È bastata la lettera minatoria del governo francotedesco della Commissione Europea, per trasformare l’autoproclamato avvocato del popolo, al secolo Giuseppe Conte Presidente del Consiglio dei Ministri, in un docile ed obbediente vassallo. E siccome un vassallo ha meno pensieri e problemi di un capo di Governo di una grande Nazione, l’avvocato liquidatore non ha esitato un istante a genuflettersi alle minacce di Bruxelles entrando, finalmente, in quel “partito” che i media mainstream definiscono del Quirinale o dell’establishment, ma che in realtà rappresenta la quinta colonna.

Non parliamo di un’unità militare nemica infiltrata all’interno del territorio nazionale, bensì di una classe dirigente – politica, economica, militare, accademica – che scientemente agisce contro gli interessi economici e geopolitici della Repubblica Italiana, favorendo quelli di Francia e Germania che con i nostri si pongono in radicale antitesi.

La richiesta di una manovra economica correttiva sarebbe catastrofica per il sistema industriale nazionale in quanto un aumento della tassazione distruggerebbe la già contratta domanda interna, dilapidando inoltre quel che resta dei risparmi degli italiani. Il rifiuto di questo bagno di sangue esporrebbe l’Italia al procedimento d’infrazione da parte della Commissione che adirebbe alla Corte di Giustizia per obbligarci alla sottomissione. E qui entra in scena la quinta colonna del Presidente Sergio Mattarella, che attraverso i suoi fidati Conte e Tria ha delineato la strategia da adottare: mantenere l’Italia asservita alle folli regole europee e tutelare gli interessi del grande capitale francese e tedesco che tutto ha da guadagnare con un’Italia allo stremo e commissariata.

Ma in tutto ciò, i due Vice-premier cosa fanno? Salvini e Di Maio sembrano tenere il punto sui minibot tanto avversati dal “vile affarista” (cit. Francesco Cossiga) Mario Draghi e dal Ministro Tria, ma l’infinita campagna elettorale li sta logorando e appare sempre più evidente la difficoltà nel fare fronte comune contro le serpi in seno al loro stesso governo. Una difficoltà dovuta, forse, al situazionismo congenito dei loro rispettivi partiti che puntano al risultato imminente – autonomia differenziata e flat-tax contro salario minimo – finalizzato a racimolare qualche punto percentuale di consenso in più, senza contemplare una strategia di lungo respiro che possa liberare l’Italia dalle catene del vincolo esterno salvaguardando quella vituperata Costituzione, che dal 1948 ci indica la strada della sovranità e dell’indipendenza nazionale.

Nel mentre i gialloverdi si logorano, la quinta colonna diventa il terzo partito del governo con un’ampia maggioranza all’interno dei salotti romani, delle principali banche d’affari e ovviamente nelle cupole di Berlino, Parigi e Francoforte. Non secondario è l’appoggio della quasi totalità dei media mainstream che da un anno ci propinano valanghe di fake news con l’obiettivo non troppo velato di sovvertire l’ordine democratico.

Un’Italia in ginocchio è il sogno della Francia di Macron per portare a compimento la nostra definitiva estromissione dalla Libia e dal fondamentale scacchiere nordafricano, ma noi confidiamo nell’azione diplomatica del nostro Ministro degli Esteri. Già, il nostro Ministro Enzo Moavero Milanesi, esponente di spicco della quinta colonna insignito della Legion d’honneur, l’onorificenza più alta assegnata a coloro che si distinguono per i servigi resi alla Repubblica Francese. Ve lo vedete Moavero Milanesi negoziare con Macron per tutelare gli interessi italiani in Libia?

Embed from Getty Images

Molto spesso gli esponenti della quinta colonna vengono definiti ottimati, i migliori, rifacendosi al partito degli optimates contrapposto a quello dei populares durante la Res Publica romana. Paragone alquanto ardito e ingeneroso: uomini come Cicerone o Catone l’Uticense non avrebbero mai tradito la Patria.