Ci sono padri di famiglia che stanno facendo incetta di legna da ardere per paura che Putin ci chiuda i rubinetti del Gas. Il tutto con ironia, forse, ma la portata delle sanzioni Ue alla Russia in funzione della questione ucraina sta passando un po’ troppo sottotono rispetto ai reali effetti che potrebbe procurare. Putin, in realtà, ha già rassicurato il vecchio continente sulla normale affluenza di gas durante l’inverno, salvo chiedere all’Ue di corrispondere gli arretrati che l’Ucraina deve alla Russia (4,5 miliardi). Anzi, Putin ha rilanciato sostenendo che le sanzioni inflitte dall’Ue possono essere per la Russia uno stimolo a crescere nei settori strategici dove c’è più bisogno di recuperare un ipotetico gap, la tecnologia ad esempio. Insomma le sanzioni vengono sfruttate da Putin per una ulteriore ventata sovranista e nazionalista che lo proietti sempre più in alto nel  gradimento dei suoi elettori e connazionali. Putin ha la Cina, in realtà, come asso nella manica e come alternativa al mercato europeo. Per quanto, infatti, l’Europa e la Russia rappresentino vicendevolmente, in modo naturale, il proprio corrispettivo mercato, questa storia delle sanzioni, come proprio anche molti leader asiatici hanno affermato nel recente incontro di Milano, potrebbero rischiare di danneggiare l’assetto dell’economia mondiale. Se, infatti, le misure prese contro la Russia sembrerebbero poter favorire geopoliticamente le nazioni che hanno un interesse diretto affinché la vicenda ucraina si risolva negativamente per il Cremlino, pochi interessi hanno a riguardo i paesi neutrali e quelli più in difficoltà all’interno dell’Ue (Italia su tutti) che invece pare vedano pericolosamente lo spettro di un crollo delle proprie esportazioni.

Renzi, a tal proposito, si è pronunciato a Milano sulla “necessità prioritaria di recuperare la Russia come importante punto di riferimento della comunità internazionale”. La Russia è il settimo fornitore dell’Italia e l’Italia è il quinto della Russia, come sottolineato da una mozione del senatore Malan : “I danni delle sanzioni sono perciò di miliardi. Nel solo settore alimentare, secondo la Coldiretti, siamo a 217 milioni, in 54 categorie di prodotti. L’Italia rischia di perdere definitivamente importanti quote di mercato e migliaia di lavoratori hanno perso o rischiano di perdere il lavoro. A questi italiani e alle loro famiglie le fumose dichiarazioni di Matteo Renzi non serviranno proprio a nulla.” Oltre all’Onorevole in questione, comunque, non sono in pochi quelli che sostengono che l’Italia debba fare una netta e decisa virata rispetto le sanzioni, creando anche magari un distinguo tra Europa mediterranea e Nord Europa per così dire (la Merkel è la più convinta e rigida a riguardo), il che parrebbe significare anche una punta di rivalsa dei paesi a Sud nel continente nei confronti di quelli che la linea geopolitica la stanno, di fatto, imponendo.

Ma se, economicamente, degli scenari sovranisti in Italia sembrano abbastanza lontani, è politicamente che la questione Euroasiatica sta facendo il suo ingresso in scena o meglio si sta rafforzando nel progetto valoriale di alcuni schieramenti. Se, infatti, schierarsi a sostegno di Putin politicamente vuol dire isolamento ( si legga Berlusconi, appiattito su Renzi sì ma comunque isolato), cavalcare le politiche e lo stile del Cremlino parrebbe poter essere utile a chi ( La Lega su tutti) sta tentando di porre al centro del proprio focus, con le ovvie difficoltà del caso, le questioni dell’identità, della nazione e dell’indipendenza economica. Si può citare ad esempio il neocostituito gruppo ” Amici di Putin” in Parlamento su cui Savoini, portavoce di Salvini, ha dichiarato su newsrussia.it : “È un gruppo inter-parlamentare promosso dalla Lega. La convinzione della Lega è che moltissimi parlamentari di vari schieramenti da sinistra a destra ragionando con la propria testa capiscono che queste sanzioni sono controproducenti e contribuiscono alla rovina dell’economia italiana. Per cui si tratta di sollecitarli ad avere un minimo di coraggio e a venire allo scoperto esprimendo alla luce del Sole la convinzione che sia necessario oggi riprendere i rapporti commerciali con la Russia di Putin, considerando che ormai da decenni non c’è nessun contenzioso o motivo di rivalità tra l’Italia e la Federazione Russa.” Salvini stesso è andato a Mosca con l’intento di mitigare gli effetti sui lavoratori italiani delle sanzioni inflitte al Cremlino.

Insomma, Putin, il suo stile di fare politica, le sue strategie geopolitiche e gli equilibri che ne derivano, stanno diventando sempre più uno dei motivi di attenzione di alcuni dei nostri leader nazionali. Anche Giorgia Meloni, leader di Fdi, si è espressa sulla necessità del ritiro immediato dell’Italia del sostegno alle sanzioni. Bisognerà, quindi, stare a guardare se sulla scia di queste considerazioni, questa questione possa in qualche modo essere utile a fare da collante su quell’ormai molto chiacchierato fronte sovranista che in Italia sarebbe composto da quanti hanno espresso differenze sostanziali rispetto chi si professa unicamente filoatlantista e filounioneuropeista. La sensazione, data anche la buona partecipazione sia alla manifestazione sull’immigrazione della Lega a Milano, sia a quella di Fratelli d’Italia a Reggio Calabria contro Mare Nostrum, sia il rincorrere delle dichiarazioni di Grillo rispetto queste tematiche, è che ci sia spazio d’agire affinchè si avii quantomeno un dialogo tra quanti si stanno dirigendo su posizioni e argomentazioni sostanzialmente simili. In pochi, in pochissimi si sarebbero aspettati che la Russia e le sue vicende geopolitiche potesse essere uno dei trait d’union sui quali provare a costruire qualcosa di alternativo all’esistente.