Gianni De Michelis (Venezia, 26 novembre 1940 – Venezia, 11 maggio 2019): chimico, professore, socialista, ammainabandiera di un’Italia di febbricitante ambizione con l’acceleratore premuto, effimera, dopata, bulimica, euforica sognatrice illusa di potere, prima di picchiare forte il naso e aprire l’ombrello sotto il diluvio di monetine da 100 Lire del furor di popolo, e decadere.

Nelle foto, Gianni De Michelis gigioneggia negli esuberanti ed ottimistici anni ’80.

Personaggio della Storia recente, fu uno degli uomini più potenti e rappresentativi del Partito Socialista prima della bufera di Mani Pulite e dell’avvento dei crociati (ed inquisitori) in toga.

Fu ministro per più di un decennio e durante l’incarico agli Esteri assistette a:

1) Caduta del Muro di Berlino

2) Prima Guerra del Golfo

3) Caduta dell’Unione Sovietica

Insomma, mica pizza&fichi.

Grandissimo frequentatore di discodancing, feste, festini e festoni. Addirittura nel 1988 per Mondadori scrisse:

Dove andiamo a ballare stasera? Guida a 250 discoteche italiane di Gianni De Michelis.

La disco-politica e la strategia del gin tonic.

Di lui dicevano:

Veder Gianni mangiare è come leggere Rabelais (quello di Gargantua e Pantagruelle): mangia per tre, quattro, cinque uomini della sua età e dei suoi impegni.

 

Lui, che era stato ministro per più di un decennio, aveva frequentato i grandi del mondo, agitato le notti della capitale e riso in faccia ai benpensanti.

 

E’ un uomo che ha una visione. Quasi non importa quale.


Un avanzo di balera.

Lui stesso diceva di sé:

Io mi differenziavo dagli altri. Andavo a ballare. Giravo con belle donne. Perché no? Ero single Io vivevo a Roma e conoscevo i comportamenti di quasi tutti i miei colleghi di qualsiasi partito, maggioranza e opposizione. Tutti ipocriti.


Se Craxi era Garibaldi, io ero il suo Cavour.

Io dico di lui:

Avrei voluto far serata con Gianni De Michelis.