C’è l’Inferno a Bibbiano. Non a caso l’inchiesta da brividi coordinata dalla pm Valentina Salvi che ha coinvolto l’intero settore dell’affido della Val D’Enza porta il nome di Angeli e Demoni. Ed eccoli, i demoni: sedici le persone legate alla rete dei servizi sociali, destinatarie di misure cautelari; ventinove le iscritte nel registro degli indagati, tra cui figurano, per addebiti di misura amministrativa, il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti (Pd), l’ex sindaco di Montecchio, Paolo Colli (Pd) e l’ex sindaco di Cavriago, Paolo Burani (Pd) – questi ultimi entrambi ex presidenti dell’Unione della val d’Enza. Tra i demoni finiti agli arresti domiciliari figurano: una responsabile e una coordinatrice del servizio sociale, un’assistente sociale e due psicoterapeuti della onlus Hansel & Gretel di Moncalieri (Torino) – Claudio Foti, direttore della onlus, e Nadia Bolognini, responsabile del lavoro diagnostico dell’area evolutiva. 

Un tremendo giro d’affari di centinaia di migliaia di euro, costruito sulla pelle degli angeli, i bambini, ingiustamente allontanati dalle famiglie d’origine, manipolati, maltrattati e dati in affido a persone prive dei requisiti necessari e poi sottoposti ad un circuito di cure private a pagamento della onlus. Un business infernale di cui beneficiavano alcuni degli indagati e con il quale venivano organizzati numerosi corsi di formazione e convegni ad appannaggio della Hansel & Gretel, divenuta affidataria dell’intero servizio di psicoterapia voluto dall’ente e dei relativi convegni e corsi di formazione, organizzati in provincia. La Hansel & Gretel, tramite i rapporti tra il presidente Foti e Francesco Monopoli – assistente sociale della Unione Val d’Enza, anche lui indagato – aveva inoltre ottenuto la possibilità di effettuare sedute di psicoterapia su minorenni al centro La cura di Bibbiano (Re), dietro compensi da capogiro: 135 euro per colloquio, quando la tariffa di mercato è di 60 o 70 euro. Il sistema di intrecci e relazioni era talmente consolidato da arrivare a coinvolgere anche il Centro Specialistico Regionale per il trattamento del trauma infantile derivante da abusi sessuali e maltrattamenti, che è risultata essere una costola della onlus: nel centro veniva infatti garantita l’assistenza legale ai minori attraverso la scelta, da parte dei servizi sociali, di un avvocato, ora indagato per “concorso in abuso d’ufficio”

Andrea Carletti

Un losco giro di denaro, di relazioni, favori, conflitti d’interesse, quello scoperchiato a Bibbiano; tutto giocato a discapito dei bambini e delle loro famiglie, andando a calpestare brutalmente il loro benessere, che invece dovrebbe essere il fine ultimo di qualsiasi azione all’interno dei servizi sociali. Tutto per infime ragioni d’interesse. È crollato così il tanto decantato sogno della Val d’Enza, dove la tutela dei bimbi dicevano fosse la priorità assoluta, ed anche sul sacrosanto benessere dei bambini prevale il puzzo del dio Denaro, dominatore incontrastato del mondo moderno. Si è sciolto il dolce marzapane delle pareti e la casa della strega ha rivelato la sua vera natura: una diabolica macchina che ha sconvolto e distrutto spietatamente tante famiglie e che ha visto minori sottoposti ad ogni tipo di sevizia.

Non Hansel e Gretel, ma piuttosto quello della strega cattiva era il ruolo di Claudio Foti e Nadia Bolognini; il forno, la loro onlus. Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate: c’era l’Inferno lì dentro. I bambini erano sottoposti a stimolazione di falsi ricordi – che andavano dall’abbandono da parte dei genitori ai falsi abusi subiti all’interno della loro famiglia –, lavaggi del cervello, scariche elettriche dalla cosiddetta macchinetta dei ricordi… Claudio Foti avrebbe persino usato come cavia una bambina in un corso di formazione per gli operatori Asl di Reggio Emilia. 

Un luogo di tortura psicologica, dove si cercava di indurre i bimbi ad odiare, disconoscere e “seppellirei propri genitori. Raccapricciante ricordare che la Hansel & Gretel risultasse presente anche nel caso “Veleno” portato alla luce dal giornalista Pablo Trincia, autore dell’inchiesta sulla vicenda dei pedofili della Bassa modenese risalente al biennio 1996-1998. Sedici bambini vennero strappati via dalle loro famiglie tra Massa Finalese e Mirandola su indicazione dei servizi sociali perché ritenuti vittime di una rete satanica di pedofili. Nel 2014, a indagini concluse, si è giunti all’assoluzione di metà degli indagati: accuse false e famiglie distrutte. Le psicologhe che, all’epoca, interrogarono i bambini di Veleno facevano parte della Hansel & Gretel.  

Altra figura cardine dell’Inferno di Bibbiano è Federica Anghinolfi, dirigente dell’Unione val d’Enza e motore dalla macchina diabolica: era lei ad esercitare pressioni sugli assistenti sociali affinché redigessero e firmassero verbali dove si attestava il falso riguardo allo stato familiare o al contesto abitativo dei bambini; lei sceglieva a chi affidare i bambini e da quali psicoterapeuti dovessero essere seguiti. Un brutale e spietato meccanismo per la demolizione di diversi nuclei familiari tramite l’ingiusto allontanamento fisico e la sospensione di qualsiasi contatto tra genitori e figli – le lettere e i giocattoli indirizzati ai bimbi dai genitori sono state ritrovate accatastate in un magazzino! -; poi i ripetuti lavaggi del cervello subiti dai piccoli. Uno scenario da incubo, degno di Orwell. Una realtà vicina alla distopia in cui la famiglia viene distrutta, i diritti dei bambini calpestati. Come se ciò non bastasse, molti degli affidatari erano privi dei requisiti necessari e nelle nuove famiglie molti bambini sono stati vittime di violenze fisiche o mentali. Inoltre, la Anghinolfi avrebbe in alcuni casi messo quest’orrenda macchina al servizio del suo essere una fanatica paladina dei diritti Lgbt: una bambina è stata ingiustamente allontanata dal padre perché giudicato omofobo, un’altra è stata affidata a una coppia di donne – vicine alla Anghinolfi – prive dei requisiti necessari all’affido e che hanno esercitato pressioni psicologiche sulla piccola. Ideologia, fanatismo isterico, interessi di varia natura: una combinazione di diabolici ingredienti che rende spietatamente ciechi, anche di fronte all’intoccabile benessere dei bambini. 

Di tutta questa putrida faccenda i media hanno parlato troppo timidamente, nonostante l’assoluta gravità e tragicità della questione. Invece questa, oltre a un fatto da denunciare e condannare a gran voce, deve anche essere un punto di partenza per far luce sulle diverse problematicità del sistema degli affidi in Italia. Problematicità che sono state abilmente sfruttate dai protagonisti della vicenda affinché questa trama infernale prendesse forma. Tra di esse figurano il sotto-finanziamento delle politiche sociali – di cui solo una minima parte è destinata ai servizi sociali – con la conseguente esternalizzazione dei servizi, troppo spesso basata sulla logica del massimo ribasso, che comporta una minimizzazione dei costi e della qualità del servizio. Emergono poi: la distinzione troppo spesso sfumata, se non assente, tra operatore professionale e prestatore di servizi; la scarsa vigilanza e i molli poteri sanzionatori degli ordini professionali, che andrebbero assolutamente rafforzati.  

Federica Anghinolfi

Occorre ricordare, infine, la frequenza con la quale i giudici onorari hanno interessi nelle strutture a cui affidano i minori, in cui spesso ricoprono posizioni apicali. Si tratta di psicologi, medici e assistenti sociali che da un lato sono chiamati a pronunciarsi sull’allontanamento dei minori dalle famiglie di origine e che contemporaneamente sono anche titolari, dipendenti o consulenti di centri di affido o istituti di accoglienza dei minori. Finalmente liberi onlus, un’organizzazione che si batte per la tutela dei minori e che denuncia l’eccessiva facilità con cui essi spesso vengono sottratti alle famiglie di origine, ha individuato, nel 2015, 156 giudici onorari nei Tribunali e 55 nelle Corti d’appello che operano in totale e palese conflitto d’interessi: ciò equivale a dire che il 20% dei magistrati minorili italiani ha un qualche interesse a che i bambini finiscano in un centro d’affido: quest’ultimo, per quei bambini, incassa dagli enti locali una retta giornaliera a volte elevata, con casi limite in cui supera i 400 euro. Ciò dà vita a un business colossale: in Italia, i minori allontanati dalle famiglie sono tantissimi – secondo il primo e unico studio approfondito condotto dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali nel 2010, erano 39.698, mentre “Finalmente liberi” ne stima almeno il doppio -; alimentano un mercato da 1-2 miliardi di euro l’anno e sono gestiti senza particolare trasparenza.  

Con ciò, naturalmente, non si vuol dire che tutte le strutture dell’affido minorile hanno caratteristiche speculative. Tuttavia, queste storture sistemiche sono terreno fertile per il proliferare di macchine infernali come quella recentemente scoperchiata in Val d’Enza e per questo motivo andrebbero al più presto corrette: per arginare il più possibile la nascita di nuovi inferni.