Difficile stabilire con esattezza da quanto il nostro Paese si trovi in una situazione di crisi. Se con il termine crisi intendiamo quelle di tipo politico, economico e sociale, probabilmente lo siamo da molto tempo. Certo è che dal 2008 in poi, a seguito della crisi immobiliare scoppiata negli Usa, la situazione è andata aggravandosi sempre più. Anche perché, come in tutti periodi bui nella storia delle società, c’è sempre qualcuno che approfitta del caos delle istituzioni e delle idee per affermarsi, consolidarsi, oppure fuggire senza essere visto. Ma parliamo di fatti concreti. I castelli costruiti dalle oligarchie di potere, interne ed internazionali, vanno via via crollando. Questo perché diverse questioni di carattere sociale ed economico si sono sganciate dal guinzaglio che le teneva legate al braccio della classe dirigente. Il popolo, che negli ultimi decenni aveva subito passivamente le politiche dei propri governi, comincia a svegliarsi dal proprio torpore. Se non altro, perché le conseguenze di queste politiche scriteriate cominciano a scottare sulla pelle dei cittadini.

La partecipazione al progetto dell’UE era stata accolta con entusiasmo e speranza. Negli anni successivi, qualche fallimento era stato per così dire lasciato passare poiché serviva del tempo, tempo per integrarsi, per mettere in moto il meccanismo, per abituarsi alla nuova realtà. A distanza di quasi dieci anni diventano sempre più numerosi gli schieramenti politici euroscettici, e anche l’opinione pubblica guarda all’Europa con diffidenza, riconoscendo in essa la sede da cui partono le politiche del rigore e le richieste continue di sacrifici. Le elezioni europee hanno decretato la travolgente vittoria del Partito Democratico, ma sicuramente non hanno mutato il sentimento di sfiducia nei confronti delle istituzioni comunitarie. L’esito della vittoria del PD può essere ricondotto alla paura di nuovo exploit di Beppe Grillo ed alla mancanza di una reale alternativa politica, oltre che al convincente carisma fin qui dimostrato del Presidente del Consiglio Matteo Renzi; non certo da un sentimento di appartenenza e di adesione al progetto europeista. Di recente Mario Draghi, in visita all’Università di RomaTre, è stato cacciato dagli studenti dell’Ateneo.

C’è poi la questione della precarietà del posto di lavoro, in un primo momento accolta con timore disinteressato, forse perché ancora pochi erano stati direttamente colpiti dal nuovo piano di strutturazione del mercato lavorativo. La situazione è mutata: le fabbriche chiudono, i lavoratori restano disoccupati a cinquant’anni dopo circa venticinque anni di lavoro. E il numero delle fabbriche chiuse è direttamente proporzionale al numero dei nuovi disoccupati. Anche sul fronte politico parecchi ingranaggi cominciano ad incepparsi. Diverse maschere sono cadute, svariate situazioni sono venute a galla, precari equilibri sono venuti a mancare. La conseguenza principale di tutto questo è rappresentata dal fatto che i cittadini hanno perso quasi completamente la fiducia nelle istituzioni. Si è conclusa l’epoca delle grandi figure carismatiche, dei vari Berlusconi e di tanti altri che come lui erano stati in grado di addormentare le masse attorno al culto spassionato delle propria figura, assicurandosi milioni di voti senza il minimo sforzo, senza la presentazione di un contenuto politico reale, con il solo utilizzo dei soliti slogan e luoghi comuni.

C’è la questione dell’immigrazione e dell’impatto che essa genera sul Paese ospitante. Pilotata o meno, la rivolta dei cittadini di Tor Sapienza è solo una delle tante normali manifestazioni di disagio, spesso estremizzate ed alimentate ad hoc, che si sono verificate nel territorio italiano. Proprio ieri sono stati allontanati esponenti ora di FdI, ora di Lega Nord e persino del Movimento 5stelle. Come a dire che al cittadino non interessano politici destri o sinistri che vengono a raccogliere i voti del popolo. Il popolo vuole che la situazione cambi, e basta. I tagli alla sicurezza, i precari nelle scuole e molte altre questioni irrisolte, se non incentivate, rendono questo momento storico propizio per eventuali riforme politiche ed economiche. Il Partito Democratico perde tesserati, il NCD rischia di sparire, Forza Italia ha visto dimezzarsi i proprio consensi, la Lega viaggia a velocità discontinua, i 5Stelle non hanno la certezza di un’altra occasione. Tutto lascia pensare che, almeno in teoria, si tratterebbe di una buona occasione per cambiare le cose.