Diciamo la verità. In molti avevamo creduto nella lenta e strana disfatta dei famosi accordi di sottobanco intorno al Patto del Nazareno, proprio nei giorni in cui fermentavano le strategie politiche di Matteo Renzi per portare il nome di Mattarella al Quirinale. Quella restò nella storia e nei più importanti titoloni di giornale, come la grande “abilità politica” del leader del Partito Democratico che riuscì a predominare sulle istanze di Silvio Berlusconi, distruggendo di fatto il tanto discusso patto che già all’interno del Pd aveva riscaldato le anime di Cuperlo e Civati. Ma fu davvero così?

Il Patto del Nazareno, ufficializzato proprio il 18 Gennaio 2014 dopo l’incontro tra Renzi e Berlusconi svoltosi nella sede della direzione del Pd nei pressi di largo del Nazareno a Roma (da cui deriva il nome), prevedeva fondamentalmente un accordo politico in merito alle principali riforme che il Governo Renzi aveva già annunciato di voler portare avanti, seppur al di sopra di problemi più importanti che affliggono questo Paese: tra queste riforme, quella del Titolo V della Costituzione sui rapporti Stato-Regioni, la trasformazione del Senato in “Camera delle autonomie” che ha già ottenuto successo in prima lettura, perseguendo l’obiettivo di eliminare il bicameralismo perfetto dietro l’angelico volto del Ministro Boschi, e la nuova legge elettorale in opposizione al Porcellum, già dichiarato incostituzionale dalla Consulta per mano anche dello stesso Presidente Mattarella (eletto- c’è da dirlo- con un sistema da lui stesso denunciato quando ricopriva la carica di giudice della Corte costituzionale). Queste, le notizie ufficiali che sembrano però aver nascosto per un breve periodo quelle ufficiose.

Per capire il perché oggi il Nazareno sembra essere resuscitato per dar vita ad un “Nazareno Bis” del tutto nuovo (o era già tutto parte dell’accordo iniziale?), gettiamo uno sguardo sulla discussa vicenda della riforma interna della Rai che avrebbe visto, dalla parte concorrente, un’offerta di acquisto non poco notevole. Si tratta, più precisamente, dell’offerta di acquisto e scambio di Mediaset per Rai Way, società quotata in borsa che, recentemente, ha già subito i tagli decisi dal governo Renzi lo scorso anno alla Rai, pari a 150 milioni. Offerta che il governo sembra apprezzare, ma che lascia molti spiragli scoperti (il Governo ha abbassato la soglia di partecipazione richiesta da Mediaset al 51%). Seguita dall’approvazione del piano Gubitosi sul riordino dei telegiornali (che dovrebbe consentire un risparmio tra gli 80 e i 100 milioni di euro), l’offerta di Berlusconi aveva già spinto Grillo a proporre a Renzi una “riforma del servizio pubblico televisivo”.

In realtà però, c’è chi pensa già ad un accordo sottobanco (o una rivalsa politica) con cui Berlusconi avrebbe l’opportunità di ritirare il suo bottino politico al fine di consolidare- questa volta con una strategia sena precedenti- il monopolio mediatico della sua azienda. La società che ha avanzato l’offerta di acquisto per controllare direttamente il 66,67 % del capitale di Rai Way (società che possiede la rete di diffusione del segnale della Rai), è la Ei Towers, controllata a sua volta dall’Elettronica Industriale S.p.a., detenuta da Mediaset S.p.a di Silvio Berlusconi. Come specifica il Post, non si parla solo “dei programmi o dei contenuti Rai, ma dell’infrastruttura da cui viene trasmesso il segnale televisivo”. Nel comunicato del Consiglio di Amministrazione si legge inoltre che “l’offerta è finalizzata alla creazione di un grande operatore unico nazionale nel settore delle infrastrutture destinate all’ospitalità degli apparati televisivi e radiofonici, in grado di svolgere un ruolo rilevante anche nel settore delle telecomunicazioni”. Insomma, come dicevamo prima, il consolidamento del monopolio di controllo delle comunicazioni da parte del cavaliere, teso ad abolire del tutto le percentuali di controllo pubblico rimaste in mano alla Rai.

E’ doveroso, a tal proposito, ricordare in che modo la politica abbia da sempre giocato sull’informazione in relazione ai propri interessi. Dice bene la giornalista Gabanelli quando afferma che “l’informazione fa spesso rima con manipolazione” perché “ai piani alti c’è il potere, in quelli bassi il telespettatore”.

Facendo un passo indietro nella storia dell’informazione italiana, ricordiamo come nel 2001 l’allora Ministro delle comunicazioni, Maurizio Gasparri – che adesso,da membro di Commissione di vigilanza del servizio radiotelevisivo, si mostra favorevole alla proposta di Mediaset da lui considerata “legittima” – definì un “errore tragico” la cessione del 49% della società pubblica italiana alla società americana Crown Castle: un cambio di posizione talmente evidente, quello attuale, da poter essere letto come un chiaro segno di favoritismo nei confronti dello stesso Berlusconi. D’altronde, già nel 2004 la “legge Gasparri” aveva introdotto una serie di novità palesemente a favore dell’impero berlusconiano, come l’incentivazione alla pubblicità televisiva che creò non pochi problemi a quella delle stampa. Di questo “conflitto d’interessi” se ne sta già occupando l’Antitrust che ha risollevato la questione del contrasto della stesse legge Gasparri con l’art. 21 delle Costituzione, violando così il pluralismo nel campo della libertà di informazione.

Che sia tutto un accordo sottobanco già ampiamente deciso alle nostre spalle? Intanto però, si apprende – guarda caso- che Silvio Berlusconi viene assolto in secondo grado, sul caso Ruby, proprio grazie alla legge Severino che spacchettò (per usare le parole di Peter Gomez) “mentre il processo Ruby era già in corso, il reato di concussione in due, stabilendo pene e fattispecie diverse per la concussione per costrizione e quella per induzione”, permettendo così al leader di Forza Italia di uscirne salvo. Un altro accordo che confermerebbe, tra gli altri, che il famoso Patto del Nazareno (e la dittatura “democratica” che vi sta dietro) non è mai scomparso e che sta già varcando le barriere politiche per giungere direttamente nelle case degli italiani.