La notizia che in Germania si rischieranno multe da capogiro per aver diffuso false notizie ha fatto da qualche mese il giro del web; la Commissione Europea è entrata a gamba tesa contro i siti di informazione alternativa; in Italia da più parti si è chiesto di garantire per legge, perché di questo si tratta, il monopolio della narrazione alle testate tradizionale. A muoversi, soprattutto (e questo è il dato preoccupante perché sono loro a controllare la stanza dei bottoni) hanno cominciato i giganti del web. Byoblu, alias Claudio Messora, ha denunciato la sospensione da parte di Google degli annunci pubblicitari sul suo sito, sua principale fonte di reddito. Censura economica, insomma.

Le cause sono facili da esplorare. C’entra sicuramente la paura per un 2017 che si preannunciava come grande primavera di popoli, anche se poi, alla prova elettorale, sta deludendo le attese. Però, pur non risultando maggioritari, partiti un tempo limitati a percentuali da soglia di sbarramento guadagnano terreno. La protesta assume in realtà forme differenti, vedasi la creatura bicefala francese (Le Pen più Melenchon) e quella italiana (Salvini e Grillo). Questo, chiaramente, le gioca contro. Eppure è evidente (e ormai se ne è scritto tanto) il malessere che cova in seno all’Occidente.  La data cardine di questa nuova stagione politica può essere, con un po’ di forzature, individuata nel 16 giugno 2015. È il giorno, predetto dai Simpson, in cui Donald Trump annuncia ufficialmente la sua corsa per la Casa Bianca. Da quel momento, grazie alla forza mediatica e all’innegabile carisma del tycoon, un’altra narrazione trova abbastanza forza da obbligare il mainstream a considerarla. Per stroncarla sul nascere, certamente, ma senza successo, come si è scoperto nel novembre scorso.

Il discorso con cui Donald Trump annuncia la sua “discesa in campo”, rompendo molti taboo già all’esordio

Questo scontro di narrazioni è una battaglia titanica per ridefinire l’Occidente dopo vent’anni di pensiero unico. Pare una cosetta da poco, detta così. Eppure è ovvio che chi controlla il presenta controlla anche il passato, cioè scrive la Storia, e chi controlla la Storia disegna i miti che permettono di sognare il futuro. Il potere è dunque soprattutto narrazione, specialmente in questi tempi democratici più post-autoritari che post-veritari. Raccontare ciò che succede nel mondo significa interpretarlo implicitamente, fare analisi che indirizzano a determinate conclusioni. Significa, in sostanza, decidere cosa è lecito dire o fare, delineare il galateo del pensiero esternabile pubblicamente, plasmare le menti ed i corpi. Narrare è vivere. È chiaro pertanto che mantenere il monopolio di un tale potere sia esiziale per la classe sociale al vertice. Quando non ipnotizzi più le masse con la sovrastruttura che legittima il tuo dominio la Storia insegna che di solito finisce male, molto male. Nessuno aveva visto arrivare la Rivoluzione Francese e Toqueville sarà magistrale mezzo secolo dopo nel delineare i numerosissimi tratti comuni, le invarianze storiche tra il prima e il dopo: stessa struttura amministrativa, stessa struttura economica, ma una narrazione completamente differente.

Chi è dunque che ha il potere di narrare il presente e quindi interpretare il passato e far sognare un futuro? È una parte della classe intellettuale, che pure ha cambiato forma nel tempo. L’Ancient Regime si basava sull’onore delle armi e sui racconti dei preti. Il Nuovo sui film di Hollywood e sui giornalisti. Prendere in mano quotidiani sopravvissuti alla Prima Repubblica di quarant’anni fa e confrontarli con le loro copie attuali fa specie. Si capisce come la famosa convergenza che l’euro avrebbe dovuto regalarci in economia l’abbiamo avuta invece nella carta stampata.  Ci sono dei dogmi inviolabili nella narrazione odierna e anche dei taboo impronunciabili. Trump, a volte apposta, a volte inavvertitamente, li ha infranti quasi tutti. Che poi non stia mantenendo le promesse ha un’importanza molto relativa per questo tipo di discorso. Quello che conta è che abbia legittimato pubblicamente l’insurrezione contro il pensiero politicamente corretto e i suoi cliché. Dopo questa lunga introduzione si può passare al tema del momento. Dicevamo dell’offensiva che i poteri costituiti stanno portando alla post-verità, cioè all’altra narrazione. A volte però la fretta è cattiva consigliera, così il Governo italiano ha deciso, tramite la Lorenzin, di calcare la mano su di un tema potenzialmente esplosivo: i vaccini.

Ora, il movimento no-vax non è propriamente parte della narrazione alternativa. Ne è al massimo una corrente spuria, marginale, probabilmente nociva alle possibilità di successo della componente propriamente politica. Tuttavia, rischia di dimostrarsi più potente del previsto e come le repressioni attuate dall’Ancien Regime nei confronti della borghesia rampante potrebbe scoperchiare il vaso di Pandora. L’eresia antivaccinale corre in rete, come quella politica, ma è più inafferrabile di questa. Per venire censurata ha bisogno di misure ad hoc, che la colpiscano specificamente. È anche più pervasiva del previsto. Senza scendere troppo nel dettaglio tecnico, nell’ambito medico-scientifico in sé, sono tante le persone scettiche nei confronti delle vaccinazioni e lo sono per molteplici motivi. C’è chi è stato effettivamente danneggiato da un vaccino, in prima persona o nei propri affetti, perché la medicina non è una scienza esatta e i vaccini non esenti da effetti collaterali. C’è chi pensa di essere stato scottato da quella presunta puntura maledetta e non è capace di rassegnarsi alla cattiveria della sorte: il bisogno di trovare un capro espiatorio è molto forte nell’uomo che ha perso il senso del limite, che si è scordato del memento mori. C’è chi semplicemente le teorie complottiste più improbabili se le beve tutte e, da buon emulo di Napalm51, posta compulsivamente meme sul piano Kalergi, le scie chimiche e l’autismo da vaccino. Soprattutto, però, è un tema potenzialmente esplosivo perché tocca la cosa più importante nella vita di tutti noi, i figli. 

 La geniale macchietta di Crozza Napalm51, che ironizza sui commentatori compulsivi e “complottisti”del web

Se a queste considerazioni aggiungiamo quelle svolte precedentemente in ambito politico e il fatto che, in qualunque ambito dell’agire umano, ormai ci troviamo in una situazione di post-verità, si dovrebbe cominciare a capire perché il decreto Lorenzin rischi di essere un boomerang dal ritorno molto arrotato. Soprattutto è la veemenza, la brutalità delle sanzioni, che arriverebbero sino alla revoca della patria potestà (anche se la Lorenzin ha più volte affermato che si tratterebbe di un’eventualità fortemente improbabile) a dimostrare la stupidità della mossa. Non ci troviamo in un momento storico in cui la repressione dura può essere efficace, tutt’altro, rischia di esasperare gli animi.

In un certo senso infatti potremmo dire che la politica sia stata solo l’ultimo ambito della cultura, intesa nel senso più ampio possibile del termine, ad essere investito dal fenomeno del superamento delle autorità precedenti. Perché di questo in sostanza si tratta: più post-autorità e post-intermediazione che post-verità. Ogni credo ha bisogno dei suoi officianti per essere efficace. Quando era la religione ad essere il motore della vita delle masse, il monopolio della verità spettava ai preti. Poi venne il tempo della scienza e lo scettro passò agli scienziati. Prima matematici, fisici, astronomi, capaci di dare spiegazioni della realtà più solide e dunque più persuasive. Poi vennero le scienze soft, come l’economia o la psicologia. Queste ultime, e l’esempio del pensiero neoliberista imposto urbi et orbi nell’ultimo trentennio non è assolutamente casuale, si stanno dimostrando però sempre meno convincenti e rischiano di trascinare in un vortice di distruzione creativa anche scienze che qualche fondamento in più ce l’hanno, come la medicina.

Questo non significa che i vaccini non possano essere messi in discussione, il dubbio è la base del metodo scientifico. Non significa neanche che le case farmaceutiche non soffrano di un conflitto d’interessi consustanziale alla loro natura (e questo sarebbe il vero tema politico di tutta la vicenda), né che sia corretto intervenire allora col bastone, come la Lorenzin. Tuttavia ci troviamo nell’epoca in cui, parafrasando il poster appeso nell’ufficio di Fox Mulder, la gente non vuole credere.

tumblr_nqt17q8irm1qcsvfgo1_1280

Il poster che campeggiava nell’ufficio di Fox Mulder, l’agente FBI della famosa serie “complottista” X-Files – “Io voglio crederci”

Come risolvere allora il dilemma, il conflitto tra la necessità della competenza per esprimersi su certi temi con la volontà di milioni di voci farneticanti sulle loro bacheche semivuote, sufficientemente semicolte da sentirsi legittimate ad esprimersi su questioni sulle quali, in realtà, in buona parte dei casi, assumono atteggiamenti fideistici, tanto quanto quelli di chi crede ciecamente all’ortodossia? Quale verità uscirà da questo vortice di dubbio che sconvolge l’Occidente? Soprattutto, ne uscirà una, oppure dovremo rassegnarci all’assenza di verità condivise e dunque di identità condivise, come teleologia del relativismo sempre più esasperato? Internet ha dato voce a tutti e a volte sembra dar ragione ad Umberto Eco, quando disse che buona parte di quel tutti è composto da cretini. Gli officianti della verità ortodossa sono molti meno, ma spesso non sono dotati dei talenti necessari per essere autorevoli, oltre che autoritari. In altri casi, semplicemente, dicono ciò che chi li paga vuole sentirsi dire. Difficilmente sopravvivranno alla perdita di fede che hanno scatenato. Scopriremo solo col tempo se nasceranno nuove auctoritates legittime oppure vivremo in una realtà raccontata da macchiette di Crozza.