Negli ultimi anni, un fenomeno che ha preso largamente piede è stata la forte popolarizzazione dei giochi d’azzardo. Gratta e vinci, slot machine, programmi di gioco online: in questo senso, nuove frontiere vengono solcate ogni giorno. Le problematiche socio-economiche legate a questi fenomeni sono evidenti. Fenomeni di vera e propria dipendenza costringono larghe fasce della popolazione all’apatia; l’indebitamento spesso è l’ultima tappa di tante piccole tragedie personali. Oltre a ciò, è da rimarcare l’incredibile e spesso sottovalutata mole di profitti che, attraverso questo tipo di prodotti e servizi, viene realizzata in un contesto in cui, molto spesso, si opera in regime di monopolio. Il legame tra le varie imprese del settore e il potere istituzionale è stato già messo in luce spesso; allo stesso tempo, non fa più scandalo la notizia che parla delle slot-machine in quanto strumenti principali dei tentativi di riciclaggio di denaro spesso legato alle attività di natura illegale. Tuttavia, non è di questo che qui si vuol parlare. Si vuole invece discutere di una determinata funzione che sempre maggiormente sembra essere svolta dal settore del gioco d’azzardo. Una funzione che può essere esercitata soltanto in virtù delle modificazioni che le tante varianti del gioco d’azzardo hanno subito nel corso degli ultimi decenni.Una profonda popolarizzazione, come si è detto, caratterizza oggi questi fenomeni. Di che funzione si vuole, quindi, parlare?

Il ruolo sociale fondamentale svolto dal gioco d’azzardo è, oggi più che mai prima, quello di contribuire all’imposizione dell’egemonia ideologica delle classi dominanti. Fin dal secondo dopoguerra, gli strumenti, attraverso i quali le classi sociali dirigenti hanno saputo imporre la propria direzione ideologica agli altri ceti, sono stati tanti: la diffusione della televisione ha agito in questo senso; l’elevamento del tenore di vita ha permesso alle classi subordinate di accedere a quelli che erano i simboli distintivi delle classi agiate; ma, soprattutto, la grande diffusione dei “servizi del divertimento e del tempo libero” hanno effettivamente contribuito ad integrare le classi dominate nella grande rete della cultura dominante. Oggi, il ruolo di agente del dominio culturale e politico è svolto in maniera perfetta dal gioco d’azzardo. La direzione culturale della società è, in questa maniera, ben determinata: viene concesso alle classi subordinate di sperare. Di sperare in cosa? Nella vincita, unica forza in grado di ribaltare la precaria situazione esistente. Gli effetti negativi di questi comportamenti sono più che evidenti. Questo modello ideologico e comportamentale costringe all’individualismo.

Le recenti statistiche hanno parlato di una popolazione nazionale sempre più impaurita e sempre più cinica; ma, soprattutto, sempre più individualista, sempre più incapace di riunirsi e di organizzarsi. La speranza della vittoria, naturalmente, non fa che affidare la possibilità del cambiamento alla sorte; nulla è più possibile per la volontà umana se non l’approcciarsi al gioco, se non la semplice ma indecente libertà di tentare. Il funzionamento di questi meccanismi ideologici e sociali si fa sempre più evidente. E, probabilmente, mai come in questi periodi attuali l’egemonia delle classi dominanti è stata tanto forte e capace di modellare la società civile. Gli strumenti ora disponibili si sono fatti, rispetto al passato, molto più raffinati. La progressiva capacità di radicarsi nella psicologia dell’individuo ha reso questi mezzi meno grossolani; ha dato la possibilità a questi strumenti di raggiungere più facilmente l’obiettivo finale. Una società modellata ed impostata sulla incerta benevolenza del destino, sulla precaria voglia di cambiamento della sorte, è molto meno adatta al ribaltamento dell’esistente, è meno capace di spingersi fino al tentativo di inventare nuovi rapporti di forza. E, in effetti, le possibilità oggettive di cambiamento sembrano essere oggi ridotte all’osso: per le classi subordinate ideologicamente, perfettamente integrate nel modello culturale proposto dall’alto, nulla è possibile se non la stagnazione sociale, se non il tentativo di raccogliere le briciole nell’attesa di un qualcosa che appare sempre troppo lontano.