Ne ha viste tante, la nostra amata penisola. Ma dinanzi alle sfide sociali e politiche che il nostro tempo ci presenta, la classe politica italiana sembra, oggi più che mai, perfettamente impreparata.

Alla crisi economica scoppiata nel 2008 ha fatto seguito una crisi politica, dovuta all’incapacità della nostra classe dirigente di risolvere in maniera efficace le problematiche economiche. La caduta dell’ultimo governo Berlusconi, il susseguirsi di due governi fantoccio imposti dall’UE e l’instaurarsi dell’attuale governo Renzi, presentano alcuni punti in comune. Primo fra tutti, la totale cecità del Parlamento nazionale che ha bloccato, per disgrazia o per fortuna, l’attuazione delle misure e delle riforme necessarie, secondo alcuni, ad uscire dalla situazione di crisi economica. Impegnati nei soliti giochi di potere, i nostri “legislatori” hanno completamente dimenticato di occuparsi delle questioni di carattere sociale, se non per approvare provvedimenti come il Fiscal Compact, l’ ESM ed i vari Job Act che altro non hanno prodotto se non ulteriori spargimenti di “lacrime e sangue” tra la popolazione. Secondo punto in comune è rappresentato dal fatto che in questa situazione il cittadino è stato estromesso tout court dalla vita politica e da qualsiasi forma di gestione della cosa pubblica.

Il fallimento totale del sistema delle larghe intese ha portato ad uno scenario politico senza precedenti. Il Partito Democratico governa indisturbato a causa dell’assenza di un’opposizione che sia minimamente in grado di contrastarlo. Vale a dire che, indisturbatamente, il PD porta a termine il lavoro dei suoi predecessori, cedendo all’Unione ciò che resta della nostra sovranità nazionale e territoriale, assieme alla dignità politica della Nazione. Il Movimento 5Stelle sembra in procinto di terminare la sua corsa. Ha infatti per così dire sprecato l’occasione offertagli da un popolo esausto e stremato, limitandosi ad un’opposizione alle volte utile, alle volte ridicola e persino dannosa, e registrando qualche buon risultato in maniera episodica, non offrendo all’elettorato garanzie di affidabilità. Le stesse elezioni europee hanno visto i 5Stelle nettamente sconfitti dal PD. Le destre, o le “destrine” come le definisce Giulietto Chiesa, appaiono sempre più divise ed impegnate in una lotta fratricida in cui non si intravede l’ombra di un vincitore. Solo Matteo Salvini, leader della Lega Nord, sembra aver registrato negli ultimi sondaggi un certo aumento dei consensi che sarebbe comunque irrisorio rispetto alla percentuale attuale raggiunta dai colleghi del centrosinistra. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, sembra piacere un po’ a tutti ma, come recita il detto “Tutti la vogliono, nessuno se la prende”, non sembra in grado di far presa sull’elettorato indeciso.

Fa sorridere che, data l’imbarazzante situazione politica ed economica nella quale ci troviamo, ci ostiniamo a presentarci al mondo come giganti diplomatici, pronti anzi a sederci al tavolo di guerra. Si, perché nei giorni scorsi i rappresentanti italiani hanno fatto sapere di essere disposti schierarsi con i Paesi della Nato contro le politiche di Vladmir Putin, in nome della pace e della difesa dei diritti umani. Bisognerebbe ricordare ai nostri rappresentanti, in materia di diplomazia, la presenza prolungata di due militari italiani in territorio indiano e, alla luce di questa figuraccia a livello internazionale, chiedere spiegazioni riguardo a queste nette prese di posizione nei confronti del gigante russo. Tutto questo a dimostrazione, ancora una volta, di un’incapacità politica e diplomatica che ha toccato in questo ultimo anno il suo massimo storico.

Ma da questa situazione potrebbe nascere qualcosa di buono. Il fallimento di quest’ultima esperienza di governo ci suggerisce una volta per tutte che è scoccata l’ora del crollo dell’antica dicotomia destra-sinistra, essendo venuti meno due elementi fondamentali. Primo: la destra non esiste, la sinistra è morta dopo il 1968. Secondo: non v’è più motivo di ricreare questo tipo di dicotomia. E’ interesse di tutti, oggi, la nascita di schieramenti opposti che tuttavia presentino l’aspirazione ad essere movimenti popolari, di interesse nazionale, di salvaguardia della sovranità, di recupero della dignità perduta.