Dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano – il Presidente più a lungo in carica nella storia dell’Italia repubblicana –, il 29 gennaio si procederà con le votazioni per eleggere il prossimo inquilino del Quirinale. Tra i nomi più gettonati nelle ultime settimane quelli di Rodotà, Prodi, Draghi e Bonino. Il giurista – che peraltro venne nominato anche dalle Quirinarie targate M5S del 2013 – è visto di buon occhio, oltre che da Grillo, da una buona parte della sinistra. Se non fosse per l’età ormai avanzata (compirà 82 anni il prossimo 30 maggio) quello di Rodotà potrebbe essere un nome eccellente per il Colle. Si tratterebbe di un personaggio preparato, competente, con esperienza nell’ambito politico e ben visto tanto dalla sinistra – che non dimentica le esperienze del giurista nei Radicali, nel PDS e nel PCI – che dal Movimento 5 Stelle, il quale vede in Rodotà un personaggio svincolato da legami di partito e grandi interessi privati.

Un altro nome intorno al quale le forze politiche potrebbero ipoteticamente trovare un accordo è quello di Romano Prodi. Un nome simile starebbe certo bene a buona parte del Partito Democratico, e forse anche al M5S, nonostante sia stato proprio l’ex premier a traghettare l’Italia dritta dentro l’Eurozona e la moneta unica. Il problema più significativo è che nei giorni scorsi è stato lo stesso Romano Prodi a frenare gli entusiasmi, dicendosi stanco di dover tornare a prender parte a quello sfiancante gioco di compromesso in cui consiste la politica dei Palazzi. Vi sarebbe poi il nome di Mario Draghi, l’uomo dell’Europa. Con l’aria che tira dalle parti di Grillo e di Salvini, con un euroscetticismo sempre più forte anche presso l’elettorato “comune”, è difficile che il Parlamento in seduta comune riuscirà ad eleggere tale nome. Va inoltre considerato che di uomini influenti in Europa l’Italia ne ha ben pochi, e privarsi di Mario Draghi sarebbe – per tutta quella componente filoeuropeista della politica italiana – una mossa davvero poco saggia. E’ stato poi lo stesso Governatore della BCE a tirarsi fuori dalla corsa al Colle: dunque, un altro candidato bruciato.

Emma Bonino, nonostante potesse essere un buon nome per quanti chiedono a gran voce l’elezione a Capo dello Stato di una donna, ha dichiarato ultimamente di avere un tumore, ed è dunque improbabile la sua presenza nella lista dei candidati. Tra i favoriti vi è l’attuale Presidente del Senato, Pietro Grasso, il cui autorevole passato in Magistratura potrebbe rivelarsi un asso vincente. Continuando a guardare a sinistra, si è poi parlato di Walter Veltroni, che forse è il più papabile tra i nomi finora usciti nel TotoQuirinale. Sembrava aver appeso gli scarpini politici al chiodo per dedicarsi a tempo pieno al cinema, e invece – nonostante Mafia Capitale abbia toccato alcuni suoi fedelissimi – eccolo tornare alla ribalta.

Nel centrodestra il caos fa da sovrano. Berlusconi sarebbe pronto a sostenere Anna Finocchiaro e Sergio Mattarella (chiaramente sostenuto anche dal PD), mentre alcuni esponenti di FI, tra cui Santanché e Minzolini, voterebbero Prodi (ma questo è stato dichiarato prima che lo stesso Prodi si defilasse dalla competizione). Poi c’è il Nuovo Centro Destra di Alfano, che guarda di buon occhio l’ex Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. In una sorta di festival della riesumazione, affianco a Veltroni e Casini si è parlato addirittura di Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario del Partito Popolare che fu, così lontano dalle scene politiche da esser dato da molti per disperso. Ed invece eccolo qui, in grande spolvero e pronto a competere per il post-Napolitano. Del resto Castagnetti è un moderato, cattolico, sufficientemente distante da Berlusconi e dalle trame politiche più recenti, e per questo potrebbe sorprendere tutti quanti con un risultato inaspettato.

Per avere la lista dei candidati ufficiali bisognerà ancora attendere – Renzi dice che il PD renderà pubblico il nome 24 ore prima della votazione -, e questa è solamente una lista dei papabili. Quel che è certo è che si dovrà lavorare “ai fianchi” per trovare un’intesa tra partiti, ed oggi più che mai al dialogo e al compromesso è chiamato anche e soprattutto il M5S, che insieme al Partito Democratico ha la possibilità di evitare altri sette anni di monarchia. Sarà la volta buona?