Nolan Michael Burch, 18 anni, matricola della West Virginia University, è stato trovato morto all’interno del campus a causa di un’intossicazione da alcool. Armando Villa, 19 anni, California University State Northridge, trovato morto in un canale bendato e senza scarpe dopo aver percorso un cammino di 29 chilometri. Storia analoga quella di Tucker Hipps o di Tyler Cross, e delle altre decine e decine di ragazzi che, dal 2005 ad oggi, sono morti nei riti di iniziazione per entrare nelle “prestigiose” confraternite delle università americane.  È la fabbrica delle élite, in cui il processo di ristrutturazione del Sé che appartiene alle dinamiche di appartenenza a gruppi sociali si trasforma in violenta annichilazione del Sé. Le prove di iniziazione delle confraternite più importanti – tra cui Sigma Alpha Epsilon, di cui fanno e hanno fatto parte nomi chiave del mondo del business e dell’establishment americano – consiste in stress mentali, vessazioni, intimidazioni, umiliazioni verbali e fisiche, violenze psicologiche e corporali: un meccanismo di sistematica erosione dell’autostima, della dignità personale e di progressivo esercizio alla sottomissione fedele al gruppo più anziano. L’iniziazione (da initium), del resto, è un fenomeno antropologico che risale ai primordi dell’umanità. Tramite di esso avviene il passaggio attraverso differenti stadi di vita, il quale riguarda sia l’ambito sacrale che profano, e grazie al quale vengono scambiati contenuti iniziatici tra membri “anziani” e “neofiti” (René Guénon). Con la desacralizzazione del mondo avvenuta nella modernità, con il dominio incontrastato dell’economico sulla concreta vita degli uomini, il fenomeno del rituale viene corrotto e deformato.

Le confraternite rappresentano uno dei paradigmi biopolitici più interessanti di quella fabbrica dell’ideologia e della produzione dell’individuo che struttura le élite capitalistiche. Il rito come condizione necessaria per entrare in un gruppo sociale, alla cui base vi è un fondamentale impulso all’accettazione come bisogno umano, viene rovesciato. L’identità personale si struttura attraverso il riconoscimento (Hegel, Axel Honneth): il fenomeno delle confraternite perverte esattamente questo meccanismo sociale trasformando il riconoscimento in spersonalizzazione e sradicamento del singolo. L’identità personale viene fagocitata dall’identità del gruppo, all’interno del quale non vi è confronto e crescita tra membri, ma uniformità ed esercizio alla sottomissione. L’intero sistema educativo statunitense mira a creare una massa di mediocrità eccellente: è l’impero di giovani intelligenti, altamente specializzati nel loro specifico ramo tecnico, ma resi privi di carattere, timidi, incapaci di avere una visione critica sui processi decisionali e sociali in cui sono inseriti. Ross Douthat, columnist del New York Times e autore di saggi sull’istruzione statunitense, scrisse: “Entrare a Harvard è difficile, ma è facilissimo uscirne senza avere imparato nulla di significativo”. La forma mentis che vige nelle confraternite si fa ancora più violenta. Anche là dove non si arriva alla radicalità del pericolo di morte, come nel caso di Michael Burch, permane una sistematica prassi di vessazione fisica e psicologica che mira ad annichilire la persona in funzione della produzione dell’individuo-atomo, il più possibile avulso dal contesto sociale e comunitario; dalle alte capacità cognitive, ma incapace di pensare criticamente.

Egli deve essere formato a prendere decisioni ad alto rischio senza fare domande sul senso del suo operato e sugli scopi delle direttive che arrivano dall’alto. Il sistema educativo americano non forma elettori, ma clienti. La democrazia politica si trasforma in democrazia aziendale. Il capitale non ha bisogno di cittadini, ma di ingranaggi produttivi; in cambio, viene concessa la patina dei diritti civili, tramite cui l’individuo-ingranaggio viene riassorbito nello stesso processo produttivo come consumatore. È la dimensione politica dell’esistenza che viene primariamente erosa. Come controparte, viene offerto un immaginario sostanziato da media, serie tv, cinema, che si sostituisce forzatamente alla realtà: un immaginario in cui potere e successo come valore in sé divengono l’unico imperativo. Oltre qualsiasi legame che potrebbe essere un ostacolo (amicizia, affetti, famiglia). Oltre la stessa incolumità personale. Ma il sistema capitalistico nel suo ultimo stadio offre soltanto l’illusione del comando. Come ne Il Grande Capo di Lars Von Trier, il potere decisionale viene differito sempre verso l’alto, come in un gioco di scatole cinesi.

La leadership che viene promessa è fortemente relativizzata ad una porzione microscopica della catena gerarchica, poiché ci sarà sempre un capo più grande, il quale occupa un posto più alto della sfera decisionale e al quale è impossibile risalire: semplicemente perché il differimento del processo decisionale è potenzialmente infinito. Il capitale finanziario non ha capi, ma si sostanzia come potere onnipervasivo che organizza e razionalizza i corpi per la propria riproduzione e reiterazione illimitata. Il modello di vita di successo che viene instillato attraverso l’immaginario televisivo si sgretola attraverso i ritmi di lavoro incessanti e nella solitudine che spesso viene vissuta durante la settimana. Questo aspetto viene poi filtrato attraverso la mitizzazione del weekend e la foto sorridente da mettere sui social network. Non importa quanto sia reale quella felicità. “Caffeine from Monday to Friday to energize you enough to make you a productive member of society, and alcohol from Friday to Monday to keep you too stupid to figure out the prison that you are living in”, come disse il comico Bill Hicks in una delle sue invettive contro la società americana.

Vi è un ribaltamento delle dinamiche psicoanalitiche classiche in cui, se prima l’individuo era forzato a reprimere il godimento per adeguarsi ai divieti del contesto sociale, ora diventa vittima dell’eccesso, in una sorta di tirannia del super-io che lo obbliga al godimento (Slavoj Žižek). Coazione al desiderio come struttura culturale portante della società. Il rito di iniziazione è il passaggio da superare a qualsiasi costo, anche la vita stessa, per sentirsi parte di un mondo dai contorni surreali e onirici, in cui l’eccesso è l’unica logica dominante, come viene mostrato in The Wolf of Wall Street di Scorsese. Questa è la fabbrica dei leader, in cui la violenza (ad ogni livello, non solo fisico) struttura e deve strutturare i rapporti intersoggettivi.