami e le passerelle elettorali dei politici che utilizzano le contraddizioni dei quartieri problematici per racimolare voti e consensi; a nulla servono le minacce rivolte alla criminalità se esse stesse non sono accompagnate da riforme politiche coraggiose, tranne che a fomentare una costante guerra tra i poveri che aumenta solo l’influenza del capitale.

Sgombrare occupazioni, reprimere, manganellare, sono solo delle inutili politiche che servono semplicemente a spostare il problema in un’altra zona, in un alto quartiere, più lontano possibile dal centro, più lontano possibile dal cuore pulsante della borghesia, senza però attuare una concreta risoluzione del problema.

Il barbaro omicidio di Desirée Mariottini si è consumato proprio in una di quelle strutture fatiscenti lasciate in mano al degrado dal privato di turno, in uno di quegli enormi edifici dove sotto gli occhi e la rassegnazione della popolazione si svolgeva un continuo e alienante traffico di stupefacenti. Proprio lì vicino, a circa 50 metri scendendo verso via dello scalo poco tempo prima la stessa la popolazione del quartiere (sola, senza aiuto alcuno delle istituzioni) aveva murato una porta di una vecchia casa disabitata che era diventata tristemente conosciuta come “crack house”.

È troppo facile incolpare il degrado del quartiere per la morte della giovane ragazza di Cisterna di Latina, significherebbe avallare quel servilismo della classe politica alle logiche del profitto. Una ragazza è morta in un angolo buio della città, sola, selvaggiamente violentata e drogata, probabilmente senza rendersi conto di cosa stesse accadendo. Con lei muore anche un pezzo di San Lorenzo, che ancora una volta si è svegliato incredulo, disperato e sotto la morsa di un freddo sciacallaggio politico, dalla maggioranza all’opposizione, nessuno escluso, asservito a meri obiettivi elettorali. È troppo facile incolpare il degrado del quartiere: come abbiamo detto prima, è puramente una questione politico-economica. Nulla cambierà realmente fino a quando i bisogni e la dignità della popolazione dei quartieri popolari non verranno posti al di sopra degli interessi del profitto e del servilismo politico verso esso.