di Attilio Di Sabato

Ora che il Partito Democratico ha perso il 6% nei recenti sondaggi, tutti sembrano accorgersi dell’incombente pericolo, tranne lui: Matteo Renzi. La minaccia ha lo stesso nome ma un cognome differente: Salvini. Il problema non è tanto la Lega Nord in sé, bensì l’area di centro-destra in toto che, grazie all’ascesa del Carroccio, si avvicina paurosamente al PD (escludendo SEL) con uno scarto di soli 2 punti percentuali. Com’è potuto accadere? Il partito di Renzi, inoltre, sta mutando per volontà del suo Segretario. Siamo abituati ormai a dare una certa forma al PD, anche questa consuetudine sta crollando?

Quando l’attuale Presidente del Consiglio diede il ben servito all’ex primo ministro Enrico Letta fece una scommessa con sé stesso, i cittadini e la base del PD: o le riforme o il rischio di bruciare la propria carriera politica. Purtroppo Renzi ha perso la sfida. Dopo circa un anno, le riforme tanto invocate non hanno prodotto cambiamenti sostanziali nel Paese; questo perché Renzi ha le mani legate, troppi sono i compromessi che non riescono a far arrivare fino in fondo le attività di Governo. La politica non è che un compromesso a ribasso, più stringi patti più rimani intrappolato nella tua stessa tela. Nell’elettorato si è insinuata (e consolidata) la parvenza che le manovre del Premier sfiorino il problema, ma essenzialmente non lo risolvano. E i dissidenti del PD, fatti fuori dalla maggioranza renziana nelle decisioni da prendere, fremono per lo “scalpo” del loro Segretario. In questo contesto ci accorgiamo che Tocqueville aveva ben sottolineato il risvolto negativo della democrazia, anche se era un convinto sostenitore di essa, egli capì che la democrazia portava ad un “dispotismo della maggioranza” dove la minoranza doveva semplicemente adeguarsi. L’esempio del PD è proprio qui: una maggioranza che livella il potenziale politico della minoranza escludendo quindi quest’ultima alla partecipazione democratica. Non è che uno dei tanti paradossi del nostro sistema che contribuisce allo stagnamento politico a causa delle diverse faziosità che nascono. Un altro elemento dunque, quello della faida interna al partito, che indebolisce l’immagine del Premier.

Inoltre Matteo Renzi è stato sadicamente abile nell’allontanare la base del proprio partito, senza però riuscire ad attirare solidamente gli elettori del centro-destra che ora stanno migrando da Salvini. In effetti, il segretario porta con sé un problema ideologico di fondo. Seguace di Tony Blair e Bill Clinton, l’ex Sindaco di Firenze condivide la stessa linea politica della “Terza Via” o ” Third Way “. La Terza Via rottama l’ideologia socialdemocratica, nonostante mostri le stesse politiche sul Welfare, ma cerca allo stesso tempo di creare una nuova forma di capitalismo. Tutto ciò è oggetto di critica, sia della sinistra che vorrebbe evidenziare i propri valori e sia dalla destra che giudica, invece, troppo superficiale l’operato di modernizzazione del lavoro e dell’economia in generale. L’ossatura del partito, fatta da migliaia e migliaia di membri, scappa dalla porta principale, solo 100.000 gli iscritti al PD nel 2014 mentre nel 2013 erano 539.534, e dall’uscita secondaria con l’exploit della Lega che strappa i consensi ai delusi dell’attuale centro-destra. Facendo diventare il PD un “partito liquido” su modello statunitense, ovvero, un enorme comitato elettorale. Il partito, oltre che a crollare nei sondaggi, frana anche nella sua forma di partito di massa. I circoli locali, provinciali, regionali si affievoliscono. La struttura “pesante”, ereditata dal sistema partitico del 900′, cede il passo al sistema liquido partitico americano. Un male visto dai i discendenti più ortodossi di quello che fu una volta il PCI. Il sistema partitico statunitense mobilita i sostenitori (chiamiamoli tesserati) solo durante l’elezioni nazionali e limitando così la partecipazione politica dei cittadini.

Il meccanismo di pubblicizzazione usato dal Premier per spettacolarizzare le riforme fatte cozza con la loro reale influenza nelle sorti del Paese. Un altro stratagemma usato dal Presidente è quello di assuefare la sua persona con eventi positivi. Per molto tempo è riuscito a dare un immagine di sé vincente, ma ora che il suo nemico più agguerrito, la realtà, non gli concede più la possibilità di nascondersi, l’apprezzamento della sua persona da parte dei cittadini crolla. Matteo Renzi non ha bruciato la sua carriera politica, anzi sarà per molto tempo, nella politica italiana, una personalità centrale, ma ha fallito nell’intento di accomunare la sua figura a quella di “rottamatore”, riformatore, salvatore della patria e campione italico.