La Lega Nord, risvegliatasi dopo anni di crisi e discesa elettorale, sta raggiungendo livelli di consenso sempre più alti e mai raggiunti prima. Complici anche gli sbagli del Movimento Cinque Stelle, una destra in dissoluzione e il vuoto politico a sinistra del PD, il Carroccio pare destinato a diventare il principale sfidante del renzismo e del Partito Democratico, grazie pure a scelte oculate, tatticamente sagaci e premianti dal punto di vista del consenso. Pare, tuttavia, mancare ancora qualcosa per arrivare ad avere tra le mani una forza di massa, popolare e capace di sfidare il governo su una miriade di temi nazionali ed extranazionali; ecco alcuni punti sui quali pare necessario dell’ulteriore lavoro di miglioramento.

1) Puntare ancor di più sullo svecchiamento e sul ringiovanimento interno.
La Lega uscita dai travagli bossiani e dalla gestione familiare pre – Maroni e Salvini sta venendo via via accantonata, ma manca ancora diverso lavoro. Se è vero che un Borghezio è stato uno dei principali artefici dell’alleanza in campo europeo con la Le Pen, ci si chiede quanti voti possa portare alla causa del partito, assieme ad altri personaggi di dubbio calibro elettorale e propagandistico, come per esempio un Roberto Calderoli impegnato in un degradante botta e risposta con Kyenge e familiari. Sarebbe forse una scelta più oculata quella di premiare le leve più giovani, creando un movimento fresco, dinamico e capace di esprimere una classe dirigenziale sempre più slegata dalle vecchie conduzioni e dai vecchi errori. Sulla scia di ciò che di buono, in tal senso, ha portato pure il Movimento Cinque Stelle, ovvero l’idea di una politica composta di cittadini e non solo da baroni di partito o vecchie figure, peraltro già coinvolte in episodi pure spiacevoli e non certo utili ad estendere il consenso pure al Sud. Giusto mantenere la propria identità e integrità ideologica, e pure le scelte più corrette della storia passata, meno giusto ancorarsi ancora ai soliti colonnelli.

2) Politica estera da migliorare in direzione Mediorientale
Il leitmotiv dell’approccio ai problemi del mondo arabo e mediterraneo, finora, è stato basato su di una riproposizione puntuale delle tesi di Oriana Fallaci, tesi pure vere ed apprezzabili in alcuni frangenti, ma spesso caratterizzate da una mancanza totale di complessità argomentativa e di discernimento nei confronti delle multiformi realtà del mondo islamico. Utili a fomentare un dualismo comodo tra Occidente civile e Oriente barbaro, possono servire a far guadagnare voti facili, ma dall’altro stroncano qualsiasi capacità di rendere conto di fenomeni più complessi insiti nel mondo arabo. Se meritevole è stata la costruzione di un fronte alternativo con l’avvicinamento alla Russia di Putin, non bisognava fermarsi, e proprio nello scenario mediorientale, al posto di adottare la logica del calderone unico, si poteva e si può parlare maggiormente, per esempio, della Siria di Assad e dei suoi meriti nella lotta al terrorismo. Si può pure puntare (ed è assolutamente nelle corde della Lega) a parlare della situazione israeliana e palestinese; in un momento in cui in Europa pare essersi risvegliato un interesse riguardo il riconoscimento di uno stato palestinese, si può parlare pure di questo, in senso identitario e in senso geografico, se davvero si crede che tutti i popoli della terra abbiano diritto ad una loro nazione. Stesso dicasi per la questione curda; basta effettuare una scelta e difenderla con coerenza. Una decisione coraggiosa ma che sicuramente farebbe guadagnare consensi pure trasversali alla Lega. Se davvero si vuole puntare ad uno spazio di opposizione nazionale, Oriana Fallaci rischia di diventare un paravento tanto utile quanto castrante, che impedisce di cogliere scenari potenzialmente interessanti e nei quali inserirsi con successo.

3) Rigetto di qualsiasi ipotesi di alleanza con Forza Italia
Il punto più difficile e più importante, sul quale Salvini si giocherà gran parte del suo credito politico. Allearsi nuovamente con Forza Italia, specie se diretta ancora da Silvio Berlusconi, avrebbe un impatto potenzialmente disastroso sul nuovo corso leghista. Significherebbe rimettersi su di una strada che, poco tempo fa, stava quasi distruggendo il partito. Non è alle Carfagna, alle Gelmini o alle Comi che bisogna guardare, bensì alla costruzione di un polo autonomo e ad un partito di opposizione popolare. Forza Italia rischia non solo di avviarsi mestamente alla scissione o alla scomparsa, ma di attrarre la Lega in un vortice distruttivo, capace di annullare il progresso finora registrato. In tal senso sarebbe stato più auspicabile un accordo, magari partendo su scala locale, con il Movimento Cinque Stelle. Accordo che, tuttavia, pare essere stato abortito ancor prima di essere stato provato.

4) Inserimento ancora più forte nelle dinamiche sindacali
Il sindacato padano è storia antica. Antica non per la sua possibile utilità oggi, ma per la faciloneria e l’incapacità con la quale è stato gestito. Un’arma che nel Nord Italia poteva essere decisiva, e che oggi può essere rilanciata su scala nazionale, non ricostruendolo, ma continuando una strada già tracciata: quella della collaborazione sul territorio con le anime più dinamiche e pragmatiche del grande sindacato nazionale, sia esso FIOM, CGIL, CISL, UIL o UGL. Non dai piani alti, bensì dal territorio, dal tessuto di lotta e resistenza scatenatosi con la crisi, la delocalizzazione e i licenziamenti. La Lega non può non essere presente, e deve continuare ad approfondire questo solco. Ottima la collaborazione con la CGIL sulla questione della Legge Fornero, Ancor migliore sarebbe una collaborazione più decisa con tutte le forze capaci di tutelare i diritti sindacali dei lavoratori e soprattutto di tutelare quell’industria nazionale messa in difficoltà da una politica assente, o talvolta nemica.

5) Non dimenticarsi della laicità
Giusto puntare sulla difesa delle identità. Giusto essere contrari al belato politicamente corretto proveniente dai soliti, antinazionali, antipopolari e stantii partiti di sinistra. Diverso parlare di preghiere nell’ora di scuola, dell’ora di messa in occasione delle festività di Natale, e più in generale sbagliato il confondere la difesa dell’identità con l’applicazione coatta di una religiosità che non appartiene a tutti. Si rischia di creare un effetto contrario ma sovrapponibile a quel laicismo integralista che si vuole combattere: l’identità culturale da difendere non deve confondersi con una fede religiosa da applicare a tutto e tutti, specialmente nelle scuole, ove soprattutto in materia religiosa, ma pure storica e umanistica, deve persistere uno spirito critico e il più possibile scevro da condizionamenti religiosi. Non sono solo gli stranieri a non essere cattolici, ma anche moltissimi italiani, che pure hanno a cuore la difesa della propria identità culturale, storica e tradizionale. La sfera religiosa è una sfera privata, ed è giusto che rimanga tale.