Il fronte del no ha battuto un colpo! Dopo essere stata canzonata per mesi da Matteo Renzi come “l’accozzaglia”, la sinistra del no al referendum ha risposto all’appello di quelli che possiamo considerare i volti più importanti della campagna per la Costituzione, stiamo parlando di Anna Falcone (avvocato e vicepresidente del Comitato per la Democrazia Costituzionale –ex Comitato del no-) e Tomaso Montanari (presidente dell’associazione Libertà e Giustizia, storico dell’arte e professore) che circa due settimane fa hanno lanciato un appello urgente sulle diseguaglianze, invitando associazioni, comitati e partiti ad una assemblea denominata “Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza”

Prima di analizzare l’assemblea occorre fare un passo indietro, per capire come si è arrivati fino a questo punto e quali sono le sfide poste davanti a questa nuova alleanza politica. Tutto parte nel 2013, quando il progetto Bersani naufraga e SEL decide di lasciare la maggioranza, da quel momento in poi il PD avrà sempre più defezioni, culminate con la gestione del segretario Matteo Renzi. I motivi di questo astio sono ideologici: da un lato abbiamo un Partito Democratico sempre più convinto a percorrere la “terza via” e dall’altro una sinistra socialista e radicale che non si riconosce minimamente con le istanze neoliberiste sostenute dal partito di Renzi. L’Ultima grande scissione nel PD avviene ad inizio 2017 con la nascita di “Articolo 1 – Movimento Democratici e Progressisti” che vede nelle sue fila Speranza, D’Alema, Bersani, Rossi e molti altri volti noti dei democratici. Mentre Sinistra Italiana (ex SEL) e Possibile (il partito di Civati, fuoriuscito nel 2014 dal PD) decidono di fondere i loro gruppi parlamentari, MDP rimane affascinato dal Campo Progressista di Giuliano Pisapia (ex Sindaco di Milano) e tra le due aree partitiche a sinistra del PD nasce un valzer tra chiusure e aperture a possibili alleanze, tuttora in corso. In mezzo a questo marasma partitico il 4 Dicembre vince il no alla riforma costituzionale, con un fronte associazionistico compatto e composto in larga parte da giovani. Dopo il referendum i comitati territoriali non riescono a guadagnare nuovamente la centralità che avevano durante la campagna referendaria e il dibattito torna nuovamente nelle mani di Renzi, che con il governo Gentiloni e la larga vittoria alle primarie continua ancora a fare il buono e il cattivo tempo nel Paese. Il desiderio di ripresa e la crescita dei partiti radicali e socialisti in Europa, spingono Anna Falcone e Tomaso Montanari a togliersi la pettorina della neutralità politica in favore di una proposta per rifondare la sinistra in Italia

Partiamo dal primo dato visibile e positivo: la partecipazione. Gli stessi organizzatori si sono detti sorpresi per la presenza di così tante persone (parliamo di circa 1500 persone, quando il Teatro Brancaccio ne poteva contenere un massimo di 1300) e ciò dimostra quanto questa esigenza era latente nella sinistra socialista e radicale. Ma i numeri non sono tutto, conta anche molto la composizione dell’assemblea e il Brancaccio ieri mattina aveva una forte prevalenza di anziani, contro una componente giovanile risicata, seppur molto agguerrita. 

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Il teatro Brancaccio gremito

Sin dalle prime battute gli organizzatori disegnano uno scenario che vede una sinistra unita in grado di raggiungere le due cifre, con un progetto dal basso in netta opposizione con le principali forze politiche (PD compreso). La radicalità diventa rottura con il recente passato della sinistra e motivo di speranza per l’intercettazione dei voti persi in questi anni. E alcune esperienze civiche delle recenti amministrative mostrano come questa formula possa funzionare. “Coalizione Civica”, il progetto lanciato da Mauro Zani, dopo la sperimentazione che è valsa un 7% a Bologna con Martelloni ha sfondato a Padova con un ottimo 22% e più in generale il dato complessivo delle amministrative vede questa alleanza politica estremamente competitiva in tutta Italia (come spiegato da YouTrend in questo articolo). Donano ulteriore fiducia nel progetto i dati provenienti dalle elezioni sparse per l’Europa, con Melenchon che raggiunge il 19.5% alle presidenziali francesi e Corbyn che ha portato i laburisti al miglior risultato dal 2001, battendo proprio quel Tony Blair, che è stato uno degli ispirati della terza via. I punti che emergono dagli interventi sono quelli tipici della sinistra: chi ha di più dia di più; più Stato e meno privati; più fondi a scuola, ricerca e sanità; reddito universale e reintroduzione dell’art. 18 per il lavoro e un’Europa diversa con la revisione dei trattati di matrice neoliberista. Idee non nuove, ma talmente bistrattate negli ultimi anni da risultare rivoluzionarie e attuali. Invece l’innovazione si può trovare nella gestione non più leaderistica, ma dal basso verso l’alto, con gli attivisti e il programma al centro del progetto. 

Insomma, le premesse fin qui sembrano buone, ma non mancano le ombre sul progetto complessivo. All’assemblea era molto atteso l’intervento di Roberto Speranza, ma dopo alcune consultazioni si è preferito mandare sul palco Miguel Gotor, che ha diviso la platea tra chi voleva ascoltarlo con piacere e chi invece voleva fischiarlo e urlargli contro. Indubbiamente il momento più basso della giornata, che però ha visto nell’ottimo intervento di Civati (forse il migliore dell’intera manifestazione) una tregua, poi supportata anche dal leader di Sinistra Italiana Fratoianni. La platea ha le idee chiare: ok MDP e con qualche riserva anche Pisapia, ma solo se mollano definitivamente il PDR. Ma questa condizione è tutt’altro che certa, soprattutto da parte dell’ex Sindaco di Milano, che continua a rimanere vago su questo punto e pur essendo stato invitato alla manifestazione di ieri ha preferito declinare spiegando che “non ci sono le condizioni”. MDP invece, nonostante i fischi è le critiche ha incassato il colpo, con d’Alema in prima fila fino alla fine della manifestazione e Rossi e Gotor comunque presenti per gran parte dell’evento.

L'intervento di Pippo Civati

L’intervento di Frattoianni

Un altro tema delicato è l’arma a doppio taglio che è il civismo: da un lato la possibilità di unire più voci in una singola lista civica aperta e non settaria, dall’altro un possibile uso improprio della carta costituzionale, che è di tutti e non soltanto di una parte politica. Montanari ha provato a chiarire questo punto, spiegando che questa alleanza non vuole strumentalizzare la Costituzione, che rimane di tutti, ma vuole rivendicare la sua volontà di applicarla, a differenza delle forze politiche che si sono succedute in questi anni. 

Infine, la domanda più complessa: la sinistra è ancora in grado di parlare con i suoi potenziali elettori? Con le scelte scellerate degli ultimi anni la sinistra ha perso molto del suo elettorato, che in alcuni casi ha rinforzato le file di M5S, Lega Nord e Fratelli D’Italia e in altri ha aumentato l’astensione. Certamente non basta la formazione dell’ennesimo progetto unitario per far cambiare idea a questi cittadini, occorre una campagna capillare sul territorio in grado di intercettare i problemi prima e meglio degli avversari politici. Una sfida tutt’altro che facile, come ammesso dagli stessi organizzatori, ma certamente non impossibile. Partire dalle realtà territoriali potrebbe essere un buon inizio, ma siamo sicuri che le buone pratiche emerse dal nazionale si ripeteranno anche nei territori o prevarranno i personalismi? La risposta a questa domanda si vedrà con il passare del tempo, mentre già dal 1o Luglio con l’evento organizzato da MDP e Pisapia capiremo se il progetto unitario sarà compiuto, oppure se prevarrà la frammentazione politica. Quest’ultima rappresenterà un’ulteriore zavorra per il progetto a sinistra del PD e una possibilità impagabile per Matteo Renzi.