Spregiudicato, istrionico, affabile: Marco Pannella, l’ex segretario del Partito Radicale, animatore delle più partecipate e sentite battaglie referendarie in favore dei diritti civili, si può annoverare tra i più influenti e lungimiranti uomini politici degli ultimi 40 anni. Se i contenuti ideologici di Pannella sono discutibili, non possiamo che guardare con favore alle sue abilità di stratega nei processi di contaminazione politica tanto a destra quanto a sinistra, abilità che lo rendono senza dubbio uno dei più fedeli eredi del gramscismo politico nella realizzazione della pratica egemonica.

Per definire meglio questo concetto dobbiamo iniziare a delimitare il campo chiarendo subito cosa intendiamo per egemonia culturale. Con la parola egemonia (dal greco “eghestai”: condurre, guidare) si designa quella capacità di un’organizzazione politica di influenzare il maggior numero di persone attraverso la diffusione capillare delle proprie idee e l’occupazione di tutti gli spazi della vita sociale.

Scrive Gramsci nei Quaderni:

Le egemonie germinate precedentemente diventano “partito”, vengono a confronto ed entrano in lotta fino a che una sola di esse o almeno una sola combinazione di esse, tende a prevalere, a imporsi, a diffondersi su tutta l’area sociale, determinando oltre che l’unicità dei fini economici politici, anche l’unità intellettuale e morale, ponendo tutte le questioni intorno a cui ferve la lotta non sul piano corporativo ma su un piano “universale” e creando così l’egemonia di un gruppo sociale su una serie di gruppi subordinati.

Tutta la storia politica di Pannella e del Partito Radicale si basa su questo assunto, sull’azione politica volta a contaminare ideologicamente più partiti, in un’ottica di trasversalità e permeabilità, da destra a sinistra.

Dalla presa di potere all’interno del Partito Radicale all’inizio degli anni ’60 fino alla sua morte, Pannella ha realizzato in parte quella che era l’originaria idea dei fondatori: la promozione con tutti i mezzi disponibili di una politica incentrata sul riconoscimento assoluto dei diritti individuali, e sull’emancipazione della persona all’interno dello Stato in un’ottica puramente liberale e libertaria.

In questo senso Pannella è stato un precursore di quella che Robert Huges, definì cultura del Piagnisteo, indovinando le tendenze politicamente corrette già in voga negli Stati Uniti, e interpretando i cambiamenti in atto nella società. Lo strumento delle associazioni, o la federazione con alcune di esse. come ad esempio la LID (lega italiana divorzio) il Cisa (centro informazione sterilizzazione e aborto) di Adele Faccio, il coordinamento con il FUORI di Angelo Pezzana (prima organizzazione italiana a combattere per i diritti degli omosessuali) l’associazione Enzo Tortora per la “giustizia giusta”, quella contro la leva obbligatoria di Roberto Cicciomessere, per arrivare alla più recente associazione Luca Coscioni (in realtà le associazioni sono moltissime ed attive nei campi più disparati, ma si è scelto di citarne solo alcune per comodità e non per pregiudizio), hanno permesso ai Radicali di giocare di anticipo usando uno strumento che permetteva loro di leggere i continui cambiamenti della società, o addirittura anticipando il dibattito per poi arrivare a dettare parte dell’agenda della politica italiana. Tutto questo miscelato esplosivamente con le capacità comunicative straordinarie dei radicali.

Ma quali furono gli strumenti adottati da questo Partito costituito, invero, da un pugno di militanti? Pannella ebbe la felice intuizione di circondarsi di molti intellettuali dotati di una non comune combattività. Pensiamo che la sua figura attirò personalità come Sciascia, Mellini, Ernesto Rossi, e inoltre figure come Pasolini e Sartre spesero parole di apprezzamento per l’azione dei radicali italiani.

L’uso di metodi di lotta non violenti e provocatori è stato poi il marchio di fabbrica del Partito: l’incarcerazione volontaria di alcuni militanti, l’auto denuncia (per la legalizzazione dell’aborto o la depenalizzazione delle droghe leggere), gli scioperi della fame, la partecipazione alla nascita delle prime tv private (teleroma 56) con delle lunghissime maratone televisive, le invettive pronunciate in Rai, l’irruzione al tg1 o la partecipazione alle tribune elettorali imbavagliati per denunciare l’oscuramento delle loro tematiche sui media nazionali. La partecipazione di Pannella durante una puntata di Drive in (una delle trasmissioni comiche e di costume più popolari tra i giovani italiani negli anni 80) o la distribuzione di hascish per strada, la lotta per il riconoscimento del diritto all’obiezione civile hanno colpito l’immaginario giovanile, spalancarono le porte con anticipo a quella commistione, di cui oggi vediamo tutte le nefandezze, tra politica e mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento.

La candidatura di Cicciolina, affiancata alla lotta contro la partitocrazia ed il finanziamento pubblico dei partiti, conquistava quell’elettorato stanco di corruzione e malaffare, dando così la possibilità a tutti di irridere il potere. Anche l’operazione dei microfoni aperti su Radio Radicale nei primi 90, si rivelò una geniale operazione di marketing. Infine la candidatura di Emma Bonino a Presidente della Repubblica come prima donna, aprì il dibattito sul problema dell’uguaglianza femminile, anticipando la questione di un decennio.

Ogni azione ha parlato ad un target del paese, ha coinvolto la società civile, dai giovani agli intellettuali, con provocazioni a prima vista pecorecce, ma in realtà profonde ed intelligenti.

La capacità dei radicali di intestarsi battaglie condotte insieme ad altri ha dato prova di una spregiudicatezza politica senza pari. Il referendum abrogativo del 1974, che interpellava i cittadini in merito all’annullamento della legge del 1970 dei deputati Fortuna e Baslini che introduceva il divorzio, ne fu una plastica rappresentazione. Lo schieramento divorzista, quindi favorevole alla legge contro l’abrogazione, era trasversale, e raccoglieva consensi a destra come a sinistra, eppure furono i radicali a dar grossa visibilità alla causa, riuscendo ad intestarsi il successo della campagna referendaria, di un referendum che tra l’altro fu promosso dal fronte anti-divorzista, in particolare la Dc e il Msi.

La stessa legge sull’aborto ha un parto diverso da quanto afferma la vulgata popolare. Nel 1976 furono raccolte le firme per un referendum che vide mai la luce a causa delle elezioni anticipate. Il presidente Leone (Dc) preoccupato della possibilità che il paese, già scosso dagli anni di piombo, si potesse ulteriormente dividere dopo il risultato del referendum sul divorzio, caldeggiò l’introduzione di una legge, la 194, con l’intento di far decadere il quesito referendario. La legge, votata in parlamento e osteggiata dai radicali (che la trovarono troppo restrittiva), ebbe come risultato finale il riconoscimento di una grande vittoria del Partito di Pannella. Il referendum sull’aborto, più precisamente per modificare la legge 194, si tenne nel 1981 insieme ad altri quesiti sempre di marca radicale, ma fu una cocente sconfitta, di cui non parla nessuno.

I radicali sotto la guida di Pannella hanno segnato il dibattito politico anche su questioni di interesse internazionali, dall’appoggio intransigente all’Unione Europea fino al sostegno dell’intervento degli organismi internazionali nelle crisi mondiali, arrivando ad approvare alcune intromissioni militari, come quella del Kossovo nel 1999 o quella in Iraq nel 2003. Il Partito Radicale è stato inoltre, nel 1987, uno dei primi partiti a sostenere la causa sionista, arrivando a proporre l’ingresso di Israele in Europa, ponendo l’attenzione sul fatto che quella israeliana era l’unica democrazia occidentale del Medio Oriente, una posizione all’epoca in controtendenza con l’arco costituzionale italiano, ma che oggi è ha larghi consensi presso la maggior parte dei partiti.

Il capolavoro politico però fu il rifiuto di far divenire i radicali un partito di massa. All’apice del successo, nel 1988, Pannella annunciò la trasformazione del Partito Radicale, da movimento politico italiano a soggetto transnazionale, riconosciuto nel 1995 addirittura come NGO dall’ONU. Questa mossa incomprensibile ai più all’epoca fece sì che molti militanti si disperdessero in varie formazioni politiche, diffondendo il verbo radicale ovunque, da destra a sinistra. Panella creò poi la lista per il Partito Democratico (il primo esempio di lista personale italiana), passando dall’alleanza con il Polo delle Libertà all’Ulivo con una certa disinvoltura, senza mai ritrattare le sue scelte.

Gli esponenti radicali si divisero equamente nei vari schieramenti come Taradash, Della Vedova o Vito in Forza Italia oppure nel centro sinistra Rutelli, Bonino ed altri, fino ad un nutrito numero di parlamentari dei due schieramenti che hanno la doppia tessera, Giachetti del PD o Malan in Forza Italia. Questa strategia ha fatto sì che le idee dei radicali siano divenute nel tempo patrimonio comune dell’intero arco costituzionale italiano, e questo perché Pannella, grazie ad un’impostazione libertaria, è riuscito a scrostare dal partito i sedimenti otto-novecenteschi, e al Partito come “fine” ideologico in sé, ha preferito quello come strumento al servizio delle campagne referendarie, una sorta di Ong ante-litteram.

Oggi, a due anni dalla morte del leader del Partito Radicale, della sua opera non ci rimangono che pochi scritti, ma l’influenza della sua azione è incontestabile e la sua capacità insieme ad uno sparuto numero di persone di comprendere ed accompagnare il cambiamento arrivando ad influenzare tutte le forze politiche della Seconda Repubblica ci consegnano una delle più importanti figure della politica italiana, una delle poche a riuscire a tradurre in politica il concetto di egemonia culturale di Gramsci.