Alla fine, dopo sette anni di stallo, il governo Renzi e i sindacati sono giunti mercoledì a un accordo per il rinnovo del contratto dei dipendenti statali. Accordo in base al quale verrà applicato agli stipendi un aumento medio mensile di circa 85 euro. Da giorni lo stesso primo ministro andava dicendo che mercoledì sera si sarebbe dovuto trovare un punto d’incontro, come poi effettivamente è accaduto. Una vittoria per i sindacati, ma in questo momento anche e soprattutto una vittoria per Matteo Renzi, che non poteva farsi scappare l’ultima occasione per lanciare la sua “mancia” finale prima del voto di domani e convertire al fronte del Sì qualche rimanente indeciso, chiudendo così in bellezza una campagna referendaria fatta tutta a suon di promesse, compensi e mance elettorali.

L’aumento previsto sarà commisurato al reddito, e solo i lavoratori delle fasce più basse riceveranno interamente gli 85 euro. Si parla in ogni caso di cifre lorde, quindi anche chi usufruirà interamente dell’aumento previsto dal contratto dei giorni scorsi si ritroverà in busta paga su per giù 60 euro, al netto di tasse e balzelli vari. Al momento sembra però che molti dei beneficiari dell’ultima aumento (quella dei famosi 80 euro in occasione delle europee) rischierebbero di perdere il beneficio di tale bonus, dal momento che con l’aumento approvato mercoledì si ritroverebbero a superare la soglia massima di reddito per poter usufruire dell’assegnazione degli 80 euro.

E se così fosse saremmo davanti non solo all’ennesima manifestazione di clientelismo cui ormai Matteo Renzi ci ha abituati, bensì al primo caso di “mancia elettorale” letteralmente riciclata: gli 80 euro generosamente elargiti in occasione delle europee del 2014 vengono ritirati, e dopo averli furbescamente infiocchettati e imbellettati vengono nuovamente donati al popolo, e, per un puro caso della sorte, proprio a quattro giorni da un referendum cruciale per il futuro di questo governo e di Renzi stesso. La nota positiva, va detto, è che almeno i nuovi 85 euro derivanti dal riciclo dei vecchi questa volta influiranno anche su pensione e TFR, a differenza  del vecchio bonus che invece non contava a tal fine.

Il governo a ogni modo ci ha tenuto a precisare che verrà al più presto trovata una soluzione giuridica per risolvere il problema dello sforamento della soglia di assegnazione degli 80 euro, così da non far perdere a nessuno i vantaggi precedentemente acquisiti. Vogliamo credere nella buona fede del governo e nella futura attuazione di tale proposito, ma, per ora, verba volant. Resta il fatto che, con o senza un provvedimento per evitare la perdita dei vecchi 80 euro, una mossa del genere a quattro giorni dal referendum, dopo più di sette anni di stallo, resta perfettamente inquadrabile nel solco delle precedenti mance elargite dal generoso primo ministro fiorentino. E in ogni caso il furbo ex sindaco avrà mille modi per riappropriarsi dei soldi distribuiti oggi alla vigilia del referendum: basta attendere la prossima legge di stabilità. C’è solo da sperare che gli italiani non si facciano imbambolare da questo astuto e poco onesto gioco delle tre carte. Lo scopriremo lunedì.