Le forme di emancipazione di gruppi sociali nel mondo liberale stanno assumendo forme sempre più curiose. Proprio come il sistema in cui si inseriscono, quello liberale occidentale appunto, stanno cominciando a svelare il loro carattere intollerante e per niente neutro, come vorrebbero far credere. Ma come, chi lotta per i diritti di un certo gruppo ricade nell’intolleranza di cui è vittima? La risposta è affermativa. La nostra società viene propagandata come una libera discussione in cui si collabora per il miglioramento delle condizioni di tutti, ma, in realtà, la libertà è concessa a patto che non si cerchi veramente di cambiare lo status quo; allo stesso modo questi gruppi per i diritti si macchiano dell’intolleranza più feroce contro chi non accetta in toto le loro tesi.

L’esempio più lampante è stato il blitz delle femen in Vaticano il giorno di Natale. Che la protesta si faccia colorita lo si può capire (non si può certo negare la libertà di contestazione), ma perché colpire in una delle due feste culminanti per il cattolicesimo? Questa non è una provocazione, è un insulto, un attacco per colpire una festa a cui molti credenti sono legati. “Io sono io e tu non sei nessuno”, si è calpestato il diritto a professare serenamente la propria fede, un diritto degno di essere difeso come degni di essere difesi possono essere quelli delle attiviste ucraine. Questa è la parabola dell’assurdo nel mondo liberale: lottando per i propri diritti si negano quelli altrui, non si assiste ad un’emancipazione umana collettiva, nonostante questo possa sembrare il migliore dei mondi possibili. Non si vuole certo fare l’apologia del cattolicesimo, poiché spesso si macchia di un’intolleranza altrettanto immotivata, ma in questa vicenda (tenuto conto anche della pronta scarcerazione senza particolari conseguenze dell’attivista) ha dimostrato una spanna di dignità e serietà in più delle femen.

A questo punto occorre abbozzare un’idea alternativa di emancipazione a quella liberale. Abbiamo appena visto come nel mondo occidentale la rivoluzione sia sedata (in particolare per la congiuntura storica in cui stiamo vivendo, dove economico e politico sono un unicum), pertanto il campo di battaglia è quello di una lotta politica tutti contro tutti in cui il riconoscimento viene strappato ad altri. La dialettica è aspra e si gioca sulla modalità delle tifoserie calcistiche. L’emancipazione che invece va presa ad esempio è quella che garantisce il progresso reale di tutti i cittadini e non mira alla conquista di un riconoscimento legale: oltre all’emancipazione politica, bisogna guardare all’emancipazione umana. Solo il marxismo si è espresso in questi termini nella storia, proponendo una verità filosofica che ha saputo persuadere molti ma che si è ormai infranta contro allo strapotere del liberal-capitalismo. Un primo passo in questa direzione sarebbe la presa di coscienza della propria collocazione sociale al di là delle sterili scelte concesse nel mondo moderno (omosessuale o etero, femminista o maschilista, statale o libero professionista…).