Di Francesco Locatelli

Tasso di disoccupazione giovanile al 44%, peggior dato dal 1977, 710 mila giovani (15-24 anni) senza lavoro e un governo immobile, incapace di attuare serie politiche giovanili e di inserimento nel mondo del lavoro al termine degli studi. Giovani, da lungo tempo non più riconosciuti come risorsa primaria, ma costretti a fuggire all’estero in cerca di fortune, accompagnati da sogni e speranze, che sempre più spesso terminano al primo contatto con la realtà, che quando va bene si presenta con un lavoro sottopagato e precario. D’altro canto, in concomitanza con l’uscita del nuovo iPhone, nelle principali città italiane, abbiamo assistito a una scena surreale, un distacco bipolare dalla realtà; giovani e meno giovani, occupati e disoccupati, studenti e lavoratori in fila per più di 24 ore, in attesa del via alle vendite del nuovo prodotto Apple.
Ha creato scalpore mediatico l’iniziativa del Blocco studentesco a Porta di Roma che ha “salutato” l’uscita dello smartphone con un lancio di uova, acqua e farina a indirizzo delle persone in fila; un’iniziativa frettolosamente accolta con indignazione bipartisan, senza la necessaria attenzione e capacità di guardare oltre l’atto in sé, identificandolo come gesto estremo e di cattivo gusto. Estremo? Certamente. Di cattivo gusto? Probabilmente sì, ma noi non faremo l’errore di fermarci alle apparenze, limitandoci a questa classificazione fine a sé stessa.
Il valore emblematico della manifestazione è indiscutibile, non viene contestata la logica libertà di usufruire del proprio denaro nella qualsivoglia maniera, ne si è trattato di un atto sospinto dall’invidia sociale contro chi può permettersi di spendere 700€ per un iPhone, anche se a rate o per di più non avendo ancora terminato di pagare il precedente; l’azione simbolica è volta al contrasto di quella mania consumistica per la quale queste persone sono state in fila un giorno o più, per avere un prodotto che altresì potevano raggiungere il giorno dopo senza alcun tipo di fila, si contesta l’ossessione materiale dei giovani, l’esigenza, l’obbligatorietà di fruire hic et nunc solo per l’ansia di avere. Una gioventù assuefatta, complice dei giochi delle multinazionali, serva di queste protesi tecnologiche.
Ogni forma di dissenso contro il politicamente corretto, contro l’inconcludente classe dirigenziale, contro la soffocante burocrazia, contro l’assopimento occidentale va sostenuto e incoraggiato. Azioni di questo genere rappresentano una speranza, l’auspicio è che servano ad aprire una riflessione e a risvegliare giovani ormai schiavi delle tendenze e della scelta condizionata di apparire piuttosto che essere, generazioni dormienti che hanno dimenticato il significato alto di combattere per il proprio futuro e si abbandonano apaticamente a subire, inerti, scelte e decisioni altrui, incuranti delle conseguenze di questo atteggiamento ignavo. Quali cambiamenti potranno mai essere portati avanti da queste generazioni? Quali libertà potranno mai essere conquistate? Perché non c’è alcuna libertà nello stare ore in fila per un iPhone.