I tamburi di guerra suonano nuovamente nel Mediterraneo. L’Occidente, a quattro anni dalla rivoluzione libica del 17 Febbraio, si prepara a combattere i frutti della sua politica estera. Mettici l’islamofobia in salsa generalista della Fallaci in prima serata ed il gioco è fatto. Non sentitevi diversi dalle masse governate dalle dittature, da quelle popolazioni che – a parere di alcuni pseudo intellettuali – “erano costrette ad applaudire” al dittatore. Nessuno puntava loro la pistola, così non ce la punta la Rai. Eppure l’esclamazione di molti italiani (un po’ alla neocon di Magdi Allam) arriva lo stesso: “Aveva ragione Oriana! I musulmani sono tutti barbari”. Perché non bombardare? Non me ne vogliano adesso gli attenti fan di un’Oriana coraggiosa, di una donna cui non si può negare un carattere struggente ed una penna accattivante, ma presentare la figura (e la visione ideologica) della Fallaci proprio adesso, in un periodo storico che ne esce tragicamente volubile dai fatti di Parigi, è una vera e propria strategia politico-mediatica.

La storia ci insegna che una guerra senza propaganda è una guerra persa già in partenza. Ce lo insegna la stessa Oriana, ce lo insegnano le parole dei soldati Usa intervistati, i pentimenti di quei volontari plasmati dai “nobili” ideali di una bandiera che non li ha mai amati. Ce lo insegna in  Insciallah (“Come Dio vuole”) quando, nel mezzo della rivoluzione libica negli anni ottanta, la disperazione umana che sfocia nella famosa “formula della vita” è tutta incentrata sul destino, sulle emozioni, sui pianti di chi va a combattere in terra altrui con la scusa della “democrazia”. Mai su quello di chi muore dall’altra parte. Mai sulle strazianti parole della donna vietcong fatta prigioniera a casa sua: “Lei può farmi uscire da questo buco? A me non interessa il mio nome sul suo giornale”. Un’Oriana che racconta minuziosamente la guerra, eppure sotto la divisa americana. Un’Oriana che appare quale il “volto occidentale” della guerra. L’odio del nemico (estremamente generalizzato nel musulmano, nell’orientale), la grandezza ed il progresso di una civiltà occidentale (gli Usa) che meritano di essere esportati a colpi di bombe (ma la democrazia, non aveva detto, che “non è un cioccolatino da regalare”?).

L’Oriana-donna è una donna che non ha mai capito veramente cosa desiderare dalla vita (Una carriera? Un figlio? Una famiglia? L’amante?) ma che non può fare a meno di parlare della donna musulmana maltrattata, lapidata, usata. Cui prodest?  L’Oriana-giornalista è invece il volto di un Occidente che chiede gentilmente di conoscere il nemico (l’Ayatollah Khomeini) per poi strapparsi dal capo lo “stupido cencio da medioevo”. Siete pronti a bombardare i “barbari”? Insciallah.