di Attilio Di Sabato

La tradizione tutta italiana di mal gestire i grandi eventi è alla base dell’Expo, un cliché, ahinoi, più che veritiero. La questione non è denigrare e sparare a zero sull’evento (dicono internazionale) ma portare alla luce quello che è in realtà. L’Expo è nata come una vetrina internazionale alla quale i vari Paesi vogliono affacciarsi per mettere in mostra i loro punti di forza. L’Expo non è il fine, ma il mezzo attraverso il quale un Paese acquista credibilità, nonché un’immensa pubblicità. L’evento serve infatti a pubblicizzare, a mettere in mostra. La domanda viene spontanea: ma se quel che si vorrebbe pubblicizzare non rende l’idea? In tal caso, benvenuti in Italia o se vogliamo essere più ” ‘ndernescional ” (stile Franceschini), welcome to Italia!

La visione generale è quella di catalizzare tutte le virtù di una nazione in un solo centro di aggregazione. Un grande nodo economico/sociale col quale dare opportunità, all’universo italiano della piccola e media impresa, di mettersi in mostra e ricevere finanziamenti. La qualità di una classe dirigente è qui. Gli intoppi come ben sappiamo ci sono stati: la cupola dell’expo, le lobby di pressione, criminalità organizzata e tanti soldi pubblici sperperati. Sono problemi questi che fanno parte dell’ossatura di questo Paese. Mostrarci al mondo in questo modo non fa che peggiorare la nostra immagine. Il Brasile è un esempio recentissimo e a noi vicino, nel 2014 ha ospitato i mondiali e molti sono stati gli investimenti in infrastrutture, stadi e tanto altro, ma finito l’evento mondiale il Brasile è ripiombato nella normalità. La crescita ha ripreso i vecchi ritmi e le disparità tra ricchi e poveri sono aumentate. Se non c’è una classe dirigente di qualità qualsiasi progetto è fallimentare. L’esempio contrario è quello delle olimpiadi di Barcellona nel 1992 che hanno fatto risorgere la città, ma solo grazie alla buona amministrazione politica. La questione però deve essere portata a un livello superiore, quali sono i veri protagonisti dell’Expo? La regia del protocollo mondiale sul cibo è stata affidata alla “Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition”, una multinazionale. Stesso ragionamento vale per la “Nestlé” che attraverso la controllata “San Pellegrino” sarà partner dell’esposizione.

Due dei tanti attori principali dell’Expo, nel quale la filiera di settore dei piccoli produttori avrà un ruolo marginale. I veri big saranno come sempre loro, le multinazionali che spadroneggiano soprattutto nel campo alimentare (vedi OGM). La sensazione è che la politica non riesce a controllare e mettere dei paletti a tali iniziative, non riesce a progettare delle vie di sviluppo e farle rispettare in un secondo momento. L’expo è un fattore rilevante, un tassello importante ma non fondamentale. Nel breve termine potrà darà uno 0,5% di Pil in più, ma finito l’evento tutto tornerà come prima e il nostro Paese avrà di nuovo i suoi vincoli: alto carico fiscale, costo del lavoro e la burocrazia asfissiante. Come non evidenziare lo scandalo dei 15.000 giovani sfruttati da Expo, scandalo che ha portato il rapper “Frankie hi-nrg mc” alla rinuncia per il suo ruolo di ambasciatore. Renzi vuol far credere che l’Expo sarò un punto di partenza, ma le cose versano in un altro modo. La mala organizzazione di un avvenimento che si dice internazionale, ma che in realtà non è così. Il sito VeryBello.it (già il nome fa discutere) solo recentemente è stato tradotto in inglese; l’ambasciatrice per l’Expo del Bangladesh ha scoperto al suo malgrado l’assenza di traduttori; quest’anno solo l’expo salverà il trend negativo del turismo italiano (-7 milioni) con 20 milioni, ma in vero vi sono polemiche riguardo ai biglietti venduti; di 55 milioni concepiti per pubblicizzare l’Expo solo il 10% è dedicato all’estero, mentre la Rai e i maggiori giornali italiani fanno festa; insomma un apparato che internazionale non è.

L’incoerenza di un continente che pretende di risolvere i problemi di cibo e di difesa della natura  nel mondo tenendo una immensa “convention” asfaltando ettari di terreno e speculandoci su. Nella parte di mondo dove regna l’obesità e lo spreco alimentare. L’Expo sarà un occhiello per le allodole, sfruttato da chi vuole solo aumentare la propria popolarità. Un abbaglio rapido che distrarrà i più e finito lo spettacolo, spenti i riflettori, tutto tornerà come prima.