La cosiddetta “chiesa povera” di Papa Francesco – che francescano non è, ma gesuita – sembra non aver digerito l’alleggerimento di quel milione e mezzo di euro proveniente dalla Fontana più iconica della capitale, da anni destinato alla Caritas romana. A tal proposito si è ridestata anche la voce di un altro Francesco, parliamo dell’ex-radicale ed ex-sindaco di Roma, Rutelli, che in questi giorni ha spavaldamente rivendicato per sé e per la sua giunta quella decisione presa nella metà degli anni ’90.

Insomma alla povera Raggi è stato fatto notare che certe tradizioni pastorali non vanno rotte… ma andiamo avanti e veniamo al dies irae, pardon al “decreto” Ires, cioè all’imposta sul reddito delle società. La manovra economica comprendeva infatti il raddoppio dell’Ires dal 12 al 24% per tutti quegli enti che svolgono attività solidaristiche, assistenziali e senza scopo di lucro. Ovviamente rientra a pieno titolo in queste attività tutto l’indotto dell’accoglienza ai cosiddetti profughi, settore economico che vede la Chiesa cattolica ed il suo carismatico business leader Jorge Bergoglio in piena espansione da anni. A questo punto, come era ovvio aspettarsi, la reazione della più potente e ramificata organizzazione internazionale con tanto di headquarter in Roma, non si è fatta di certo attendere.

La strategia è sempre la stessa, ben collaudata da secoli e secoli d’esperienza, si usa l’arma della diffusione dialettica ricattatoria: da una parte si fa leva sui sentimenti pietistici dei fedeli, dall’altra si brandisce la scure del sempreverde inferno per i cattivi, insomma il bastone e la carota! Ecco, ad esempio, la preghiera dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, nominato dallo stesso Bergoglio, che in pieno periodo natalizio così ammonisce il suo gregge:

Che non ci accada di rimanere in silenzio dinnanzi ai ‘disumani’ decreti – tanto meno ad approvarli – che aggravano la sofferenza di quanti sono già vessati dalla povertà e dalla guerra, vere cause del fenomeno migratorio che l’idolatria del capitale e lo strapotere dei manager mondiali della finanza continua a generare dalle regioni e dai continenti periferici della terra.

Un capolavoro d’arte retorica che non riuscirebbe neanche al più esperto politico! Non gli è da meno padre Antonio Spadaro che dalle influenti pagine della rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica, tuona così contro la politica italiana:

instillare la paura del caos è divenuta una strategia per il successo politico: si innalzano i toni della conflittualità, si esagera il disordine, si agitano gli animi della gente con la proiezione di scenari inquietanti.

Il messaggio in questo caso è quasi subliminale: nella società italiana non c’è alcun caos reale e tutto sommato si vivrebbe in armonia se non ci fossero politici a paventarlo. Con arguta maestria dialettica il gesuita Spadaro ribalta tutto e addita pubblicamente come nemici quei politici contrari all’immigrazione selvaggia.

Padre Antonio Spadaro

Nei giorni che vanno dalla Vigilia di Natale a Capodanno il pressing della Cei diventa giorno dopo giorno sempre più implacabile, finché lo stesso Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Gualtiero Bassetti, si rivolge dalle pagine di Repubblica, direttamente al ministro Salvini:

Signor ministro, se la prenda con chi vuole, con i vescovoni, con la stampa cattolica, con i preti meschini e arrivisti ma non tocchi l’umanità

Lo slogan di Bassetti lanciato nel giorno di Santo Stefano riecheggia immediatamente da tutti i pulpiti delle chiese italiane, là dove nessun contraddittorio può spiegare a milioni di fedeli che l’aumento Ires riguarda quella parte del terzo settore che è persona giuridica e non persona fisica, e che fa utili e profitti quando teoricamente non dovrebbe farli. Insomma che in fin dei conti non si sta tassando la beneficenza, ma quella parte di terzo settore che fa utile!

La formula del ricatto morale funziona, la manovra a tenaglia si dispiega velocemente, da una parte sui giornali mainstream dall’altra nel mondo dell’associazionismo cattolico. La tattica del Vaticano punta ora a staccare dall’immaginario collettivo nazionale l’opulenza del cossidetto alto clero, focalizzando l’attenzione sulla chiesa degli ultimi, è quindi giunta l’ora di ricorrere alla carta Assisi. D’altronde il brand francescano ha funzionato benissimo con Bergoglio, perché non riutilizzarlo proprio ora come ariete pauperista anti-governativo?

In verità ci sarebbero dei problemi di natura prettamente spirituale, visto che proprio Francesco d’Assisi, quello vero, sulla questione economica nel suo Ordine, era stato molto chiaro e nel Capo IV della Regola Bollata scrive:

Che i frati non ricevano denaro – Ordino fermamente a tutti i frati che in nessun modo ricevano denari o pecunia direttamente o per interposta persona.

E per evitare equivoci nel Capo VI ribadisce:

I frati non si approprino di nulla, ne casa, ne luogo, o alcuna altra cosa.

Ma Padre Enzo Fortunato, giornalista e direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, non ci sta proprio alla cancellazione dello sconto del 50% sull’Ires e così in un suo editoriale rievoca l’annoso dualismo bene-male, scrivendo senza mezzi termini:

L’atto della Manovra che si sta consumando in questi giorni pone serissime riflessioni: si cerca di distruggere il bene, si cerca di destabilizzare chi vuol essere strumento di bontà.

La tassa sull’Ires diventa addirittura azione tesa a distruggere il bene! Così, dopo qualche settimana, anche il povero Conte è costretto a rimangiarsi tutto:

Sull’Ires agli enti non profit ripristiniamo il regime fiscale agevolato, con un emendamento al Dl Semplificazione.

Gualtiero Bassetti

Ma alla Cei evidentemente non basta ed ecco che, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente, il presidente Bassetti, rinvigorito dalla vittoria sull’Ires, afferma:

Il mondo del Terzo settore riveste nella società italiana un ruolo determinante

continuando in un sussulto di gratitudine:

grazie a quanti, non da ultimo le testate giornalistiche, si sono adoperati per evitare il raddoppio della tassazione sugli enti che svolgono attività non profit.

Ciò che però deve far riflettere maggiormente è un’altra dichiarazione che il capo dei vescovi italiani rivolge alla nostra nazione, Bassetti dice:

più di ieri c’è bisogno di questa società civile organizzata, c’è bisogno dei corpi intermedi, di quella sussidiarietà che risponde alle povertà e ai bisogni con la forza dell’esperienza e della creatività, della professionalità e delle buone relazioni.

Verrebbe da chiedersi cosa intenda Bassetti per corpi intermedi; cosa dovrebbero essere questi enti che per la Cei rappresentano addirittura una necessità nazionale? Il sospetto è che, considerato il vincente ricatto morale sul Terzo Settore, la Chiesa cattolica abbia intenzione di continuare a servirsi di quelli che il capo dei vescovi chiama corpi intermedi aumentandone raggio d’azione e autonomia per sostituirsi allo Stato e quindi ai legittimi governi italiani in materia di welfare.

In questo caso la vittoria per un’organizzazione internazionale come la Chiesa sarà duplice: da una parte l’influenza politica sul Belpaese, che sembrava ormai affievolirsi, tornerà ai fasti di qualche anno fa, dall’altra il profitto economico continuerà ad aumentare sotto la maschera di una “chiesa povera” che si batte per i poveri.

Dunque nell’Italia del ventunesimo secolo si ripropone, qualora fosse mai stata risolta, una nuova questione romana, non più esclusiva del Lazio, ma estesa a tutto il territorio nazionale. Al governo italiano spetta dunque il difficile compito di tagliare i mille tentacoli che dal Vaticano si diramano nel tessuto sociale dello Stato, riconquistando interi settori pubblici che rischiano di essere consegnati per sempre ad una potenza straniera.