Barbarella nostra, come si mantiene. Al netto di fanatica vanità, meritata s’intende, rimane una gran bella donna. Seppur caduta nella trappola dell’artificiale qui e lì, sugli zigomi  forse, sulla guance, nel petto generoso non nasconde la veracità della sua Napoli. Anche ora che è regina di Cologno e vicaria della Pascale di Arcore, anche ora che governa instancabile gli umori delle domeniche nostre.

Come ieri, dove ancora una volta ha sacrificato la dignità di tutta Italia nel tempio laico del Biscione e ha rimesso in scena l’avant-spetacle di una politica eticamente inaccettabile ed esteticamente ripugnante. A questo giro Matteo  non porta la giacca di pelle della De Filippi ma i toni del playboy di provincia non li dismette:  scende le scale dello studio con l’incedere di chi va a ritirare un Telegatto o di chi ti sta per rifilare  un materasso. A metà tra un amministratore di condominio e l’Albanese di Qualunquemente Renzi va dalla D’Urso per proclamare tutto ecumenico le prossime iniziative del governo, 80 euro- che è prezzo di calmiere per l’elettore italiano- alle neo-mamme dal 2015 per tre anni,   unioni civili, legge di stabilità. Il tono è sempre lo stesso, quello del “io lavoro e gli altri chiacchierano”, si incensa in quell’uditorio fatto di nonne in studio e massaie davanti lo schermo, cerca di mantenere l’equilibrio tra una concentrazione da scolaretto e il sorriso rasserenante di chi dice alla nonna che studia e mangia, che non deve preoccuparsi.

Non è impacciato ma a suo agio in quel misero teatro di “comare Cozzolino”, come sottolinea la padrona di casa, dove si accattiva le simpatie della classe eternamente berlusconiana: fuga il merito delle questioni, accarezza la rassicurazione con un ritmo didattico, vuole che ognuno possa capire cosa sia la legge di stabilità. Anche quando la D’Urso gli ricorda che l’Italia è il paese europeo con l’indice di ricchezza più alto e lui sbrodola in patriottismi smart, nella banalità ruffiana di quanto si viva bene in Italia, del volemose bene ai tempi di Domenica Live.

Non spiega però l’assurdità di soffrire per una manovra mediocre propinata per atto di salvezza, non dice che è impensabile per la settima economia del mondo dover fare i conti con esercizi di ragioneria per modulare una finanziaria, si vergogna a dire che 80 euro mensili non riaccendono la domanda interna, non ha l’onestà di affermare che non è tappando i buchi che non imbarchi acqua.

Si sente Obama da Oprah Winfrey ma rimane Renzi dalla D’Urso, con catarsi ineluttabile di selfie annessa e svendita di dignità e senso del pudore in quel sacrificio tutto italiano, quello di Canale 5, con il quale si deve fare i conti prima o poi. È la miseria di questi tempi, la presa per il culo a un popolo tradito che si accontenta del circensem.