Chi vuole il Muos in Sicilia? Sì certo, gli americani. D’altronde il sistema radar della Marina Militare statunitense è costato non pochi soldini a coloro che- anche tra i più ricchi privati- hanno deciso di sostenere il progetto mondiale che conta quattro satelliti operativi ed uno di riserva in orbita, collegati ai quattro impianti di stazione a terra, tra cui quello di Niscemi (Caltanissetta), in Sicilia. Ma la storia ci insegna che risulta ancora più facile varcare i confini di un territorio se, all’interno dello stesso, riesco già a seminare divisioni e crearmi “amici” strategici. Un po’ come, in quei giorni del 1943, la mafia siciliana si preoccupò di stendere il tappetto rosso agli “alleati” a partire dal controllo dei porti, evitando così che proprio da lì partissero attacchi mirati a quello che- diciamoci la verità- era pur sempre un invasore. E così il bottino divenne premio: il mafioso fu fatto sindaco in diversi comuni siciliani, mentre qualche anno dopo sarebbe stato siglato il poco famoso accordo “ombrello” del 20 Ottobre 1954, il trattato bilaterale con cui viene legittimata la presenza delle basi americane nella penisola italiana, oggi diventate almeno trecento.

Ma non sono solo gli Usa a premere sulla presenza del radar in Sicilia. Non è la prima volta che il governo nazionale dichiara quella del Muos come una presenza strategica nello scacchiere mediterraneo, la testimonianza tangibile di una “protezione”- parola che ormai non può mancare quando si abusa anche del termine “terrorismo”- che l’Italia può vantare nei confronti dei possibili attacchi provenienti da un mondo, quello medio orientale, da cui la nostra politica estera non si è mai ritirata con la scusa dell’esportazione di “democrazia” ed il rovesciamento di poteri ritenuti dittatori a favore di governi amici. Dopo che la sentenza del Tar (Tribunale amministrativo regionale) di Palermo ha accolto diversi ricorsi dei comitati No Muos e delle varie associazioni dichiarando illegittime le stesse autorizzazioni ai lavori dell’impianto e imponendo, di fatto, di apporre i sigilli al sistema situato presso la base naturale (quindi con vincoli paesaggistici) “Sughereta” di Niscemi, il Ministero della Difesa italiano ha pensato bene di opporsi alla sentenza n. 461 del 13 febbraio scorso, presentando ricorso in appello al Consiglio di Giustizia Amministrativa lo scorso 17 Marzo. In poche parole, a pochi giorni dall’anniversario dell’Unità d’Italia, Roma zittisce la Sicilia e quasi quasi la rimprovera per aver preteso un pizzico di quella sovranità di cui ormai le istituzioni italiane sembrano essersi svuotate, controllate come sono da poteri ben più forti.

In attesa della manifestazione nazionale del 4 Aprile che si terrà a Niscemi e che radunerà attivisti e cittadini provenienti da diverse parti d’Italia, ci pensassero bene dunque i rappresentanti politici nazionali, da destra a sinistra, prima di promettere ancora una volta impegni degni di un teatrino politico senza precedenti. Ci pensasse bene anche il tipico politico, difensore della civiltà occidentale, pronto a gridare contro le moschee in Italia, a cavalcare l’onda dell’isteria diffusa per racimolare consensi dalla paura di un terrorismo nato per mano delle stesse forze occidentali che continua- implicitamente o meno- a sostenere.