Lo chiamano il partito del panino, e ne fanno parte tutti quelli che si oppongono al Ddl mensa in arrivo a Palazzo Madama. La realtà è che vogliono stravolgere la nostra alimentazione e lo stanno facendo cominciando dalle scuole. Il disegno di legge tornato lo scorso luglio sul tavolo della Commissione agricoltura del Senato e prossimamente di quella dell’Istruzione prima di approdare in aula, contiene una relazione illustrativa frutto di un copia incolla di un discorso del Presidente di Angem (Aziende della ristorazione collettiva e servizi vari). Oggi Carlo Scarsciotti è amministratore unico di Oricon (cappello associativo delle più grandi imprese che si occupano di mense: Camst, Cir, Sodexo, ecc. che coprono il 54% del fatturato scolastico) e infine anche vicepresidente di Food Service Europe una lobby a livello Ue.

Stralcio della relazione illustrativa del ddl mense, in arrivo prossimamente a Palazzo Madama.

Stralcio della relazione illustrativa del ddl mense, in arrivo prossimamente a Palazzo Madama. Evidenti le “analogie” con il testo pubblicato dalla lobby del servizio mensa.

L'intervento del portavoce di Oricon, importante osservatorio che riunisce tutti i big del servizio refettorio offerto nelle mense italiane.

L’intervento del portavoce di Oricon, importante osservatorio che riunisce tutti i big del servizio refettorio offerto nelle mense italiane.

Il Fatto Quotidiano rivela come anche questa legge sia frutto di una pressione delle lobby, che poco hanno a che fare con gli interessi dei consumatori. Consumatori che per altro, dovrebbero essere ancora più tutelati trattandosi di minori. Proprio come la normativa bancaria o il Jobs Act dettato dagli industriali, anche l’alimentazione scolastica diventa frutto degli intrecci di relazioni tra il governo delle lobby e i grandi portatori di interessi. La normativa, che in realtà include tutti i tipi di mensa (ospedaliera, assistenziale e scolastica), intende uniformare la nostra legislazione sull’affidamento e lo svolgimento della ristorazione alle disposizioni dell’Unione europea. In sostanza questa legge, esattamente come le altre, è “voluta dall’Europa”. La prima firmataria è l’emiliana Leana Pignedoli, seguono, tra le altre, l’attuale ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, Monica Cirinnà e l’ex ministra Josefa Idem.

Monica Cirinnà ex consigliere del comune di Roma, oggi senatrice del Partito Democratico, oltre a essere famosa per la sua unione con un big storico del Pd romano come Esterino Montino, è passata alle cronache per la recente legge sulle unioni civili in Parlamento.

Monica Cirinnà ex consigliere del comune di Roma, oggi senatrice del Partito Democratico, oltre a essere famosa per la sua unione con un big storico del Pd romano come Esterino Montino, è passata alle cronache per la recente legge sulle unioni civili in Parlamento.

Nella sostanza la nuova legge prevede l’obbligo di avvalersi del gruppo mensa. Chi finora ha scelto di portarsi il pasto da casa, che fosse medico, alunno o infermiere, dovrà comunque pagare il servizio mensa offerto dalla struttura. Già la Corte d’Appello di Torino ha sentenziato a giugno 2016 che:

“subordinare il diritto all’istruzione all’iscrizione a servizi a pagamento come la mensa viola l’articolo 34 della Costituzione”.

Dopo quella sentenza, e dopo 15 ricorsi d’urgenza presentati a Torino, quasi seimila famiglie della città hanno cancellato i figli dalla refezione mentre altri tribunali, sparsi per l’Italia, hanno accolto ricorsi analoghi. L’unico che pur riconoscendo il diritto, non l’ha tutelato, è il tribunale di Napoli. Il ddl tra le altre cose prevede anche una riduzione del controllo di qualità. Tra le ultime modifiche, infatti, c’è la soppressione dell’articolo che permetteva ai Comuni di valutare le proposte delle aziende in base all’unico requisito della qualità: si sceglierà, con un occhio alla qualità, l’offerta più vantaggiosa. La refezione nella scuola dell’obbligo genera un volume d’affari calcolato in 1,25 miliardi di euro grazie a 380 milioni di pasti all’anno per due milioni e mezzo di studenti (fonte Anci). Risulta quindi evidente il grossissimo giro di interessi che genera questo business. Inoltre il costo della mensa che varia da regione a regione, parte da un minimo di 500 euro della Calabria ai mille dell’Emilia-Romagna calcolati su un reddito familiare di 44 mila euro annui (fonte Cittadinanzattiva). A Torino, chi non gode di agevolazioni, paga addirittura 1.400 euro. Inoltre, ci sono stati casi, come riporta sempre il Fatto, in cui bimbi con una sola rata arretrata venivano lasciati a digiuno, in un caso escludendo anche i fratelli seppure in regola, perché il debito era considerato “familiare”. O bimbi non ammessi a scuola, come accaduto ad Ardea, vicino Roma, nel 2015, che ne aveva “banditi” 300 le cui famiglie non potevano permettersi di anticipare l’acquisto dei pasti.

mensa scolastica

Ovviamente, per concludere, a questo ddl va aggiunta un’altra proposta di legge sempre firmata Cirinnà e compagnia, la quale recita all’articolo 3:

“1. In tutte le mense pubbliche, convenzionate e private, o che svolgono in qualsiasi modo servizio pubblico, nelle mense che svolgono servizio per le scuole di qualsiasi ordine e grado, compresi gli asili nido, nelle mense universitarie e nei luoghi in cui i lavoratori siano costretti a nutrirsi per l’impossibilità di fare rientro per il pranzo al proprio domicilio quali bar e ristoranti convenzionati con i luoghi di lavoro, devono essere sempre offerti e pubblicizzati almeno un menù vegetariano e uno vegano in alternativa alle pietanze contenenti prodotti o ingredienti di origine animale previste nel menù convenzionale.”

Questo per far capire qual è la direzione che vuole essere intrapresa. Ricordando che i pediatri sconsigliano vivamente un’alimentazione vegana fin dai primi anni della nascita (come abbiamo raccolto un’altra proposta di legge al prof. Morino del Bambin Gesù), lo Stato in questo modo, favorendo altre lobby, ne promuove l’adozione anche nelle strutture pubbliche.